IORAM. - Re d'Israele (853-842 a. C.), figlio di Achab, successe al fratello Ochozia, morto dopo pochi mesi di regno, e fu l'ultimo re della dinastia di Amri (Omri). Dal lato religioso seguì la linea segnata da Ieroboam I (v.), ma a differenza di suo padre Achab, che aveva apertamente osteggiato il culto di Jahweh e dato libero corso all'idolatria, I. restaurò in parte il jahwismo, abbattendo il cippo (maṣṣābḥāh) di Baal, che suo padre aveva eretto (II Reg. 3, 2-3, cf. I Reg. 16, 32): successo da ascriversi all'azione dei profeti Elia ed Eliseo. Mantenne buoni rapporti con Iosaphat (v.), re di Giuda, e lo ebbe a fianco nella spedizione contro Mesa re dei Moabiti, che è il fatto più saliente del suo regno.
Di questa campagna, oltre il dettagliato racconto biblico (II Reg. 3, 4-27), si ha un riscontro nella celebre stele di Mesa, ritrovata a Dībān nel 1868 e conservata nel Museo del Louvre a Parigi (per il testo cf. H. Gressmann, Altorient. Texte, Lipsia 1926, p. 440 sg.; M.-J. Lagrange, in Rev. bibl., 10 [1901], pp. 523-25). I Moabiti erano stati assoggettati dal re Amri (886-875 a. C.), che occupò la regione di Medaba ed impose il tributo (stele, linn. 5-8). Il controllo su Moab si rafforzò sotto il re Achab; e sebbene già negli ultimi anni di questo re i Moabiti avessero tentato di scuotere il giogo, la rivolta vera e propria (secondo la chiara notizia di I Reg. 1, 1; 3, 5) avvenne dopo la morte di Achab, durante l'effimero regno di Ochozia. I., che successe dopo pochi mesi al fratello, si trovò a fronteggiarla appena salito al trono. Mosse dunque insieme con il re di Giuda, Iosaphat, e con il re di Edom, ancora sottomesso a Giuda, per attaccare i Moabiti dal sud. La lunga ed estenuante marcia per il deserto poco mancò non finisse in un disastro per la penuria dell'acqua: ma, scavate per comando del profeta Eliseo alcune fosse, queste si riempirono prodigiosamente di acqua: e l'esercito poté andare avanti. I tre alleati sostennero vittoriosamente un primo attacco dei Moabiti, penetrarono profondamente nel territorio nemico fino ad assediare la capitale Qīr-Ḥāreseth (odierna
Kerak) o «città della terracotta» (Volg.: «muri fictiles»). L'assedio fu rigoroso: il re Mesa fece disperati tentativi per spezzarlo; ma non riuscendo ad aprirsi un varco, pensò di propiziarsi il dio Chamos sacrificandogli il proprio figlio primogenito ed erede sopra il muro della città. Dopo questo fatto «si scatenò una grande collera contro gl'Israeliti, che si allontanarono da lui e fecero ritorno nella loro terra» (II Reg. 3, 27). Da queste parole si deduce che l'impresa felicemente intrapresa si risolve in un insuccesso per gli Israeliti. Non già che Jahweh infliggesse un castigo agl'Israeliti per motivo del crudele sacrificio offerto da Mesa al suo idolo, e tanto meno che la «collera» fosse scatenata dall'idolo invocato. Furono battuti dai Moabiti, a cui la vista del terribile sacrificio aveva infuso il coraggio della disperazione (G. Ricciotti, [v. bibl.], I, p. 408). Il successo è magnificato dal re Mesa nella sua iscrizione, ove però si passa sotto silenzio la parte spiacevole, che è supplita da II Reg. 3, 18-25.
Agli anni di I. va riportata gran parte dell'attività profetica di Eliseo (II Reg. 2-9). Sotto il medesimo re avvenne il terribile assedio di Samaria da parte dei Siri comandati da Benadad II: la fame fu spaventosa e diede luogo a terrificanti scene (cf. II Reg. 6, 24-33). Ma una notte improvvisamente, giusta la predizione di Eliseo, i Siri tolsero l'assedio e si diedero alla fuga. In complesso i rapporti con i re aramei furono caratterizzati da alterne amicizie e ostilità. Avendo Hazel usurpato il trono di Damasco e ucciso Benadad, I. tentò di riconquistare la città di Ramoth di Galaad: ma nel corso delle operazioni rimase ferito, e si ritirò per curarsi a Iezrael (II Reg. 9, 14 sg.). Qui, sorpreso dal nuovo re Iehu (v.), fu ucciso (II Reg. 9, 21). La dinastia di Amri aveva regnato in Israele per ca. 45 anni (886-842).
Bibliografia7 opere
Gaetano Stano