DEO GRATIAS. - Formula di saluto e di ringraziamento usata già da s. Paolo (I Cor., 15, 52; II Cor., 2, 14). S. Agostino ne parla come d'una parola distintiva per i cristiani d'Africa o come di saluto e ne dà una spiegazione (Enarr. in Ps., n. 6): « Fratres, cum vident homines, D. g. dicunt... Num enim non est locus gratulationis, quando se invicem vident qui habitant in Christo? ».
Nel culto liturgico i fedeli dicono questa formula in risposta al Benedicamus Domino; nella Messa romana e ambrosiana dopo l'Ite Missa est, nella liturgia gallicana e mozambica dopo l'annunzio del titolo d'una Lezione, e nell'Ufficio Divino dopo tutte le Lezioni, anticamente anche dopo la lettura degli Atti dei Martiri, per ringraziare il Signore dell'insegnamento ricevuto dalla parola divina o dell'incitamento per fare opere buone. Il celebrante nel Sabato Santo la dice dopo l'annunzio del cantico pasquale dell'Alleluia. Il vescovo la dice nella presentazione dei candidati al diaconato e presbiterato, dopo essersi assicurato della loro dignità, e nella consacrazione dei vescovi e degli abati, quando questi hanno fatto il prescritto giuramento di fedeltà. Il sommo pontefice anticamente la diceva nel giorno della Risurrezione, dopo aver sentito il numero dei neobattezzati (Ordo Romanus I, 3), ecc.