GIOSUÈ. -
I. IL PERSONAGGIO
Figlio di Nun, della tribù di Ephraim (Num. 13, 9.17; I Par. 7, 22-27), successore di Mosè, come capo teocratico (cf. «l’uomo in cui c’è spirito», Num. 27, 18) del popolo d’Israele nel periodo della conquista del paese di Canaan e dello stanziamento delle varie tribù nelle loro sedi.Il nome ebre. è Yehôsîa', Yehôsîa', anteriormente nella forma Hôsêa' (cf. Num. 13, 8 con 13, 16), abbreviato in Jêsîa' (Neh. 8, 17), onde il nome di «Gesù», dal senso probabile di «Jahweh (è) salvezza», cf. Ios. 1, 9.
Già durante la traversata del deserto era stato scelto come suo «ministro» (Ex. 24, 13) da Mosè, che si servì di lui per incarichi di particolare fiducia, come la guerra contro gli Amaleciti, mentre Mosè pregava sul monte (Ex. 17, 9-13), e l’esplorazione di Canaan (Num. 13); lo condusse con sé sul Sinai quando ricevette le Tavole della Legge (Ex. 24, 13) e lo ebbe sempre affezionato (Num. 11, 29; 14, 6 sgg.). Già da tempo G. era stato designato a raccogliere la successione di Mosè e iniziato con una specie di rito d’investitura (Num. 27, 18-23) alla sua carica; Mosè morente ripeté la designazione, insistendo sul particolare compito a lui demandato di guidare Israele alla conquista e spartizione di Canaan (Deut. 31, 3-7, 23; cf. Ios. 1, 6-9, ove l’insistenza sull’esortazione a essere «forte, coraggioso» si riferisce alle funzioni militari, caratteristiche dell’attività di G.).
La cronologia della conquista di Canaan dipende dal sistema che si sceglie per fissare l’ESIODO (v.): se si ammette che il faraone dell’esodo è Mernepath della XIX dinastia (fine del sec. XIII a. C.), si giungerebbe per G. al periodo immediatamente successivo alla morte di Ramesses III
(1167), in cui l'Egitto andò sempre più perdendo forza in Palestina, ove si affermavano sovranità locali (cf. 13, 2-3).
II. IL LIBRO DI G
La storia di G. è connessa intimamente con quella della conquista, un periodo di forse 30 anni, oggetto del libro che porta il suo nome, e si trova al sesto posto nel Vecchio Testamento, dopo il Pentateuco, di cui è per la parte narrativa la continuazione: relazione ora viva e minuziosa, ora schematica ed essenziale di quella epica impresa.Il libro si divide in due parti ugualmente estese: occupazione (capp. 1-12) e spartizione di Canaan (capp. 13-24). Nella prima parte sono narrati i preparativi (capp. 1-5), quindi la conquista: Gerico (cap. 6), Hai (capp. 7-8) e il rimanente territorio meridionale (capp. 9-10) e settentrionale (cap. 11). L'esposito termina con una lista riassuntiva dei venti (cap. 12). La seconda parte narra la distribuzione del territorio alle tribù, cominciando da quelle oltre Giordano (cap. 13), passando poi a Occidente: Giuda (cap. 14), Ephraim (cap. 15-16), Manasse (cap. 17), Beniamin (cap. 18) con le sei rimanenti (cap. 19), venendo poi a fissare la città di rifugio (cap. 20) e quelle levittiche (cap. 21). Finite queste operazioni, le tribù dell'Oltregiordano sono rinviate alle loro sedi (cap. 22). Il libro termina con la relazione di due discorsi di G. e il racconto della sua morte e sepoltura (capp. 23-24).
L'esplorazione archeologica, specialmente nella regione di Gerico, e documenti di ell-Amramh hanno illuminato quest'epoca nel suo significato generale: così, p. es., è assodata per quel periodo una penetrazione in Palestina dall'esterno e a mano armata. Gli scavi praticati a Gerico nel 1907-1909 da una società tedesca sotto la direzione del Sellin, poi nel 1929-31 dall'inglese Garstang hanno rivelato una stretta cinta di mura, abbattuta violentemente, in epoca che si può fissare ai secc. XV-XIII a. C.; molti la identificano con le mura cadute al tempo di G. Altri scavi fin dal 1902 AHAI (v.), Gezer, Bethel, Lachis. Nessuno studioso può dubitare dell'esistenza storica di un condottiero che guidò verso quell'epoca una grande penetrazione in Canaan, dal deserto a sud-est.
La conquista in Jos. è descritta solo in episodi salienti, non sempre in ordine cronologico. Ma la ricostruzione generale dei fatti non è difficile: G., eliminando la fortezza di Gerico, oltre che aprirsi il passaggio, si assicurò tutto il lato orientale lungo la linea del Mar Morto e del corso inferiore del Giordano; invase poi il centro del paese, donde gruppi singoli d'Israeliti cominciarono a dilagare a sud, raggiungendo la linea meridionale della Palestine, fino a Gaza, sul Mediterraneo (Jos. 10, 41) e a nord, estendendosi fino al Libano nei pressi di Cades (Jos. 11, 17). L'occupazione avveniva probabilmente in
maniere diverse, come mostrano gli elementi episodici in sui spesso s'indugia il narratore: per lo più occupazione violenta di centri particolari, su iniziativa di gruppi singoli armati, a mano a mano che ne hanno la possibilità o sentono bisogno di espansione: naturalmente lasciando dovunque, specialmente alla periferia, ma anche al centro, località canane, per cui alla morte di G. la configurazione etnica del paese era certamente variata ed eterogenea, come del resto continuerà ad essere al tempo dei Giudici e ancora all'età monarchica.
Per i problemi storico-letterari fino agli ultimi decenni la critica faceva fare al libro di G. Pentateuco (v.), di cui era considerato parte integrante (v. ESATEUCO); oggi l'accordo con la tradizione giudaica e cristiana è raggiunto almeno nel riconoscimento quasi universalmente dell'individuabilità del libro. La critica però continua a cercare le fonti del libro in scritti distinti e di diversa origine e fisionomia, in sostanza quelle «classiche» del Pentateuco (J. E. D., P., a cui, per alcuni, s'è aggiunta più recentemente la «fonte laica» L.), molto più tardi dei fatti narrati, riunite insieme nel libro attuale. Il libro come oggi non può risalire a G., perché parla della morte di lui (24, 29 sgg.) e di fatti susseguenti (cf. Jos. 15, 13-19 e 19, 47 con Judg. 1, 10-15 e 18, 27-29; Jos. 13, 30 con Judg. 10, 3-5, ecc.); gli indizi in contrario, a cui si riferiscono antiche opinioni giudaiche e sacriose, si riferiscono anche opinioni giudaiche e sacriose, si riferiscono anche opinioni giudaiche e sacriose, si riferiscono anche opinionis giudaiche e sacriose, si riferiscono anche opinionis giudaiche e sacriose, si riferiscono anche opinionis giudicis e sacriose, si riferiscono anche opinionis giudicis e sacriose, si riferiscono anche opinionis giudicissime tradizione cristiane, sono spiegabili diversamente (Jos. 24, 26 si riferisce al solo rinnovamento dell'alleanza; certe espressioni in prima persona plurale sono criticamente errate, come 5, 1, 0 sospette, o riportano a G. parti singole, ecc.); il limite cronologico in basso è l'età di David (cf. 15, 63 con II Sam. 5, 6-8, ecc.; inoltre 16,10 con I Reg. 9, 16, dell'età di Salomone); l'autore è ignoto. Egli però, oltre che non molto lontano dai fatti narrati, attingeva da fonti contemporanee ai fatti stessi, o da buone tradizioni. Dei documenti il più notevole è il «Libro del Giusto» Yašār (altri leggono «libro d'Israele», Yašurān; oppure «del canto», šir), forse una raccolta di celebrazioni epico-liriche dei grandi fatti ed eroi nazionali, da cui deriva, per esplicita testimonianza del testo stesso (10, 13), il noto passo poetico, contenente il comando di G. al sole e alla luna di «fermarsi» a Gabaon e nella valle di Aialon.
Il testo di G. mostra leggere differenze tra la forma ebraica e quella greca (Settanta): questa è alle volte migliore, ma ha qua e là ampliamenti, da considerarsi aggiunte tardive.
Giosuè – Giotteschi
Giosuè I. messi di Gabbano il presentano a G. e Battaglia per la liberazione di Gabbano (Ios. 10, 6-14). Miniatura del Rotulo di Giosuè, cod. Vat. Palat. gr. 431 (copia del sec. X di un codice del sec. VI).
und Wes. des Alt. Test. (Beilhefte Zeitschr. f. Alt. Wiss., 66). Berlino 1936, pp. 13-29; K. Möhlenbrink, Die Landnahmesagen des B. Jonas, in Zeitschr. alt. Wiss., 15 (1938), pp. 238-68; A. Alt, Erwägungen über die Landnahme der Isr. in Pal., in Pal. Jahrb., 35 (1939), pp. 8-63.
III. Iconografia
Le gesta di G. vennero illustrate in alcuni musei del ciclo del Vecchio Testamento in S. Maria Maggiore in Roma e nel «rotulo di G.», cod. Vat. palatino greco 431.Si tratta di un rotulo o volumen in pergamena, che, pur mancante dell'inizio e della fine, è lungo m. 11,50, largo tra m. 0,64 e m. 0,87. Esso comprende la storia di G. da Jos. 2, 15-16, a Jos. 10; contiene 23 illustrazioni, che hanno molta analogia con i musei di S. Maria Maggiore, con leggende in greco in maiuscola corsiva. Esso è copia del sec. X d'un originale anteriore forse al sec. VI. G. è pure rappresentato in alcuni vetri dorati. La disposizione dei gruppi, il movimento dei guerrieri, le serie di figurine mitologiche, di naiadi, di ninfe, di divinità, ricordano quelle della Genesi di Vienna; e come in queste permane la tradizione classica.
Artisti di tutti i tempi e paesi si sono ispirati ai racconti meravigliosi del libro di G. da ricordare il rilievo del Ghiberti nella Porta detta del Paradiso nel battistero di Firenze, l'affresco di Benozzo Gozzoli nel camposanto di Pisa (La presa di Gerico), alcuni affreschi nelle Logge di Raffaello, un bozzetto del Tiepolo a Milano (Museo Poldi Pezzoli, Il miracolo del sole) e, per l'Ottocento, alcuni disegni di pittori romantici tedeschi nonché un quadro del Segantini (Raab nasconde gli esploratori sul tetto della sua casa). Dall'altro lato alcuni episodi del libro si prestarono anche al concetto tipologico del medioevo: nella fonte battesimale di Hildesheim (prima metà del sec. XIII) il Passaggio del Giordano prefigura il Battesimo di Gesù; nell'antependio di Klosterneuburg (1181) e nel reliquiario di Tongres G. e Caleb che portano la vite miracolosa simboleggiano la Crocifissione e propriamente Gesù portacroce. – Vedi tav. XXXVI.
Giosuè – Giotteschi (fot. Biblioteca Vaticana). Miniatura del Rotulo di Giosuè, cod. Vat. Palat. gr. 431 (copia del sec. X di un codice del sec. VI).
Giosuè. – Sommo sacerdote ai tempi di Zorobabel. Nato probabilmente in esilio (Iosedec, suo padre, fu deportato in Babilonia nel 587: I Par. 6, 15 [ebr. 5, 41]), è al secondo posto dopo Zorobabel tra i 12 (Neh. 7, 7) capi della prima carovana (a. 537) di rimpatriati (Esd. 1, 2). Dopo alcuni mesi, risollevò l'altare, ristabilì il sacrificio quotidiano e le varie solennità (Esd. 3, 2-6).
Con Zorobabel preparò la mano d'opera e i materiali per la ricostruzione del Tempio, cui diede inizio, tra grandi manifestazioni di fede, nel maggio 536 (Esd. 3, 7-13). Rigetto, per la purezza del jahwismo, la collaborazione dei Samaritani (Esd. 4, 1-3). Ripresa per incitamento di Aggeo e Zaccaria la ricostruzione forzatamente sospesa (a. 520). Con consorzio solennemente il nuovo Tempio nel 516 (Esd. 5, 1 sgg.; 6, 14-17). G. con Zorobabel era stato di tutto animatore (Agg. 1, 1-12; 14; Zach. 1-8). Il suo zelo è lodato da Eccli. 49, 14.
Giotteschi. – Con questo termine si designavano fino al principio di questo secolo più o meno tutti i pittori fiorentini del Trecento. Oggi, con il progresso degli studi, il termine è ormai ristretto ai collaboratori e seguaci di Giotto operosi tra la fine del sec. XIII e la metà del XIV.
Fra i pittori della generazione più anziana, che innestano il giottismo su esperienze arcaizzanti, detti talvolta «paragiotteschi», a parte il quasi mitico Buffalmacco, si distingue per freschezza il MAESTRO DELLA S. CECILIA (dalla tavola eponima agli Uffizi), che collaborò al ciclo di Assisi, eseguendo le ultime tre storie e, su disegno di Giotto, la prima. A lui inferiore è PACINO DI BICONAGUIDA, dallo stile meticoloso e miniaturistico.
Dal Maestro della S. Cecilia dipende in parte il finissimo MAESTRO DI FIGLIONE, autore, fra l'altro, della Assunta in S. Croce, spesso attribuita a Giotto. Nella chiesa inferiore di Assisi operano, nel primo decennio del Trecento, il MAESTRO DELLE VELE, le cui mediocri allegorie francescane usurparono a lungo il nome di Giotto, ed altri anonimi, fra i quali eccelle il supposto STEFANO, autore delle Storie di s. Stanislao, già tutte impregnate di colorismo senese. Da Stefano discendono da un lato il grande MASO DI BANCO, dall'altro il probabile GIOTTINO (figlio di Stefano), l'autore cioè della stupenda Pietà di S. Remigio agli Uffizi e forse di un Assunta (distrutta nell'ultima guerra) nel camposanto di Pisa e di affreschi.
und Wes. des Alt. Test. (Beilb.fir Zeitschr. f. Altr. Wiss., 66), Berlino 1936, pp. 13-29; K

