FAVA (FABA), GUIDO. - N. prima del 1190, m. verso il 1250. Con Buoncompagno fu la più autorevole voce della scuola di grammatica della prima metà del sec. XIII a Bologna.
Nel 1229 compose la Summa dictaminis e tra il 1239 e '50 la Gemma purpurea, di cui è parte la Doctrina ad inteniendas, incipiendas et formandas materiae et ad eu quae circa huiusmodi requiruntur, a torto giudicata dal Röckinger un'opera a sè. Nei primi capitoli vi sono liste di aggettivi da usare nelle lettere al papa e ai prelati e i sostentivi ad essi appropriati. Sono probabilmente suoi, - il Torraca pensò a Guido da Siena - i Parlamenta et epistulæ nei quali si insegna « la forma pratica dell'esemplificazione epistolare e oratoria »; di notevole efficacia l'esempio del contrasto tra il carnevale e la Quaresima. L'opera del F., in specie la Gemma, rappresenta « il più antico tentativo di una prosa d'arte in volgare italiano » (A. Monteverdi).