IEZABEL. - Figlia del re di ACAB (v.) re d'Israele (875-853), sul quale ebbe influenza nefasta, e dei cui misfatti fu in gran parte responsabile. Le conseguenze peggiori furono nel campo religioso, per la sistematica ostilità alla religione jahwistica ed il favore accordato alle divinità fenice Baal (il Baal di Tiro, detto Melkart) e Astarte.
L'idolatria dilagò sì da sommergere quasi tutta la nazione (cf. I Reg. 16, 30-33). Un tempio in onore di
Baal fu eretto nella capitale, mentre a spese della regina si mantenevano centinaia di sacerdoti di Baal e di Astarte penetrati dalla Fenicia (I Reg. 18, 19). Né il favore per i culti pagani si mantenne nei limiti d'una politica sincreticista, ma sfociò in violenta persecuzione del jahwismo, già parzialmente scosso in Israele per le Ieroboam I (v.). La persecuzione infierì soprattutto contro i più genuini esponenti della tradizione religiosa, «i profeti di Jahweh», molti dei quali furono vittime dell'odio della crudele fenicia, e solo un centinaio poterono essere messi in salvo da un pio israelita, Abdia, che li tenne nascosti nelle grotte (I Reg. 18, 4).
L'eroe più insigne Elia (v.), tipica figura del profetismo arcaico. Quando l'idolatria sembrava aver sommerso il paese, Elia predisse la triennale siccità che desolò Israele; quindi riuscì ad avere un confronto con i sacerdoti di Baal e dopo un clamoroso prodigio li sterminò. Soltanto allora venne la pioggia ristoratrice. Ma Elia incorse nell'ira furiosa della regina, e dovette cercare campo verso il sud, spingendosi fino a Bersabea e al monte Horeb (I Reg. 17-19).
L'animo perverso di I. è attestato anche dall'episodio della vigna di Naboth (I Reg. 21): per impadronirsi della vigna, indusse il marito ad uccidere con perfido espediente il legittimo proprietario. Ma la voce della giustizia tuonò inesorabile per bocca del perseguitato Elia, che rinfacciò aspramente al re e alla regina l'orribile delitto e predisse la prossima estinzione del casato ed una fine ignominiosa per l'istigatrice: «i cani divorreranno. I. nel campo di Israele» (I Reg. 21, 23; V. Iezareel): ciò si avverò alla Iehu (v.); cf. II Reg. 30-37.
Dopo la morte di Achab, I. seguitava a spadroneggiare sotto il Regno dei due figli Ochozia e Ioram. La sua influenza malefica si estese sul Regno di Giuda per il matrimonio Ioram (v.), figlio e successore di Iosaphat.
Il nome dell'empia regina divenne simbolo di donna seduttrice e istigatrice all'idolatria e alle male arti (cf. Apoc. 2, 20, la «donna di Tiatira»).