GESTI

GESTI. - Per la determinazione delle antiche scene iconografiche cristiane è assai importante l'interpretazione dei g., che Cicerone definì «l'eloquenza del corpo» (cf. Quintiliano, Instit. 11, 3, 1).

Il cristiano, come insegna Tertulliano, pregava stando in piedi, in atteggiamento umile e modesto, tenendo sollevate le mani e allargandole in ricordo della passione del Signore (De oratore, 14, 17). Origine raccomandava di tenere gli occhi in alto (De oratore, 31; PG 11, 549). G. dell'insegnamento o di praeligere era quello del personaggio seduto con il rotolo aperto circondato dall'uditorio (Svetonio, De gramm., 16); è il g. dato al Signore tra il Collegio apostolico, sia nelle pitture cimiteriali che nei sarcofagi (p. es., in Wilpert, Sarcofagi, tav. 1, 1).

Nell'antica iconografia uno dei g. più importanti è quello dell'imposizione delle mani, che può essere adoperato per il rito di benedizione, come, p. es., quando Noè benedice i figli, Isacco benedice Giacobbe, ecc., per conferire doni soprannaturali, come nella creazione dell'uomo (Wilpert, Sarcofagi, tav. 90, 208, 10), nella moltiplicazione dei panni e dei pesci (id., Pitture, tav. 39, 2; id., Sarcofagi, tav. 1; 2, 11, 2; 65, 5), e nel Vecchio Testamento per il giudizio di Susanna (id., Pitture, tav. 14; id., Sarcofagi, tav. 190, 1).

Assai frequente è tale g. nelle scene di guarigione, p. es., del paralitico (id., Pitture, tav. 212; id., Sarcofagi, tav. 229, 1), dei ciechi (id., Pitture, tav. 129, 2; id., Sarcofagi, tav. 143, 2; 227, 2; 230, 3), del lebbroso (id., Sarcofagi, tav. 220, 1), dell'emorroissa (id., Pitture, tav. 20, 98, 130; id., Sarcofagi, tav. 39, 1; 99, 1; 123, 2), dell'ossesso (in un dittico del Louvre, cf. H. Peirce - R. Taylor, L'art byzantin, I, Parigi 1933, tav. 97).

Il g. dell'acclamazione (come nella scena della liberalitas Augusti nell'arco trionfale di Costantino) è compiuto dagli Apostoli presso la crux invicta nei sarcofagi, o da Pietro e Paolo nell'arco trionfale di S. Maria Maggiore, a lato delle insignia Christi o anche in pitture cimiteriali (Wilpert, Pitture, tav. 252).

Una cosa sacra veniva ricevuta con le mani velate (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 4a serie, 5 [1887], tav. 7). Il g. oratorio era lo stesso di quello nell'arte classica, di cui parlano Quintiliano (Instit., 11, 3, 119) e Apuleio (Metam., 2, 21). L'oratore era rappresentato tenendo chiuse le due ultime dita della mano destra, distendendo le altre e in alcuni casi con il pollice in basso (Quintiliano, Instit., 11, 3, 119; Apuleio, Metam., 2, 21).

Article illustration
(per cortesia dell' Accademia)
Gesso - G. per il ritratro di Napoleone di A. Canova - Roma, Insigne Accademia di San Luca - Pinacoteca.

Talvolta si ha il g. di supplica, di pros ratio, come in alcune pitture cimiteriali (Wilpert, Pitture, tav. 74, 2; cf. F. Josi, *Coemeterium maius*. Di un arcosolio con nuove pitture, in *Riv. di arch. crist.*, 10 [1933], p. 12, fig. 6), e in sarcofagi dove i due coniugi sono prostrati ai piedi del Signore. Si ha pure il g. d'invito, p. es., in un sarcofago dove il pastore accarezza la pecora (Wilpert, *Sarcofagi*, tav. 82, 4); il g. di minaccia del pastore (ibid., tav. 48, 2-4); il g. di spavento compiuto dai marinai atterriti quando il profeta Giona è ingoiato dal mostro (Wilpert, *Sarcofagi*, tav. 202); il g. del dolore era rappresentato dalla mano destra sotto il mento (Cipriano, *Ep.*, 11, 4), così si trova spesso Giona nelle pitture cimiteriali (Wilpert, *Pitture*, tav. 96, 100).

Si ha poi pure il g. apotropaico contro il malocchio compiuto da Pilato (Wilpert, *Sarcofagi*, tav. 13, p. 318). - Vedi tav. XVII.

**

BIBL.:** R. Garrucci, *Storia dell'arte cristiana*, VI, Prato 1881, pp. 132-135; Wilpert, *Pitture*, p. 110 seg.; id. *Mosaiken*, 1, 121; L. De Bruyne, *L'Imposition des mains dans l'art chrétien*, in *Riv. di arch. crist.* 20 (1943), pp. 41-153. Enrico Josi.