CHIGI, FAMIGLIA

CHIGI, FAMIGLIA. - Appare nella storia senese del sec. xili e fin dell'inizio i suoi membri tennero banco ed alcuni furono incaricati dalla loro città di missioni, specialmente pres-

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(1st. Gob. fol. naz.)

soso la corte papale. Acquistò la nobiltà nel 1377 e fu illustrata dal b. Giovanni (1300-63), eremitano nel convento di S. Leonardo di Lecceto, e dalla b. Angela (forita nella seconda metà del sec. xiv), eremitana (dopo quattro matrimoni) nel monastero di S. Agostino a Siena. I rami tuttora esistenti dei C. derivano dai fratelli Mariano (1439-1504) e Benedetto (n. nel 1449).
Mariano fu banchiere di grande fama, fece parte di ambascerie straordinarie senesi, nel 1492 e nel 1502, presso Alessandro VI e presso Cesare Borgia; negli anni 1473-74 ricostruil il palazzo in via del Casato di sotto, in Siena; nel 1502 commise a Pietro Perugino la tavola del Crocefisso con vari Santi, nella chiesa di S. Agostino in Siena.
Dei figli di Mariano, Agostino (1465 ca.-1520), trasferitosi a Roma dopo che il padre ebbe costituito nel 1487 una compagnia di banco fra lui e Stefano Ghinucci, nel 1502 costituì egli stesso un'al-
tra compagnia di traffico con Francesco Tomasi, ed aprì ben presto nuovi negozi bancari cogli Spannocchi. Fu tesoriere della Chiesa, ottenne concessioni e privilegi per il rifornimento di grano allo Stato pontificio, l'appalto delle dogane, quello delle saline della Camera apostolica e del Regno, insieme con l'altro delle cave di allume della Tolfa, di Agnano e d'Ischia. Per il commercio dell'allume della Tolfa, fu di grande utilità ad Agostino la cessione di Port'Ercole, fattagli nel 1506 dal comune di Siena. Questo, pur tanto parco nell'usar titoli onorifici nei riguardi dei propri cittadini, attribuì ad Agostino il titolo di magnifico.
Dal suo banco in Roma Agostino tenne relazioni di commercio con tutta l'Europa; ebbe ventimila dipendenti ed una sostanza ammontante, si dice, ad ottocentomila ducati. Finanziò Cesare Borgia nelle guerre, i Medici nell' esilio, Leone X nelle prodigalità. Giulio II adottò Agostino ed il fratello di lui Sigismondo, coi loro discendenti, nella famiglia Della Rovere. Ma gli onori fattigli da questo Papa, come già da Alessandro VI, nulla furono in paragone di quelli avuti da Leone X, il quale intervenne ben tre volte a conviti offerti da Agostino nel suburbano alla Lungara, noto col nome di Farnesina ( 30 apr. 1518, estate 1518, 28 ag. 1519). Dopo il terzo di tali conviti, Leone X benedisse le nozze di Agostino (vedovo di Margherita Saracini e già amico della famosa Imperia) con Francesca Ordeaschi, dalla quale aveva avuto più figli legittimati. Poi il Papa, coi dodici cardinali presenti, intervenne al rogito del testamento di Agostino, nel quale si disponeva, fra l'altro, che fosse terminata la cappella in S. Maria della Pace, sotto le Sibille di Raffaello ed i Profeti su disegno di lui; e quella in S. Maria del Popolo, architettata da Raffaello e destinata ad accogliere la tomba del Magnifico. Agostino, fra l'altro, lasciava ai figli la villa detta poi Farnesina, architettata da Baldassarre Peruzzi ed ornata di pitture dal medesimo, da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, da Sebastiano del Piombo, da Raffaello e dagli scolari di lui. Agostino fu pure amico di letterati, come il Bembo, il Giovio e l'Aretino, ed aprì in Roma una tipografia, dalla quale uscirono il Pindoro del 1515 ed il Tesorito del 1516.
Poco durarono, dopo la morte del magnifico Agostino, le ricchezze da lui accumulate : la discendenza diretta di lui si estinse nel 1573. Il fratello Sigismondo (1479-1525), sposato (1507) a Sulpizia del magnifico

Pandolfo Petrucci, aveva edificato (1505) la Villa delle Vòlte (Sovicille) ed aveva ingrandito ed abbellito il palazzo paterno in Siena. Mario (1511-64), suo figlio, consumò gran parte del patrimonio ereditato: da lui nacque Flavio (1548-1611), padre di Fabio, Alessandro VII (v.). Nel maggio del 1656, Alessandro VII, fino allora contrario al nepotismo, si decise a chiamare a Roma il fratello Mario (15941669), il figlio di lui, Flavio, ed i figli dell'altro fratello Augusto (1605-51), cioè Agostino e Sigismondo. Mario divenne generale di S. Romana Chiesa, Flavio (1631-93) fu creato cardinale il 9 apr. 1657, sopraintendente agli affari generali della S. Sede, legato d'Avignone, poi (1659) bibliotecario di S. Romana Chiesa. Fu prefetto di più Congregazioni, fu mandato legato a latere in Francia, in esecuzione della pace di Pisa ( 12 febbr. 1664), divenne vescovo di Albano nel 1686, vescovo di Porto nel 1689. Dal Bernini si fece costruire il pa-

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(Int. Andetron)

Lazzo (ora Odescalchi, ingrandito e deformato nella facciata) in piazza dei SS. Apostoli, e vi raccolse statue classiche vendute nel 1728 al re di Polonia e formanti tuttora il nucleo più importante dell'Albertinum di Dresda) e quadri antichi e moderni. Ordinò al Bernini il monumento funebre di Alessandro VII in S. Pietro in Vaticano. Contribuì molto alla decorazione della cappella della Madonna del Voto, iniziata da Alessandro VII nel duomo di Siena con la direzione del Bernini, e costrui la villa di Cetinale (Sovicille), con architettura di Carlo Fontana. Col padre Mario e col cugino Agostino (1634-1705, dal 1658 principe di Farnese e dal 1659 principe del S.R.I.) aveva comprato (1661) dai Savelli la terra di Ariccia, eretta poi in ducato, dagli Orsini le terre di Campagnano di Formello, di Cesano e di Scrofano, erette poi, rispettivamente, in principato, ducato e signorie. Da solo (1663) aveva comperato dai Cesi la terra di Magliano Pecorareccio, eretta in marchesato. Nel palazzo (già Aldobrandini) all'angolo del Corso con piazza Colonna, completato da Agostino sui quattro lati del cortile, fu ospitata la biblioteca Chigiana, raccolta nella sua maggiore e migliore parte di manoscritti da Fabio (poi Alessandro VII) e poi accresciuta di libri stampati. Venduta dai C. col palazzo, nel 1918, allo Stato italiano, fu aggregata, nel 1922 alla biblioteca Apostolica vaticana.
SIGISMONDO (1649-78), fratello di Agostino, gran priore di Roma dell'Ordine di Malta, fu creato cardinale il 12 dic. 1667 e resse la legazione di Ferrara dal 1673 al 1676. Augusto, figlio di Agostino (1662-1744), ebbe da Clemente XI, nel 1712, la carica di maresciallo di S. Romana Chiesa custode del Conclave, vacante per l'estinzione dei Savelli e divenuta ereditaria nella famiglia C. Agostino (1710-69), figlio di Augusto, cavaliere del Toson d'oro austriaco, per il matrimonio con Giulia Augusta Albani dei
principi di Soriano, assicurò alla famiglia gli eventuali diritti sui beni ereditari della casa di Clemente XI. Suo fratello Flavio (1711-71), creato cardinale il 26 nov. 1753, arriechi notevolmente di libri stampati la biblioteca Chigiana. SICISMONDO (1736-93), figlio di Agostino, geniale amico degli studi archeologici, delle arti e delle lettere (particolarmente note le sue relazioni con Vincenzo Monti), dispiaegue, per le opinioni avanzate che professava, al governo pontificio, che colse il pretesto di una insostenibile accusa contro di lui di tentato veneficio a danno del card. Filippo Carandini, per condannarlo in contumacia al bando perpetuo. Agostino (1771-1855), figlio di Sigismondo, anch'egli letterato ed amico delle arti, è noto specialmente per il diario tenuto dal 180 al 9 giugno 1809 e dall'11 giugno 1814 al 9 dic. 1855 , vigilia della morte, con la volontaria lacuna per i cinque anni di occupazione francese a Roma: per primo uni al nome di C. quello di Albani. Flavio (1810-85), suo figlio, rappresentò Pio IX a Mosca, alle feste per l'incoronazione di Alessandro II (1855), fu nunzio a Monaco di Baviera ed a Parigi e fu creato cardinale il 22 dic. 1873. Dei pronipoti del cardinale, Agostino (1858-96) cadde valorosamente ad Adua e l'attuale capo del ramo C. della Rovere Albani, Ludovico (n. nel 1866), è dal 30 maggio 1931 gran maestro dell'Ordine di Malta.
Da Benedetto (n. nel 1449), fratello di Mariano, discesero Camillo (n. nel 1503), il quale fu uno degli ambasciatori inviati a Carlo V nel 1550, per dissuaderlo dall'erigere la cittadella in Siena, e Scipione (n. nel 1507), fratello di lui, il quale, con altri suoi concittadini, dopo la cacciata degli Spagnoli (luglio 1552), fu chiamato a riformare il governo di Siena, e nell'apr. 1555, con altri sette, andò oratore al duca di Firenze, per la resa di Siena e del suo Stato. Dal nipote Scipione (1584-1633) musicista di nota fama, mecenate, capitano del popolo, gonfaloniere, discesero i C. detti di Città, estinti nel sec. xviri. Da Iacomo, fratello di questo Scipione, discesero i C. detti di Camollia, fra i quali è da ricordarsi Carlo Corradino C. (1802-81), il quale entrò dapprima nella marina sarda, e vi si distinse nella spedizione di Tripoli (1825) ma poi ne uscì nel 1839. Benemerito governatore dell'Elba, dal 1840 al 1846 , gonfaloniere di Fivizzano nel difficile momento dell'annessione al ducato di Modena nel 1847, organizzò le milizie toscane nel 1848, dovette occuparsi delle relazioni fra queste e l'esercito sardo e combatté valorosamente a Curtatone dove perdette la mano sinistra. Comandò la guardia civica fiorentina, si dimise per non venire meno al giuramento al granduca, ma non appoggiò la reazione. Gonfaloniere di Siena nel 1859, primo fra i magistrati toscani fece votare l'annessione al Regno. Nel senato, cui apparteneva dal 1860 , pro-

nunzio nel 1867 un fiero discorso contro la proposta di soppressione delle corporazioni religiose.
Da Agnese C. (n. nel 1629), sposata nel 1645 ad Ansano Zondadari, deriva il ramo C. Zondadari, voluto dal fratello di lei card. Flavio (1631-93), il quale lasciò a lei e al figlio primogenito di lei, Bonaventura (1652-1719), il marchesato di S. Quirico, conferitogli da Cosimo III nel 1677, e gli altri propri beni in Toscana, con l'obbligo di assumere il nome e lo stemma C., per sé e per i discendenti, in ordine di primogenitura. Degli altri figli di Agnese, Marcantonio (1658-1722) fu eletto il 13 genn. 1720 gran maestro dell'Ordine di Malta; Anton Felice (1663-1737), arcivescovo di Damasco dal 1699, fu inviato da Clemente XI, prima nunzio straordinario a Filippo V guerreggiante in Italia ed in Spagna, poi nunzio ordinario in Spagna dal 1706, ne fu rimandato nel 1709, e dovette fermarsi tre anni nello Stato di Avignone; fu creato cardinale il 18 maggio 1712; Alessandro (1669-1744) fu arcivescovo di Siena dal 1714. Anton Felice (1739-1823), nel 1785 vescovo titolare di Adana in Cilicia e nunzio a Bruxelles, fu espulso nel 1787, per ordine di Giuseppe II; arcivescovo di Siena dal 1795, fu creato cardinale il 23 febbr. 1801. - Vedi Tav. XCIV.

BibL.: Sono ancora inediti, fra i codici Chigiani della biblioteca Vaticana (a. I. 1) i Chigine familiae commentarii di Fabio C. (Alessandro VII). - Fra le opere a stampa, si veda: Clitario Glafirio (pseud.), I C., in Omaggio d'esultanza per le fanciuline nozze Schedoni-Mannabbey, Modena 1881, pp. 29-70; U. Fratelli, Albero genealogico delle nobil famiglia C. patrizia senese, Siena 1922 (utile anche per i richiami bibliografici, ma da usarsi con prudenza). - Cf. inoltre: G. Cugnoni, Agostino C. il magnifico, in Archivio della Soc. romana di st. patria, 2 (1879), pp. 37-83, 209-26, 475-90; 3 (1880), pp. 213-32, 291-305, 422-48; 4 (1881), pp. 56-75, 195-216; 6 (1883), pp. 139172, 497-539; e a parte, Roma 1878 [ma 1883]; D. Gnoli, La sepoltura di Agostino C. nello chiesa di S. Mario del Popolo in Roma, in Archivio Storico dell'Arte, 1 (1889), pp. 317-26; G. Cugnoni, Sermone poetico del principe Sigismondo C. pubblicato nella fausta congiuntura delle nozze di donna Eleonora C. Albani col nobil giovane murchese Enrico Inciso dello Rocchetta, ivi 1894; A. S. Martorelli, Un autografo di Agostino C. il Magnifico. Contratto di società commerciale fra Mariano C. e nipoti e Stefano Ghinozzi (per nozze C.-Torlonia), Roma 1919; E. Vox, Roma nell'anno 1829 attraverso il diario inedito di don Agostino C., in Nuove Antologia, 345 (1929), pp. 59-80, 581-402; 346 (1929), pp. 230-64, 513-31; F. Seal, La fede astrologica di Agostino C. Interpretazione dei dipinti di Baldassarre Perazzi nella sala di
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(da it Cnunoni, Agostino C. il Magnifico, Roma 1872) Chioi, famiglia - Medaglia di Agostino C. conservata nella biblioteca Chigiana - Roma.
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(ini. Aisneri)
Chioi, famiglia - Particolare della cappella C. Disegno di Raffaello (1515) - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo.

Galatea alla Parnczina. R. Accademia d'Italia. Collezione - La Parnczina V. Roma 1934; O. Montenovesi, Agostino C. banchiere e appaltatore dell'allume di Tolfa, in Archivio della R. Deputazione romana di st. patria, 80 (1937), pp. 107-47; V. Golzio, Documenti artistici sul Seicento nell'archivio C., con presentazione di R. Paribeni (R. Istituto d'Archeologia e Storia dell'arte), ivi 1939; P. Paschini, I C. (R. Istituto di Studi Romani. - Le grandi famiglie romane, 3), ivi 1946. Giovanni Incisa della Rocchetta