« EXULTET ». - È il precario pasquale, il solenne Lucemarium proprio alla notte di Pasqua; in sostanza cero pasquale (v.) inserita nella proclamazione e nell'esaltazione dei Misteri della stessa notte, cioè della Resurrezione e della nostra Redenzione. L'elevazione della forma e del contenuto, fa di esso un autentico capolavoro.
Già s. Agostino (De cirt. Dei, XV, 22) parla di una lode del cero pasquale 3; S. Girolamo (Epist. 18: PL 30, 182 sgg.) rimprovera il dracono Presidio di Piacenza per la eccessiva descrizione della natura, in specie delle api, nell'E. (CSEL, 6, p. 415). Enrico di Pavia (opussec. 9 e 10) e il Gelasianum (80) ce ne hanno conservato il testo. In Roma non c'era uno né della benedizione, né del cero pasquale, né dell'E. prima del sec. VIII (nel cosiddetto Gregoriano non si trova la formula); ni dicono delle chiese suburbicarie fu data licenza di benedire il cero dal sec. VI. Il formatario attuale dell'E., cantato dal dicono

L'uso risale già ai codici, dove si trova indicato il nome del possessore nei fogli di guardia, e si trasmise immutato agli incunaboli. Nella forma attuale comparve, sembra, già nel sec. XV, ma il più antico e, l'atto è del 1516. Il disegno fu ottenuto inizialmente con il pro-cesso silografico; nei secc. XVI e XVII prevalse la calco-grafia, agli inizi del XIX la litografia, poi tornò in auge la silografia. In tempi recenti l'e. l. è divenuto oggetto di studio scientifico e di collezione; la raccolta più vasta è quella del British Museum (100.000 esemplari).
Differiscono dagli e. l. i superliibros, costituiti dal nome o dall'impresa del possessore di un libro impressa sulla rilegatura.