DILGSKRON, KARL

DILGSKRON, KARL. — Redentorista, n. a Vienna il 31 ag. 1843, e m. ivi il 10 giugno 1912. Insegno filosofico e teologia a Mautern (Stiria); dal 1878 al 1883 fu predicatore a Vienna e a Praga; dal 1883 al 1909 consultore generale della sua Congregazione e poi anche della Congregazione delle Indulgenze e Reliquie in Roma, ove pure divenne predicatore e confessore apprezzato della colonia tedesca.

Eminente conoscitore della storia della sua Congregazione, scrisse le biografie di s. Alfonso Maria de' Li-gori (2 voll., Ratisbona 1887), di s. Gerardo Maiella (ivi 1879, 7a ed. 1923), del p. Giovanni Nepomuceno Neumann (ivi 1891), del p. Giovanni Battista Eichelsbacher (Dülmen 1890), del p. Smetana (ivi 1902), del p. Tendler (Vienna 1905), del p. Federico von Held (ivi 1909); la storia della chiesa redentorista di S. Maria am Gestade a Vienna (ivi 1882) e ancora numerosi artisti di morale, diritto e predicazione.

BIM.: L. Leitegh-C. Tauscher, Lebensbilder der 1887-1914 verborbenen Redemptoristen der Österreich. Procinz, Vienna 1924, pp. 332-346; M. De Meulemeester, Bibliog. génér. des écrivains Redemptoristes, II, Lovanio 1935, pp. 123-

124. Irene Daniele DILI, DIOCESI di

Nell'isola di Timor nell'arcipelago indonesiano. È la città capitale della colonia portoghese di Timor, cioè della parte orientale dell'isola che è la maggiore di quelle del gruppo della Piccola Sonda. L'isola venne scoperta nel 1522 dai compagni di Magellano e occupata dai Portoghesi. Parte dell'isola alla metà del sec. XVII venne presa dagli Olandesi.

Il cattolicesimo penetrò nell'isola con i Portoghesi; e i cattolici dipendono ecclesiasticamente da Macao. La soppressione degli Ordini religiosi in Portogallo arrecò molto danno alla missione. In virtù dell'accordo missionario tra la S. Sede e la Repubblica portoghese del 7 maggio 1940 (AAS, 22 [1940], p. 238, art. 6), il papa Pio XII, con la sua cost. apost. Solemnibus conventionibus, in data 4 sett. dello stesso anno, separò dalla diocesi di Macao la porzione dell'isola di Timor appartenente al Portogallo e la eresse in diocesi con sede nella città di D.; a cattedrale venne elevata la chiesa della Immacolata Concezione. La diocesi è suffragante di Goa (AAS, 23 [1941], pp. 1-18).

La diocesi ha un'estensione di 19.000 kmq. con 420.430 ab. dei quali 35.000 cattolici; conta 49 chiese, 11 parrocchie, 19 sacerdoti diocesani e 5 regolari; due case religiose maschili con 12 professi e 3 femminili con 23 suore; 27 istituti di istruzione maschili con 2509 alunni e 3 femminili con 351 alunne (1948). Enrico Josi DILIGENZA. — Nel suo primo significato indica una cura assidua e squisita, una attenzione particolare nel fare una cosa. Anche nella vita spirituale e nell'ascetica mantiene fondamentalmente lo stesso significato. Così si dice diligente chi considera, pon-

dera i suoi doveri e si sforza di compierli nel modo migliore. È una virtù cristiana anzitutto, oltre che una dote naturale, che suscita ammirazione e rispetto. Si oppone alla negligenza, che indica una trascuratezza abituale in quello che sarebbe di obbligo compiere.

La d. è definita da s. Tommaso: «una scelta retta di quei mezzi che conducono al fine» (Summ. Theol., 2a-2a, q. 54, a. 2). Fa quindi parte della virtù della prudenza, che è appunto la virtù che dirige l'intelletto in ogni azione a discernere ciò che giova o nuoce al raggiungimento del fine.

Si può distinguere dalla prudenza in quanto la d. agisce più sulla volontà che sull'intelletto. La volontà, illuminata dalla prudenza nella scelta dei mezzi, per mezzo della virtù della d., si sforza di tradurli in pratica e di raggiungere il fine. La d. libera l'anima dalla accidia e dalla irriflessione: richiede quindi un impegno ed uno sforzo quotidiano anche e soprattutto nelle cose piccole che di solito si trascurano. Ma le cose piccole contribuiscono alla perfezione che non è una piccola cosa: la cura nel compiere bene è quindi uno dei mezzi più raccomandati dai maestri di spirito per ottenere questa virtù. Altri mezzi indicati dai Padri e dai santi sono, oltre la preghiera a Dio (cf. la magnifica elevazione sulla prudenza di Sap. 9), l'abitudine di compiere i propri doveri con tranquillità di spirito, di attendere a ciascuno come se fosse l'unico che ci è imposto, non rimandare a domani quello che si può fare oggi, il pesare il pro e il conto di ogni cosa senza precipitazione, far tesoro dell'esperienza propria e altrui, prendere consiglio da persone assennate e dotte.

Bibl.: H. D. Nobile, Prudence, in DThC, XIII, coll. 1050-1055; J. N. Prummer, Manuale theologiae moralis, I, 6-7, 2a, ed. Friburgo 1931, n. 631, p. 458; B. H. Merkelbach, Summa theologiae moralis, II, 5a, ed. Parigi 1947, nn. 13-14, 49-52, 66, 105.