FILIPPI

FILIPPI. - Prima città della Macedonia evan-gelizzata durante il secondo viaggio apostolico da Paolo e Sila, ai quali s'erano uniti di recente Timoteo e Luca. Il passaggio in Europa avvenne in seguito a due interventi dello Spirito Santo (Act. 16, 6 sg.), che diresse il viaggio verso Troade, dove a Paolo apparve nel sonno un macedone che ne implorava l'aiuto (Act. 16, 9). Era l'a. 50 e 51: data molto importante per la cristianizzazione del continente europeo; quantunque ci fosse già nella capitale del- l'Impero, anche se non vi era ancora venuto Pietro, un nucleo attivo di cristiani.

In due giorni i missionari raggiunsero il porto di Neapolis (Cavalla), da cui F. distava ca. 15 km. I dati che fornisce s. Luca rispondono molto bene alle conoscenze che di F. danno copiose fonti scritte e monumentali. La città (Colonia Julia Augusta Philippensis o Philipp- pensium) era retta dal ius Italicum; i suoi cittadini si vantavano del titolo di "Romani" (Act. 16, 21); la giustizia era amministrata dai duumviri iuris dicundo, chiamati da Luca (Act. 16, 20, 22 ecc.) o tropanys, i quali si facevano procedere dai Hicotes (βαβδούχοι, Act. 16, 35-38). È variamente risolta la difficoltà creata da Act. 16, 12, che parrebbe fare di F. il capoluogo di una delle quest- tro circoscrizioni (μεσόθες), in cui la Macedonia era stata divisa dopo la conquista romana, mentre questo

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(de P. Leneris, Phitipps et la Macdonia sciculate a l'ngon thertionn: it lecontor. Parnd 195. tars it ni FILIPPI - Planta della basilica a nord del Foro (ca. 500 ).

avrebbe ricevuto notizie di mene di giudazzenti a danno della diletta comunità, nonché della persistente cattiva condotta di alcuni, c

titolo spettava in Anfipoli (cf. A. Wickenhauser, Die Apostelgeschichte und ihr Geschichtswort, Münster 1921, p. 334 sq.; H. J. Cadbury, in F. J. F. Jackson-K. Lake, The beginnings of Christianity, IV, Londra 1933, p. 189; P. Collart, p. 457).

L'evangelizzazione di F. cominciò una mattina di sabato sulla riva del Cangas o Cangites nel recinto della epoca viva giudicata dove alcune donne accolsero promettente il messaggio di Paolo. Tra esse si distinse per generosità una mercantessa di porpori, originaria di Titania in Lidia, che ospitò i missionari in casa sua. Questa divenne, così, il centro spirituale della nascente comunità. La liberazione di una giovane pittoresca provocò, per le mense del padrone economico, le danneggiatrici, una specie di sollevazione popolare, in cui i magistrati fecero figliere Paolo e Sila, gettandoli poi in carcere.

La preghiera notturna del due prigio-nieri e un terremoto miracoloso portarono alla conversione del carcere e della sua famiglia. L'ordine di liberazione quasi clandestina, dato la mattina dopo, parse occasione a Paolo di far valere i diritti di cittadinanza romana, obbligando i magistrati, preoccupati delle conseguenze del loro atto inconsueto, a recarsi personalmente a liberare i prigionieri. Tutto servì a rafforzare la giovane comunità; la quale, quando Paolo e Sila, aderendo alla preghiera dei duumvirii, lasciarono F., rimase affidata alle cure, sembra, di Luca per alcuni anni. Infatti il «noi» non ritorna che in Act. 20, 5, verso la fine del terzo viaggio missionario. Parte non piccola nello sviluppo della comunità di F. ebbe l'elemento femminile. Con la conversione del carcere e della sua famiglia era entrato un primo nucleo di pagani, che non avevano avuto contatti con il giudaismo; e gli etnico-cristiani formarono il grosso di questa Chiesa. Altri personaggi in vista sono un Clemente il «genuino Sizigo» (Phil. 4, 3): si tratta di un nome proprio; e quelle due donne Evodia e Sintiche, che vengono pregate garbatamente di mettersi d'accordo (Phil. 4, 2).

Paolo ritornò a F. per la Pasqua del 50 o 57 (Act. 20, 6); quasi certamente nel viaggio attraversò la Macedonia di cui in Act. 20, 2; con molta probabilità, dopo la fine della prima prigionia romana (I Tim. 1, 3). Oltre queste visite, ci furono tra Paolo e F. rapporti epistolari (v. FILIPPI, Epistola ai) e per mezzo d'inviari delle due parti (Act. 19, 22, 29; Phil. 2, 19-30).

Questa Chiesa prediletta di Paolo dovette per molto tempo mantenersi in floride condizioni. Ad essa sono indirizzate due lettere ricche di elogi e di reminiscenze paoline: una di s. Ignazio d'Antiochia, l'altra di s. Policarpo. I vescovi di F. figurano come firmatari in quattro cinque concili: Porfirio in quello di Sardica (34); Flaviano in quello ecumenico di Efeso (43), ove rappresentava pure il vescovo Rufo di Tessalonica; Sozon tanto al la- tivatinum Ephesinum (44) quanto all'opposto Concilio ecumenico di Calcedonia (45). Oggi è riciclicosi titolare.

Bibl.: W. M. Ramsay, The Church in the Roman empire, Londra 1893, p. 156 sqq.; id., St. Paul the traveller and the Roman citizen, 1819, p. 231-26; C. H. Turner, Philippi, in Dict. of the Bible, III, pp. 837-40; L. Fillion, Philippes, in DB, V collat., Philippes, ville de Macedonia, Paris 1937.

ArchEOLOGIA. — Appartiene durante l'età romana alla prefettura pretoria d'Italia e quindi alla diocesi civile della Macedonia; la sua ubicazione la rese come il punto di incontro tra l'Occidente e l'Oriente; ma a poco a poco Costantinopoli prevalse e la colonia romana cominciò a staccarsi dal mondo latino, prima divenendo la pars orientis dell'Impero per poi a poco a poco tornare ad essere una città greca di Oriente.

Gli scavi eseguiti a più riprese a F. dalla «Ecole française d'Archénes» hanno fatto conoscere non solo i monumenti civili e del culto pagano, ma anche quelli cristiani, grazie soprattutto alla recente opera fondamentale di P. Lemerle sia per l'antichità cristiana che per il periodo giustinianeo.

I monumenti cristiani di F. giunti a oggi non sono anteriori all'età costantiniana. Due importanti basiliche cristiane furono costate a sud del Ligure, e furono costate dal Lemerle nel 1937, risalenti a 135 m. per 45 di larghezza; e a tre navate, con transetto, cattedra nell'abside, davanti a questa, l'altare, pulito circolare, pareti del battistero rivestite di lastre marmoree; la sua pianta richiama quella della basilica di Nicopoli. La basilica a sud del Foro, detta «Direktor» (delle colonne), fu esplorata prima dallo Straygowski (Die Ruine von Philippi, in Byzantinische Zeitschrift, 11 [1902], pp. 473-90), poi dall'«Ecole française d'Archénes» tra il 1932 e il 1934. Essa è datata dal Lemerle all'età giustinianea; e a tre navate, lunga m. 115, larga 65; era a cupola con abside rinforzata esternamente da contrafforti; nell'interno era al centro la cattedra, altare davanti all'abside, transetto, pulito circolare, gallerie superiori; il suo tipo architettonico dipende direttamente da Costantinopoli, anzi da S. Irene, mentre la sua decorazione si ricollega a S. Sofia, specie per le sue cornici e i suoi capitelli a fogliami; i suoi pilastri furono eseguiti con materiale di ricupero.

Un intero capitolo dell'opera del Lemerle è dedicato all'epigrafia cristiana di F. In un rilievo dell'acropoli furono graffite alcune croci; anche sul fianco di un cippo dedicato a Iside Regina fu incisa una croce e una colomba, una invocazione al Redentore perché protegga la città; contro la porta della città, dove la Via a Egamia si dirige verso il mare, furono poste lastre marmoree con frammenti della corrispondenza sporcata fra Abgar d'Ossone e Gesù Cristo (C. Picard, Un texte nouveau de la correspondance entre Abgar d'Ossone et Jesus-Christ, gravé sur une porte de la ville à Philippes, in Bull. de correspondance hellénique, 44 [1920], pp. 41-69).

Le iscrizioni funerarie cristiane sono tutte in greco; si ricordano una Posidonia diaconesca e una Pancaria canonichessa (addetta a prestare gli ultimi uffici ai defunti), un Aurelio Ciriaco istruttore, un Aurelio Capitone sacerdote della chiesa cattolica, morto nel 381; su sei iscri-

nonagenario prima del giugno 1650.

Entrato nell'Ordinio di S. Domenico a Roma (convento di S. Maria sopra Minerva), insegnò per più anni e con plauso nei conventi perugino e romano, meritando il più alto riconoscimento dell'Ordine con il magistero S. Teologia.

Lasciti pregiate opere tra cui sono da ricordare: Relazioni quattro libri logiche: I. De causis specirem intelligibilium angelici intellectus; II. De acu angustatione coriantis; III. De supernaturalitate Gratione et visionis beatificae et cantatis; IV. De distinctione specifica angelorum (Roma 1614).

Bibl.: B. Reichert, Acta Capitolium generalium Ord Prud., VII, Roma 1902, p. 352; Quell'Echard, II, pp. 558-559 a. Abele Redigenda.