IEROBOAM I. - Red'Israele (ca. 932-911 a. C.), figlio della vedova Sarva, della tribù di Ephraim. Fondò la prima dinastia nel Regno d'Israele dopo lo scisma.
Già durante il Regno di Salomone si era distinto come intelligente lavoratore ed era stato soprintendente degli operai del casato di Giuseppe (I Reg. 11, 26 sgg.). Ma negli ultimi anni di questo re, mentre si costruiva il millo' (opera di fortificazione già iniziata da David), I. si ribellò al suo sovrano: il motivo d'un tale gesto dovette essere il crescente malcontento nel popolo per i continui aggravi fiscali imposti dai nuovi lavori. In quel periodo il profeta Ahia gli significò con un'azione simbolica (stracciando il pallio in 12 parti) che sarebbe divenuto capo di 10 tribù (I Reg. 11, 29-39). Perseguitato quindi da Salomone, cercò rifugio in Egitto presso il faraone Sesac. Richiamato in patria dopo la morte di Salomone (a. 932 a. C.), fu incaricato ROBOAM (v.), nel convegno di Sichem, le richieste del popolo per un regime meno gravoso. Ma essendosi Robaam deciso per l'intransigenza, le tribù settentrionali si ribellarono alla dinastia davidica ed elessero un proprio re nella persona dello stesso I. (I Reg. 12, 1-26).
Così la nazione restò divisa in due regni: quello meridionale (Regno di Giuda), che continuò sotto la dinastia davidica, con l'obbedienza della tribù di Giuda e praticamente della tribù di Simeon e di vari elementi di Benjamin, e quello settentrionale («Regno di Ephraim»)
o «d'Israele», detto più tardi anche «di Samaria»), che aveva dalla sua parte le rimanenti tribù con un più vasto territorio, comprendente la parte settentrionale della Cisgiordania e tutta la Transgiordania occupata.
Avvenuta la scissione, I. pensò subito a consolidare il nuovo Regno con provvedimenti di carattere politico-militare. Fortificò i principali centri, tra cui la nuova capitale Sichem, e Phanuel nel Galaad, ove per qualche tempo pose la sua residenza. Inoltre, per tagliare ogni legame con il Regno di Giuda ed impedire che il popolo fosse attratto a Gerusalemme per le pratiche religiose, diede vita nel suo Regno a due santuari scismatici: uno in Bethel (estremità sud), celebre per le memorie dei patriarchi, l'altro in Dan (estremità nord), ove fin dal tempo dei Giudici (Iude. 18, 27-31) era stato un santuario illegittimo. Quivi istituì un servizio di sacerdoti ed un ciclo di riti e di feste religiose analoghe a quelle che si celebravano nel Tempio di Gerusalemme: è ricordata in particolare la festa dei Tabernacoli, la più popolare di tutte, la cui celebrazione venne però spostata di un mese. E quel ch'è più grave, collocò in questi due santuari un vitello d'oro ed invitò il popolo ad adorare Jahweh sotto quella figura (I Reg. 12, 26-33), a un disprezzo come Aronne aveva fatto nel deserto. Era la flagrante violazione d'una delle più delicate leggi mosaiche, e sebbene non fosse per se stesso un atto idolatrico - così gli odierni esegeti ritengono - tuttavia era per il popolo un serio pericolo d'idolatria, come si vide più tardi. Perciò il gesto di I. è severamente condannato nella S. Scrittura come un incentivo di peccato per tutto Israele (I Reg. 12, 30). Ed anche in appresso I. viene additato come colui che trascinò Israele al peccato (cf. I Reg. 15, 26; 16, 19-26; II Reg. 10, 31; ecc.).
Questo fallo fu anche la cagione della rovina e distruzione del suo casato, predettagli dallo stesso profeta Ahia che gli aveva preannunziato il trono (I Reg. 14, 1-16). Ma già all'inaugurazione dell'illegittimo culto in Bethel si alzò un profeta (I Reg. 13, 1-10) che protestò contro quella violazione della legge divina e predisse la distruzione Iosia (v.). Nonostante il severo monito, I. fece prevalere nel suo animo ambizioso considerazioni d'ordine politico. Negli ultimi anni scese a battaglia contro il re di Giuda, Abia figlio di Roboam, ma ebbe una dura sconfitta (II Par. 13: le cifre che si leggono, 400.000 e 800.000 soldati da una parte e dall'altra, sono enormi; deve esserci errore del copista o scambio di lettere: si tratta al più di 40.000 e 80.000 uomini). I. morì dopo 22 anni di regno, e gli successe il figlio Nadab (911-909), che dopo appena due anni fu assassinato da Basas; con lui ebbe fine la dinastia di I.