CILICIA

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CILICIA. - Vasta regione all'angolo sud-est dell'Asia Minore. La lunga catena del Tauro con l'alta vetta Bulgar Dağ ( 3500 m .) la separa a nord dalla Isauria, Licaonia e Cappadocia; il monte Amano ( 1700 m .) ad est dalla Commagene e dalla Siria; il mare Mediterraneo la delimita a sud e a ovest dalla Panfilia.
Plattuanti nel corso della sua storia furono i confini, ma sempre determinati furono a nord nell'Antitauro

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(du Comero de Comerera de Santiago, Chile, n, 2, seft. 12/21 Cile - Cattedrale di Santiago (1^ metà sec. xvir).

il valico « Porte Cilicie » (Gülek Boğaz, 1000 m.); ad ovest l'importante corso d'acqua, che gli antichi chiamavano Males (moderno Manavgat Cay [Plinio, Nat. Hist., V, 93]); a est le « Porte siriache » (passo Belan, 670 m.) sul monte Amano.
Geologicamente si distingueva in due distretti: la C. piana (C. Campestris), che fra la catena del Tauro e il mare si estendeva ad oriente fino al monte Amano e ad occidente fino alla città di Soli (famosa per le sgrammaticature del suo linguaggio, donde « solecismi »); e la C. montana (C. Aspera), che si estendeva verso occidente da Soli alla Panfila. Povero di corsi d'acqua, solo il Calycadrus (= Gòla Su), dove trovò la morte Federico Barbarossa, forma il bacino più importante, traversando la regione da nord-ovest a sud-est, ricca di varia e lussuosa vegetazione. Il nome di C. appare nei documenti egizi nella forma di Hik e in documenti assiri come Hilakku.
La C. fu soggetta agli Assiri, agli Hittiti, ai Persiani che vi costituirono la V satrapia (Erodoto, I, 74; III, 90). Secondo lo stesso scrittore (I, 74) i re degli Stati cilici erano chiamati Svenneses (non si conosce se fosse nome proprio o comune).
La regione era rinomata per l'allevamento dei cavalli e Salomone ne importò numerosi da Coa (C. orientale) e da Musur (I Reg. 10, 28). I Greci ebbero colonie sulla costa, ma la elenizzazione, cominciata dopo la conquista di Alessandro Magno, si accentuò con i successori, le cui lotte portarono il paese e dipendere ora dagli uni ora dagli altri, ma principalmente dai Seleucidi della Siria. Nel 1033 a. C. divenne zona d'influenza romana e a Marco Antonio fu assegnato il compito di reprimere la pirateria. I generali Metello, Silla, Servilio Veta, cui fu decretato l'appellativo di Isaurico, fino a Pompeo riuscirono a snidare i pirati dai loro rifugi. Cicerone fu uno dei primi amministratori della nuova provincia con il titolo di proconsolo nel 50-51. Augusto la riunì alla provincia di Siria.
Numerose colonie giudaiche si stabilirono in C. al tempo di Antioco (Fl. Giuseppe, Antiq. Iud., XII, 3, 4). Mercenari cilici sono ricordati nella guardia del corpo di Alessandro Ianneo (ibid., XIII, 13, 5; Bell. Iud., I, 4, 3); alla disputa di Stefano in Gerusalemme presero parte Giudei della C. (Act. 6, 9). Durante il dominio romano l'avvenimento più notevole fu la nascita in Tarso, città principale (Act. 21, 39), di S. Paolo, che esercitò il mestiere comune in quella regione e cioè di « fabbricante di tende »; dai peli ispidi e folti di capre si confezionavano tessuti detti appunto cilici. L'Apostolo vi predicò il Vangelo dopo il suo primo viaggio a Gerusalemme (Gal. 1, 21). Le chiese di C. erano formate non solo di giudei, ma anche di etnicocristiani, ai quali fu inviato il decreto del Concilio di Gerusalemme (Act. 15, 23). Dopo la separazione da Barnaba, Paolo, insieme a Sila, passando per le « Porte siriache » si recò in C. per rafforzare le Chiese (Act. 15, 21) e poi, attraverso la scalata del Tauro alle « Porte cilicie », andò in Licaonia (Act. 15, 41). Ripassò lungo il mare di C. nel suo viaggio da Cesarea a Roma (Act. 27, 5).

BIBL.: D. Vagliari, s. V. in E. De Ruggiero, Dizionario epigrafico di antichità romane, II, pp. 222-36; R. Paribeni, Saggi di bibliografia antologica, Venezia 1921, p. 159 sg.; id., s. V. Enea, Ital., X (1931), p. 240 sg.