GIOTTESCHI. - Con questo termine si designavano fino al principio di questo secolo più o meno tutti i pittori fiorentini del Trecento. Oggi, con il progresso degli studi, il termine è ormai ristretto ai collaboratori e seguaci di Giotto operosi tra la fine del sec. XIII e la metà del XIV.
Fra i pittori della generazione più anziana, che innestano il giottismo su esperienze arcaizzanti, detti talvolta « paragiotteschi », a parte il quasi mitico Buffalmacco, si distingue per freschezza il MAESTRO DELLA S. CECILIA (dalla tavola eponima agli Uffizi), che collaborò al ciclo di Assisi, eseguendo le ultime tre storie e, su disegno di Giotto, la prima. A lui inferiore è PACINO DI BUONAGUIDA, dallo stile meticoloso e miniaturistico.
Dal Maestro della S. Cecilia dipende in parte il finissimo MAESTRO DI FIGLINE, autore, fra l'altro, della Assunta in S. Croce, spesso attribuita a Giotto. Nella chiesa inferiore di Assisi operano, nel primo decennio del Trecento, il MAESTRO DELLE VELE, le cui mediocri allegorie francescane usurparono a lungo il nome di Giotto, ed altri anonimi, fra i quali eccelle il supposto STEFANO, autore delle Storie di S. Stanislao, già tutte impregnate di colorismo senese. Da Stefano discendono da un lato il grande MASO DI BANCO, dall'altro il probabile GIOTTINO (figlio di Stefano), l'autore cioè della stupenda Pietà di S. Remigio agli Uffizi e forse di un'Assunta (distrutta nell'ultima guerra) nel camposanto di Pisa e di affreschi
