FARINA, SALVATORE

FARINA, Salvatore. - Romanziere sardo, n. a Sorso il 19 genn. 1846, m. a Milano il 15 dic. 1918. Mentre dirigeva la Gazzetta musicale della Casa Ricordi, un suo romanzo, Il tesoro di Domina (Milano 1873), gli procurò la collaborazione alla Nuova antologia.

Da allora novelle e romanzi si seguirono quasi ininterrottamente su quella rassegna di uscire non più in volumi presso vari editori; e la sua fama, superiore ai meriti, varcò i confini della patria. Seppe il F. cogliere la realtà della vita borghese. Si è pensato al mondo e all’arte di Carlo Dickens; in realtà il F. ha più affinità con altri scrittori nostri, come il De Amicis e il Barti. Nei suoi scritti notevole c’era che si saper toccare le corde del cuore (Mio figlio!, Milano 1879, che è il suo capolavoro, può veramente dirsi una “piccola, ma eterna epopea della famiglia”), ma vi è assente il senso cristiano della vita. Ha lasciato una specie di autobiografia, La mia giornata (Tarino 1910).

Bibl.: V. Dendi, Un romanziere dimenticato: S. F., Pisa 1921; B. Croce, Letteratura della nuova Italia, I, Bari 1929, pp. 192-99; A. Balestrazzi, Il romanzo di S. F., Pavia 1933; S. F., cura di F. Addis, Sassari 1942.