ELCESAITI. - Sette con dottrina eclettica a
fondo giudaico, mostrante delle affinità con esseni
ed ebioniti e con qualche elemento gnostico, in-
fluenzata da astrologia, magia ed esoterismo. Le fonti
ci sono offerte da Philosophumena, IX (ed. P. M.
Cruce, Parigi 1860) e s. Epifanio, Haer., XIX, XXX,
LIII: PG 41, 259-69; 405-73; 959-62.
Gli c. usavano solo alcuni libri del Vecchio Te-
stamento, rifiutando ciò che riguardava i sacrifici.
Respingevano tutto s. Paolo (v. EBIONITI), e del
Nuovo Testamento probabilmente non fecero mai
un uso vero a proprio, giacché la loro dottrina nulla
ha di cristiano. Avevano però il loro libro portato
dalla regione dei Parti da un sapiente, l'ortografia
del cui nome è varia: 'Ḥḫẓāṣī (Philosophumena),
'Elżāṭī, 'Ḥḫẓāṭī (s. Epifanio, Haer., XIX, 2), 'Elżāṭāṭī
(Teodoreto, Haer. Fab., II, 7: PG 83, 393), e la
cui reale esistenza è del resto discutibile.
Gli e. credevano in un Dio creatore, in un Figlio di
Dio, non già a lui eguale ma sua creatura, sebbene la
più perfetta; lo Spirito Santo era poi un essere simile al
Figlio ma di sesso femminile (cf. le istigie delle teorie gno-
stiche). Per la salvezza era sufficiente la fede cieca ed
assolute nella dottrina contenuta nel loro libro sacro,
e per ottenere la remissione dei peccati si conferiva un
battesimo nel nome di Dio e di suo Figlio il gran re, dopo
che il penitente aveva confessato i propri peccati ed invo-
cato «il cielo, l'acqua, gli spiriti santi, gli angeli della pre-
ghiera, l'olio, il sale, la terra». Tale battesimo poteva ripe-
tersi ed aveva anche grandi poteri curativi: del resto
l'acqua era tenuta presso di loro in grande venerazione. Gli
e. mantenevano quasi tutte le usanze e pratiche giudaiche,
ed in modo particolare la circoncisione, credevano negli
infussi astrali, specialmente sui giorni della settimana, dei
quali appunto per questo il terzo ed il sabato erano ne-
fasti. S. Epifanio (Haer., XIX, 4: PG 41, 268) ha tra-
scritto la loro formula esoterica, che G. Bareille (Elek-
saïtes, in DThC, IV, col. 2239) interpreta come una for-
mola blasfema contro gli adoratori del Cristo, ammet-
tendo il carattere occultista della setta degli e.
Nel campo morale erano piuttosto lassisti, condanna-
vano verginità e contirenza e obbligavano il matrimonio
(s. Epifanio, Haer., XIX, 1: PG 41, 261). Sebbene nel
loro libro la Rivelazione sia detta avvenuta nel terzo anno
di Traiano, in realtà essi compaiono all'inizio del sec.
III per propagarsi ben presto anche fuori dell'ambiente
giudico-cristiano dell'Oriente, con la venuta a Roma di
uno dei loro, Alcibiade di Apamea, il quale però incontrò
ivi poca fortuna. Dalla metà del sec. III fino alla metà
ca. del IV essi non compaiono; ma verso la fine del IV
s. Epifanio li nota ancora in vita in Oriente presso gli
ambienti esseni ed ebioniti.
Notevoli sono i rapporti tra la dottrina degli e. e
gli apocrifi elementini (cf. i raffronti che ne fu Bareille,
loc. cit., col. 2233 e la bibliografia di F. Nau, Clémentins
(Apocryphes). I. Homélies, Recognition et leurs abrégés,
in DThC, III, col. 216).