FAVA (FABA), GUIDO

FAVA (FABA), GUIDO. - N. prima del 1190, m. verso il 1250. Con Buoncompagno fu la più autorevole voce della scuola di grammatica della prima metà del sec. XIII a Bologna.

Nel 1229 compose la Summa dictaminis e tra il 1239 e '50 la Gemma purpurea, di cui è parte la Doctrina ad inteniendas, incipiendas et formandas materiae et ad eu quae circa huiusmodi requiruntur, a torto giudicata dal Röckinger un'opera a sè. Nei primi capitoli vi sono liste di aggettivi da usare nelle lettere al papa e ai prelati e i sostentivi ad essi appropriati. Sono probabilmente suoi, - il Torraca pensò a Guido da Siena - i Parlamenta et epistulæ nei quali si insegna « la forma pratica dell'esemplificazione epistolare e oratoria »; di notevole efficacia l'esempio del contrasto tra il carnevale e la Quaresima. L'opera del F., in specie la Gemma, rappresenta « il più antico tentativo di una prosa d'arte in volgare italiano » (A. Monteverdi).

BIBL.: F. Torraca, G. F., in Studi di st. lett., Firenze 1923, p. 33 seg.; A. Monteverdi, Testi volgari italiani dei primi tempi, Modena 1941, p. 121 seg.; A. Schaffini, L'ori di statuisti e la prosa di G. F., in Tradizione e poesia, Roma 1943, pp. 25-26; A. Monteverdi, Le formule volgari di G. F., in Saggi neddetini, ivi 1945, pp. 75-103. Giovanni Fallani
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“FAVA (FABA), GUIDO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 649. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/fava-faba-guido.