COMES (liber comitis, liber comicus). - Il C. doveva essere in origine semplicemente un libro di lettura spirituale privata, contenente una raccolta di testi della S. Scrittura e di altri devoti autori. Ciò significa appunto la parola c., cioè «accompagnatore», ed era usato per persone e per cose. Ad es., il «paidagogos», o educatore dei giovani, fu chiamato dai romani comes, perché doveva accompagnare dappertutto il ragazzo affidatogli. Ugualmente il libro che doveva accompagnare il cristiano nella sua vita il suo «vademecum» spirituale, fu detto C. (Cf. C. Du Cange, Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis, nuova ed., Parigi 1937, p. 422).
Ma la parola C. finì presto ad acquistare un senso tecnico particolare nel campo della liturgia, e, in
questo senso, designò il libro contenente i brani della S. Scrittura da leggersi nella Messa durante l'anno liturgico. La raccolta più nota che passò sotto questo nome è quella che i liturgisti medievali attribuiscono a S. Girolamo, e che Alcuino rielaborò per ordine di Carlomagno (v. LITURGIA).
Le prime edizioni a stampa di questo C., come J. Pamelius, Liturgicon ecclesiae latinae, Colonia 1571, p. 1, sgg.; G. M. Tomasi, Opera omnia, ed. A. F. Vezzosi, V, Roma 1750, pp. 297 sgg.; PL 30, 487-532 ecc., riportarono soltanto gli incipit e gli expliciti dei singoli brani, dato che essi sono note a tutti; da questo modo però di pubblicazione derivò, presso non pochi autori posteriori, l'idea che la parola c. designasse esclusivamente un «indice» dei brani, ossia un «capitulare», ma ciò è errato. Il C. era un libro col testo completo dei singoli brani, come risulta chiaramente dalle recenti edizioni, come ad es., quella del C. di Alcuino, curata da A. Wilmart, Le lectionnaire d'Alcuin, Roma 1937 (estratto delle Ephemerides liturgicae). Si deve però notare che, oltre il termine c., esistevano molte altre denominazioni per designare i vari tipi di libri contenenti i brani per la Messa (v. EPISTOLARIO; EVANGELIARIO; LEZIONARIO).
Giuseppe Löw
«COME SE», FILOSOFIA del. - VAIHINGER, HANS (v.) e formula riassuntiva (als ob od anche wie wenn) dell'interpretazione da lui tentata dalla filosofia kantiana. Con questa complicata congiunzione il Vaihinger voleva esprimere esattamente il cosiddetto «metodo delle finzioni», il quale ha, più o meno, in tutte le scienze una grande importanza, e mostrare l'enorme compito che esercita nella concezione del mondo e della vita l'apparire di rappresentazioni e giudizi fondati su persuasioni false. Filosofia che egli qualificava come «idealismo positivista».