DE ROSSI, Azaria. - Uno dei più dotti rabbini del sec. XVI, n. a Mantova ca. il 1514, m. a Ferrara nel 1578. Visse nella maggiori città dell'Italia settentrionale. La sua vasta cultura abbracciava, oltre gli scrittori ebrei, le letterature classiche e cristiane, specialmente quella italiana.
La sua grande opera intitolata Me'ôr 'enajim («Splen-dore degli occhi»; Mantova 1574), di carattere enciclopedico, nonostante le sue imperfezioni ed errori è un audace e coscienzioso lavoro storico-critico. Il libro comprende tre parti, intitolate rispettivamente: Qol 'Eôlhm («La voce di Dio»), descrizione del terremoto di Ferrara del 1571 e ricerca delle sue cause; Hadlrath Zêqênim («La gloria dei vecchi»), traduzione in ebraico della lettera di (pseudo) Aristea (v.) sull'origine della versione greca della Bibbia; 'Imrê binâh («Parole d'intelligenza»). Quest'ultima parte, la più interessante del libro, è un'ampia raccolta di studi e saggi sulle questioni più disparate, riguardanti la Bibbia, la storia ebraica, la cronologia, ecc.