CLAIRVAUX (CLARA VALLIS)

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CLAIRVAUX (Clara Vallis). - Toponimo in seguito assai frequente (v. CHIARAVALLE), vivaio di santi ed eruditi, di vescovi e cardinali, tra i quali il papa Eugenio III (1145-53); il Grammatico lo chiama «il nobile monastero di Francia" e lo stesso Bernardo "la celeste Gerusalemme». Molto contribui nella dotazione di C., Ugo I conte di Troyes; re, nobili e vescovi si mostrarono munifici, specie il conte Champagne Teobaldo, che, nel 1135, dato l'enorme sviluppo della comunità, fece ingrandire a sue spese quasi tutta la costruzione. Il re del Portogallo Alfonso I in una lettera del 27 apr. 1142 offrì il suo regno per i bisogni di C .
Tra il 10 ott. 1118 e l'ir febbr. del 1154 la sola C. fondò ben 67 monasteri, che alla lor volta si moltiplicarono prodigiosamente. Alla morte di s. Bernardo, 20 ag. 1153 , il cenobio contava più di 700 monaci, dediti alla contemplazione e al lavoro dei campi, allo studio e alle arti (v. CASTRES).
Fino al 1718 si contano 49 abati, sotto i quali le vicende del monastero furono varie (cf. elenco, in Gallia Christiana, IV, Parigi 1728, coll. 796814). L'abbazia fu venduta all'asta nel 1792 e la sua ricca biblioteca dispersa; successivamente trasformata in vetreria è oggi un penitenziario dello Stato. Gli antichi muri di cinta misuravano ca. 2 km . di lunghezza.
Tra gli abati si ricordano: Roberto di Bruges, Goffredo, Ponzio di Polignac, Gerardo I, Enrico poi cardinale vescovo di Albano, Pietro Monocolo, Corrado di Urach, Stefano Lexington.

Bibl.: A. Goeffroy, La C. d'astrefois et le C. d'aujourd'hui, in Revue du monde catholique, 23 (1890), p. 5 sgg.; E. Vacandard, Le premier emplacement de C., in Bulletin de la Société acad. Aube, 22 (1885), pp. 339-39; A. Wilmart, L'ancienne bibliothèque de C., Troyes 1918; A. Prévost, Rieueil des Chartes et Belles de C., Ligugé 1929; Cottineau, I, coll. 799-80. Goffredo Venuta

ARTE. - Il piccolo cenobio originario fondato nel 1115 da s. Bernardo, venne ingrandito nel 1135 .
Gli edifici erano raggruppati in due complessi : le abitazioni dei monaci, accanto alle quali sorgevano la chiesa, la biblioteca ed i locali per lo studio, e le costruzioni destinate alle attività artigiane.
La chiesa aveva pianta a croce latina divisa in tre navate coperte con volta a crociera, e coro absidato poco profondo fiancheggiato da due cappelle per lato. In un secondo tempo il coro venne demolito e sostituito da 9 cappelle radiali a pianta trapezoidale, adibendo invece a coro una parte della navata antistante al presbiterio; la chiesa così ingrandita fu consacrata nel 1174. Le sue caratteristiche improntarono tutta l'architettura cistercense (v.). La pianta del 1667 riportata da Viollet-leDue attesta che l'abbazia conservava sino a quel tempo la disposizione originaria, ma nel secolo seguente sarà notevoli rifacimenti. - Vedi Tav. CXI.
Bibl.: E. Viollet-le-Duc, Dictionnaire raisonné de l'architecture françoise, I, Parigi 1824, p. 283 sgg.; G. Dehio e C. Bezold, Die kirchliche Baukunst des Abendlandes, I, Stoccarda 1894, pp. 527 e 530 . Mario Zocca

CLAMIDE (κ λ π μ ζ̇ ς). - I Romani chiamavano cosí un mantello più corto del pallio e di cui le due punte estreme del lato lungo venivano raccolte sulla spalla destra e fissate mediante una fibbia. Era abito essenzialmente militare.
Nell'arte cristiana primitiva è data ad Orfeo, talvolta ai Magi, ai soldati al seguito del centurione Cornelio nel miracolo della fonte; una sola volta l'indossa il Salvatore come re di Giudea nella scena del colloquio con la samaritana nel cimitero di Pretestato. Gli evangelisti Matteo (27, 27 sgg.), Marco ( 15,16 sgg.) e Giovanni ( 19,2 ) ricordano che il Signore fu vestito d'un mantello di porpora (clamys coccinea) quando fu schernito dai soldati. La c. lunga prende il nome di poludamentum.

Bibl.: Wilpert, Pitture, pp. 72-81. Enrico Josi

CLAREMBALDO di Abras. - Chartres (v.), di cui si conosce finora un ampio commento al De Trinitate di Boezio, scritto intorno al 1153 (cf. ed. W. Jansen, Breslavia 1926). In esso C. si mantiene fedele al realismo esagerato del maestro ammettendo per tutti gli uomini una unica e medesima umanità ed opponendosi espressamente a certi «famosi doctores» (cioè Gilberto Porretano e la sua scuola) i quali attribuivano ai singoli uomini delle singole umanità. E però notevole nel commento il ricorso ad Aristotele, specialmente per le teorie fisiche; C. accetta come Thierry la composizione di materia e forma, cosí che il panteismo estremo può essere evitato.
Bibl.: Überweg, II, pp. 232-36; M. De Wulf, Storia della filosofia medievale, trad. II. di V. Miano, I. Firenze 1944, pp. 181-84. Cornelia Fabra

CLARENO, Angelo. - Francescano (più correttamente A. da Chiarino, detto anche da Cingoli), spirituali (v.), n. a Chiarino (Recanati; o a Fossombrone), m. a S. Maria d'Aspro (Lucania) il 15 giugno 1337. Entrato nell'Ordine verso il 1270 , fu presto coinvolto nella repressione degli spirituali, e con essi condannato a perpetuo carcere; liberato però (ca. 1289), venne mandato nell'Armenia minore (Cilicia). Ritornato in Italia nel 1294, fuggí con i suoi in Grecia (ca. 1296).
Article illustration
(da Wilpert, Pitture, tss. B)
Clamide - Cristo rivestito della c. e la samaritana (fine del sec. II) - Roma, cimitero di Pretestato.

Rimpatriato nel 1305, si trattenne nei dintorni di Roma, poi fu in Avignone (1311-18), dove nel 1317 fu processato e prosciolto. Condannati e scomunicati gli spirituali, di cui C. era sin dal 1307 il capo, con la bolla Sancta Romana ( 30 dic. 1317), e morto il suo protettore card. Giacomo Colonna (12 ag. 1318), egli ritornò in Italia, e, senza sottomettersi, continuò, rifugiato a Subiaco, a governare i suoi. Sentendosi malsicuro per l'azione dell'Inquisizione, nel 1334 riparò in Lucania, dove spirò.
Venerato dai suoi come un santo, amico del b. Simone da Cascia, C. appare un carattere integro, di alta idealità, ma incapace di subordinare le sue idee ai comandi superiori, e non privo di una certa cultura, come mostrano i suoi scritti. Questi sono: 1) Historia septem tribulationum Ord. Min., ossia la storia delle persecuzioni degli spirituali dal tempo di s. Francesco fin verso il 1318 : fonte attendibile per il tempo in cui visse l'autore. Manca un'edizione completa. Una antica traduzione italiana fu edita da L. Malagoli: Cronaca delle tribulazioni di A. C., Torino 1931. 2) Expositio regulae fratrum Minorum, ed. L. Oliger, Quaracchi 1912. 3) Epistola excusatoria ad popam (Giovanni XXII), edita da Fl. Annibali da Latera: Ad Bullarium franciscanum supplementum, Roma 1780; Animadversiones, pp. 153-164. 4) Epistolario (1311-36), edito in parte da F. Ehrle, in Archiv für Literatur und Kirchengeschichte, I (Berlino 1885), pp. 543-69. 5) Praeparantia Christi Iesu habitationem... in nobis..., edita da N. Mattioli, Il b. Simone Fidati da Cascia (Autologia apostoliana, II), Roma 1898, pp. 467-71. 6) Breviloquium super doctrina salutis ad parvulae Christi, ibid., pp. 471-87. Di più, tradusse dal greco in latino la Regola di s. Basilio, la Scala di Giovanni Climaco, e un Dialogo attribuito a s. Macario, sulle quali traduzioni cf. Expositio Regulae, ed. L. Oliger, pp. xxxiv-Lv.

Bibl.: Oltre i lavori già citati, V. SPINOLA, FAMIGLIA. Inoltre Wadding, Script., p. 19; Sharalea, I, p. 42; L. Oliger, Frammenti di un carteggio (1784-1808) per la conferma del culto di A. C., in Archiv. franche. historis., 7 (1914), pp. 556-65; id., De sigillo fr. Angeli Clareni, in Antonianum, 12 (1937), pp. 61-64; id., Fr. A. da Chiarino nel VI centenario della sua morte, in FrateFrancesca, 14 (1937), pp. 189-76; Bernardino da Lagedona, A proposito del nome e della patria di frate A. C., Roma 1938; L. von Auw, Clemente V e A. C., in Religio, 15 (1939), pp. 119-85. Livario Oliger

CLARET, Antonio Maria, beato. - Fondatore della Congregazione dei missionari Maria (v.), n. a Sallent (Barcellona) il 24 dic. 1807. Avendo studiato a Vich ed ordinatosi prete a Solsona, venne a Roma nel 1840 per dedicarsi alle missioni sotto gli auspici della S. Congregazione di Propaganda Fide. Tornato in Spagna dopo una breve permanenza nella Compagnia di Gesù, si consacrò con zelo apostolico alla predicazione e alla riforma dei costumi. Nel 1849 con altri cinque sacerdoti fondò nel seminario di Vich la detta Congregazione di missionari, di cui ottenne l'approvazione apostolica nel 1860 e, sei anni dopo, quella delle sue costituzioni.
Nello stesso anno (1849) fu nominato arcivescovo di Cuba, sede che governò fino al 1857 , quando venne chiamato a Madrid come confessore della regina Isabella II. Questa importante e spinosa carica non gl'impedi di esercitare un meraviglioso apostolato con la parola e con la penna, fondando la famosa «Libreria religiosa e aiutando altri fondatori di istituti religiosi e di pie società. Cacciata la regina Isabella dal trono nel 1868, dovette seguirla nell'esilio. L'anno seguente a Roma partecipò attivamente al Concilio Vaticano. Morl poco dopo nel monastero cistercense di Fontfroide (Francia). Fu beatificato da Pio XI nel 1934. E prossima la sua causa di canonizzazione. Il suo corpo si venera nella Casa madre di Vich.
Bibl.: Autobiografia del ven. p. A. M. C., Madrid 1915; G. Blanch, Vita del b. A. M. C., Roma 1934; P. Zabala, El padre C., Barcellona 1936.
Giuseppe M. Posi y Marti