CINO DA PISTOIA

CINO da PISTOIA. - C. de' Sighibuldi, n. nel 1270 ca., studiò grammatica in patria e legge a Bologna e in Francia; fu giurisperito e giudice a Pistoia, a Firenze, nella marca di Ancona, e professore nell'Università di Siena, di Perugia, di Napoli; lontano spesso dalla patria o per ragioni di studio o per ragioni politiche (fu bandito nel 1303-1306 e favori dal 1310

l'impresa di Arrigo VII), vi passò tra cariche e onori gli ultimi quattro anni e vi morì alla fine del 1336 o ai primi del 1337.

Rimangono di lui una Lectura in codicem ed un In Digestum vetus, molte Additiones, alcuni Consiliu; una Quaestio, e molte liriche, di corrispondenza, di politica (in morte di Arrigo VII), d'amore, e in particolare per Selvaggia Vergiolesi. Nel diritto preferì il metodo dialettico a quello dei glossatori; adattò la legge alle esigenze dei tempi; e si disse fautore del potere civile e dell'idea imperiale. In poesia, pur tra la congerie di motivi e artifici tradizionali, per i vagheggiamenti solitari dell'amata lontana o perduta e per il gusto di un dolore che diventa dolce pur nella sua amarezza, segna il passaggio fra lo «stil novo» e il Petrarca.

BIBL.: Per il testo: Rimatori del dolce stil nuovo, a cura di L. Di Benedetto, Bari 1939. Per la vita e per l'attività giuridica: G. M. Monti, s. V. ITALIA, III, pp. 128-29 e bibl. ivi citata. Per le opere: C. Cordiè, Dolce stil nuovo, Milano 1942, pp. 80-89, 395-533 (con bibl.).
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“CINO DA PISTOIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 981. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cino-da-pistoia.