FALSIFICAZIONI ARTISTICHE

FALSIFICAZIONI ARTISTICHE. - Quando i Romani, conquistata la Grecia, si entusiasmarono per la sua civiltà e cercarono di procurarsene i prodotti più raffinati ebbero inizio le F. Si cominciarono così ad avere delle collezioni, dei collezionisti, dei venditori di opere d'arte e, quindi, accanto agli artisti anche i falsificatori. Fedro (V, r.) ricorda le false firme apposte a prodotti scadenti per gabellari come opera di grandi maestri. Ma in questo periodo e per tutto il mondo antico il falso oggetto d'arte non ha una fisionomia così smaccata di imbroglio, come in seguito, per l'uso costante e diffuso delle copie, delle repliche, delle rielaborazioni di opere d'arte celebri. Non è nemmeno nel Rinascimento che si può parlare di falsi veri e propri, anche quando gli artisti si sforzino di produrre opere « antiche »: essi non intendono ingannare, ma intendono solo inserirsi nella cultura del mondo antico come continuità diretti, come individui appartenenti alla stessa civiltà. Essi credono di identificare il loro mondo con il mondo antico e non di ripeterlo o copiarlo. Il falso e il falsario non hanno e non vogliono avere alcuna autonomia e indipendenza, mentre gli artisti del Rinascimento e le loro opere avevano ed erano consapevoli di avere l'una e l'altra. I veri falsi cominciano con il neoclassicismo e con il Romanticismo, quando il gusto veste il manto polemico e si incorona di razionalismo. Da prima le scoperte di Ercolano e Pompei, dopo l'infatuazione purista, in seguito la moda per i primitivi e da ultimo le smodate brame collezionistiche alimentano la fiamma delle varie fucine di falsi.

I falsi più clamorosi, per il numero dei prodotti venduti per la qualità delle persone ingannate, sono senza dubbio quelli del Guerra, l'avventuriero che riprocluse, o credette di riprodurre le pitture delle città morte della Campania. Ne furono acquistate dai principali musei di Europa; il solo Kirche-riano ne possedeva 70 : ma ben presto la frode venne scoperta e diede luogo anche ad incidenti diplomatici fra la corte borbonica e la S. Sede, dato che il Guerra risiedeva a Roma. Due esemplari di questi falsi sono stati oggi riconosciuti in due piccoli dipinti del Museo nazionale romano. Altro falso celebre è la Polimnia del Musco di Cortona, pittura ad encausto su ardesia : non è però da escludere che nell'intenzione dell'artista non vi fosse alcuna idea di commettere un falso, ma piuttosto il desiderio di gareggiare con gli antichi e che sia stata soltanto la scienza archeologica a prendere un abbaglio e a giustificarsi poi gettando la colpa del proprio errore sulla presunta prova intenzione dell'artista. Falsi veri e propri invece sono tutti quelli dovuti alle botteghe di scultori romani del sec. XVIII e XIX che riempirono dei loro prodotti tenti musei : primo fra questi il Cavaceppi. Ma i loro falsi erano raffinati poiché nella quasi totalità si trattava di un frammento antico intorno al quale la fantasia dell'artista, interpretandolo, rilevava una figura o un oggetto che, a suo modo di vedere, poteva essere quello antico. I falsi più smaccati si avevano invece nel campo delle figurette di bronzo, delle monete e delle gemme, là dove la fra certe tecnicamente più facile. Falsi di diverso carattere sono poi quelli del Dossena, poiché lo scultore creava ciò che la critica desiderava, ciò che alla critica mancava per documentare un passaggio, una transizione tra due fasi. Ma i falsi erano firmati con il nome dell'artista, e quindi non di falsi doveva parlarsi ma di dote ricostruzioni, di esercitazioni in linguaggi arcaici.

La ricerca dei primitivi successivamente di tutti i quadri di artisti illustri in genere diede il via ad una serie di f. I primitivi furono i primi ad esprimere la concorrenza dei falsari che divennero abili anche nel riprodurre craquelures, nell'invecchiare artificialmente i legni, nell'adoppare tele e legni vecchi, nel produrre sui colori quelle alterazioni che normalmente produce il tempo; successivamente si ebbero falsi di tutti gli artisti più ricercati. In questo campo i falsi sono di due generi. O il dipinto è completamente falso, ossia è un'opera moderna composta nello stile del pittore prescelto, magari usando del legno o della tela antica; ovvero si tratta di un dipinto antico, opera di bottega per lo più di qualità scadente, truccato in modo da potersi attribuire a qualche artista commercialmente più redditizio e fornito sovente di qualche autorevole autentica fatta in più o meno buona fede. Ma oramai la tecnica moderna è in grado di smascherare con i suoi mezzi, analisi chimiche dei colori, esami radiografici ai raggi ultravioletti, esami fotografici e luce radente, questi falsi, e la prova ne sia che cominciano ad essere di moda le memorie di antiquari, i quali raccontano alcune delle loro più clamorose avventure o rivelano taluno dei loro trucchi : segno evidente che non hanno più alcun valore commerciale.

In questo senso anche l'odierna raffinata tecnica di restauro ha portato un contributo notevole nel pretendere il rispetto più assoluto dell'opera originale, anche nelle integrazioni delle lacune, le quali, una volta ristabilita l'unità dell'opera d'arte, devono essere sempre perfettamente riconoscibili. - Vedi tavv. LXV-LXVI.

Bibl.: C. Albizzati, s. V. ENOCH. Ital., XIV, pp. 736-80; P. Joni, Memorie di un pittore di quadri antichi, Sancassiano s. a. Michelangelo Cagiano de Azevedo