Enciclopedia Cattolica vol. V, 1950 Sacra Scrittura

EPHRAIM

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Noto anche come: Efraim

EPHRAIM. - 1. Secondogenito di Giuseppe e Aseneth (v.). N. in Egitto « prima che venisse l'anno della carestia » (Gen. 41, 50), gli fu imposto il nome E. (forma duale ebraica che significa « doppia fecondità »), allusione alle parole di Giuseppe: « Iddio mi ha dato prele nella terra della mia sciagura ». Giacobbe adottò Manasse ed E. e li benedisse come suoi veri figli, perché divenissero capi di due tribù distinte, assegnando, nonostante le rimostranze di Giuseppe, il primo posto ad E.: « il fratello minore diverrà più grande di Manasse e la sua posterità sarà una piena di popoli » (Gen. 48, 17-22). Giuseppe vede la terza generazione di E. (Gen. 50, 22 [23]).

Della vita di E. sappiamo che due suoi figli (Ezer ed Elad) furono uccisi dagli uomini di Geth (I Par. 7, 20 sg.). E. piense a lungo la morte dei suoi, e poi generò un altro figlio cui diede il nome di Beria, perché nato tra i mali della sua casa (I Par. 7, 23). Tra i discendenti di questo, il più celebre è Giosuè, figlio di Nun (I Par. 7, 27).

2. Tribù, di cui il patriarca E. fu il capo. Questa tribù occupava un esteso terreno tra Dan e Beniamin e sud, Manasse occidentale a nord, il Mediterraneo a ovest e il Giordano ad est.

I limiti sono indicati in Jos. 16, 1-8; 17, 7-10, ma con non poche oscurità.

Senza dubbio caratteristica è la restrizione di E. sul lato orientale sino alla regione montana che costeggia la valle del Giordano, in modo da escludere Gerico, il Gōr e la riva del fiume (cf. Jude., 3, 27 sg.; 7, 24). Le principali città di questa tribù sono: Sichem, Bethel, Silo, Thamnath Sare, luogo della sepoltura di Giosuè

(Int. Attent.) EPHRAIM - Nascita di E. figlio di Giuseppe (sec. XIII). Particolare del massico d'una volta dell'atrio di S. Marco - Venesi.

(= Hirbet Tibneh), Lebona, Baalhasor (Tell 'Asār), Baalsalisa, Aphee, Bethoren, Ophora, Pharaton, Taphua.

La tribù di E. occupava la parte centrale della Palestina. Seminate di oliveti, le colline di E. erano coperte di numerosi villaggi, separate da valli fertili. La bellezza di questo paese fu cantata da Giacobbe (Gen. 49, 22) e da Mosè (Deut. 33, 12-16). Alla fertilità del luogo si aggiunge la sicurezza dalle incursioni nemiche.

Storicamente, la situazione al centro della Palestina, le vie di comunicazione con il nord ed il sud, con il Giordano e con il mare, e l'importanza politica e religiosa di Sichem e Silo contribuirono all'importanza di questa tribù.

La tribù di E., nella storia d'Israele, ebbe uno dei primi posti, e fu superata per potere e autorità solo da Giuda. La tribù, nel secondo anno dell'esodo, aveva per capo Elisana, figlio di Ammiud (Num. 1, 10), e contava 40.500 guerrieri, attorno al Sinai, e 32.500 nei campi di Moab. Tra i 12 esploratori della Palestina spicca Osca, figlio di Nun, da Mosè chiamato Giosuè (v.). Arrivati gli Ebrei in Palestina, Giuseppe (= E. e Manasse) con altre tribù pronunziò la benedizione sul monte Garizim. Ai leviti di Caath furono concesse in E.: Sichem, città di rifugio, Gezer, Jezmaan, Bethoren.

Sin dall'inizio, gli Efraimiti ebbero cruente lone con i Cananei (Jos. 17, 14-18), relegati a Gezer come tributari. Prove di fortezza diedero i loro giudici Aod (v.), Debora (Jude. 4, 5; 5, 14), Gedeone (7, 24), Thola (10, 1). Ebbero l'ardire di resistere a Gedeone (8, 1-3; 9, 1-5) e a Iephe (ibid., 12, 1-6), quando si videro trascurati. Con Samuele tennero il comando d'Israele. Dopo la morte di Saul, E., come le altre tribù, riconobbe dapprima suo figlio Isboseth; poi si sottomise a David, cui ferni degli ufficiali. Quando alla morte di Salomone scoppiò una rivolta, gli Efraimiti, desiderosi del comando, seppero profittarne: Ieroboam (v.) era uno dei loro capi. Sichem fu scelta come centro nazionale. Si ebbe il nuovo regno d'Israele con il relativo scisma: da questo momento la storia di E. si confonde con quella del regno del nord. Ma se la tribù cadde nell'idolatria, molti suoi membri restarono fedeli a Jahweh (cf. II Par. 13, 8-11; 30, 1.10.18). Al tempo di Ezechia le moltitudine dei fedeli, dopo aver compiuto i doveri religiosi nel tempio di Gerusalemme, invase le due province meridionali (Beniamin ed E.) dal regno per distruggere gli oggetti idolatrici (II Par. 31, 1; cf. II Par. 34, 6.9).

Bibliografia4 opere
BIBL.: A. Lagendre, s. v. in DB, II, coll. 1873-79; L. Desnoyers, Histoire du peuple hébreu, Parigi 1922, v. indice; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1932, v. indice; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 56-58, con cartina aggiunta. Vincenzo M. Jaceno

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Di Vincenzo Maria Jacono

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 407–409.

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Altre voci di Vincenzo Maria Jacono: EPHRATA · EPHREE (EGIZ. W'H-JB-R'; EBR. HOPHRA'; PRESSO I GRECI APRIES O UAPHRIA) · ENGADDI (EBR. 'EN GĀDHI' FONTE DEL CAPRETTO ») · ENDOR · ESATEUCO

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Jacono, Vincenzo Maria. “Ephraim.” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 407–409. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/ephraim.

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Jacono, Vincenzo Maria. “Ephraim.” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 407–409. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/ephraim.

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