EPHRAIM. - 1. Secondogenito di Giuseppe e Aseneth (v.). N. in Egitto «prima che venisse l'anno della carestia» (Gen. 41, 50), gli fu imposto il nome E. (forma duale ebraica che significa «doppia fecondità»), allusione alle parole di Giuseppe: «Idio mi ha dato prole nella terra della mia sciagura». Giacobbe adottò Manasse ed E. e li benedisse come suoi veri figli, perché divenissero capi di due tribù distinte, assegnando, nonostante le rimostranze di Giuseppe, il primo posto ad E.: «il fratello minore diverrà più grande di Manasse e la sua posterià sarà una piena di popoli» (Gen. 48, 17-22). Giuseppe vede la terza generazione di E. (Gen. 50, 22 [23]).
Della vita di E. sappiamo che due suoi figli (Ezer ed Elad) furono uccisi dagli uomini di Geth (I Par. 7, 20 sgg.). E. pianse a lungo la morte dei suoi, e poi generò un altro figlio cui diede il nome di Beria, perché nato tra i mali della sua casa (I Par. 7, 23). Tra i di-scendenti di questo, il più celebre è Giosuè, figlio di Nun (I Par. 7, 27).
2. Tribù, di cui il patriarca E. fu il capo. Questa tribù occupava un esteso terreno tra Dan e Beniamin sud, Manasse occidentale a nord, il Mediterraneo a ovest e il Giordano ad est.
I limiti sono indicati in Ios. 16, 1-8; 17, 7-10, ma con non poche oscurità.
Senza dubbio caratteristica è la restrizione di E. sul lato orientale sino alla regione montana che costeggia il valle dell' Giordano, in modo da escludere Gerico, il Ger e la riva del fiume (cf. Jud. 3, 27 sgg.; I, 7, 24). Le principali città di questa tribù sono: Sichem, Behel, Silo, Thammath Sare, luogo della sepoltura di Giosuè

(1) Hirtot Tibneh), Lebona, Baalhasor (Tell 'Aşûr), Baalsalîs, Aphec, Bethoron, Ophora, Pharaon, Taphus.
La tribù di E. occupava la parte centrale della Palestina. Seminare di oliveti, le colline di E. erano coperte di numerosi villaggi, separate da valli fertili. La bellezza di questo paese fu cantata da Giacobbe (Gen. 40, 22) e da Moèe (Dent. 33, 12-16). Alla fertilità del luogo aggiunge la sicurezza dalle numerosi nemiche.
Storicamente, la situazione al centro della Palestina, le vie di comunicazione con il nord ed il sud, con il Giordano e con il mare, e l'importanza politica e religiosa di Sichem e Silo contribuirono all'importanza di questa tribù.
La tribù di E. nella storia d'Israele, ebbe uno dei primi posti, e fu superata per potere e autorità solo da Giuda. La tribù, nel secondo anno dell' esodo, aveva per capo Elisana, figlio di Ammiud (Num. 1, 10), e contava 40.500 guerrieri, attorno al Sinai, e 32.500 nei campi di Moab. Tra i 12 esploratori della Palestina spicca Ossa, figlio di Nun, Giosuè (v.). Arrivati gli Ebrei in Palestina, Giuseppe (E. e. Ma-nasse) con altre tribù pronunziò la benedizione sul monte Garizim. Ai levii di Caath furono concesse in E.: Sichem, città di rifugio, Gezer, Iceman, Bethoron.
Sin dall'inizio, gli Efraimii ebbero cruente lotte con i Cananei (Jos. 17, 14-18), relegati e Gezer come tributi. Provò di ASDOD (v.), Debora (Jud. 4, 5; 5, 14), Gedone (7, 24), Thola (10, 1). Ebbero l'ardire di resistere a Gedone (8, 1-3; 9, 1-5) a Iephte (ibid., 12, 1-6), quando si videro trascurati. Con Samuele tennero il comando d'Israele. Dopo la morte di Saul, E., come le altre tribù, riconobbe dapprima suo figlio Isboseth; poi si sottomise a David, cui formi degli ufficiali. Quando alla morte di Salomone scoppiò una rivolta, gli Efraimii, desiderosi del comando, seppero profittare: IEROBOAM I (v.) era uno dei loro capi. Sichem fu scelta come centro nazionale. Si ebbe il nuovo regno d'Israele con il relativo scisma: da questo momento la storia di E. si confonde con quella del regno del nord. Ma se la tribù cadde nell'idolatria, molti suoi membri restarono fedeli a Jahweh (cf. II Par. 13, 8-11; 30, 1.10.18). Al tempo di Ezechia la moltitudine dei fedeli, dopo aver compiuto i doveri religiosi nel tempio di Gerusalemme, invase le due province meridionali (Benjamin ed E.) del regno per distruggere gli oggetti idolatrici (II Par. 31, 1; cf. II Par. 34, 6.9).