CONTE PALATINO (DEL SACRO PALAZZO)

CONTE PALATINO (DEL SACRO PALAZZO). — Tito, onorifico con cui papi, imperatori e sovrani onoravano persone benemerite. Tale titolo ripeteva la sua origine da un ufficio di grande importanza tenuto da un alto ufficiale alla corte del sovrano. Comites palatini furono, a cominciare dall'età carolingia, i vari capi dell'amministrazione civile e militare del regno; da principio erano amovibili a piacere del sovrano;

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poi, col diventare anch’essi feudatari grazie al feudo annesso alla loro carica, tramutarono questa in ereditaria al pari dei maggiori feudi. Si trovano tali c. p. alle corti di Germania, Italia, Inghilterra, Polonia, Ungheria.

Con l’andare del tempo e col mutare degli ordinamenti curiali, tale carica fu ridotta di importanza sino a divenire nel Rinascimento un puro titolo onorifico che si distribuiva con una certa larghezza, ed ebbe annessi alcuni privilegi, come quello di conferire il grado di dottore, creare notari, legittimare bastardi, dare corone d’alloro ai poeti, nobilitare borghesi, concedere stemmi, automezzi e adozioni ed emancipazioni, accordare lettere di benefici, ecc. Questo titolo poi, per essere divenuto assai comune, si sviò alquanto.

Pio IV creò i cavalieri dell’Ordine di S. Giovanni in Laterano, detti volgarmente Cavalieri più partecipanti, i quali erano anche conti dell’Aula Lateranense, titolo che fu confuso con quello di c. p. Questo Ordine cavalleresco cadde in disuso dopo la morte del suo fondatore.

I papi fino a poco dopo il 1800 usavano creare c. p. i conclavisti dei cardinali, i paggi nobili che li avevano assistiti nella solenne cavalcata del possesso e, fino a Pio VI, i loro intimi e nobili famigliari.

C. p. erano anche i cavalieri dello speron d’oro, ma prima Pio VII (1815) e poi Gregorio XVI con le lettere apostoliche del 31 ott. 1841, e successivamente Pio X con breve del 7 febbr. 1905 revocarono ogni privilegio nobiliare annesso a questo Ordine cavalleresco.

Bibl.: G. Moroni, Diz. di erudiz. st. ecc., XVII, pp. 56-60; E. Gaddi Ercolani, Storia degli Ordini equestri romani, Roma 1860, p. 35; M. Gorino Causa, Titoli nobiliari ed ordini equestri pontifici, Torino 1933, p. 22 sgg.