S (1939), pp. 151-85; id., Humanismus in Concilio Florenzino, in
Acta Academiae Velchradensis, 15 (1929), pp. 193-211; E. Gandil,
Bessarion Nicaeensis in Concilio Florenzino, in Orientalia Christiana
Periodica, 6 (1940), pp. 417-66; G. Hofmann, Köpfen und Acht-
tier auf dem Konzil von Florenz, ibid., 8 (1942), pp. 5-39; id.,
Das Konzil von Florenz in Rom, ibid., 15 (1949), 71-84.
Giorgio Hofmann
FIRENZUOLA, AGNOLO. - Letterato, n. a Fin-
renze nel 1493, m. a Prato il 27 giugno 1543. Amico
dell'Aretino, quindi monaco vallombrosano e procu-
ratore del suo Ordine presso la corte pontificia, nel
1526 fu dispensato dai voti religiosi, conservando
i benefici ecclesiastici. Dal 1543 dimorò a Firenze e
a Prato, afflitto dalla sifilide e, negli ultimi anni, dalla
povertà. Fondò l'Accademia dell'Addiaccio, precor-
ritrice dell'Arcadia.
Scrisse liriche, due commedie, gli incompiuti Ra-
gionamenti d'amore, Delle bellezze delle donne, Della per-
fetta bellezza d'una donna, La prima veste degli amanti
(rifacimento del Panciattana attraverso il Directorium
humanae vitae di Giovanni da Capua e la volgarizza-
zione spagnola Esemplario contra los angulos y peligros
del mundo). Traduzione, con trasfigurazione soggettiva,
l'Ariano d'oro di Apuleio e si oppose alle innovazioni gra-
fiche del Trissino col Discacciamento delle nuove lettere
intimamente aggiunte nella lingua toscana, discorso appre-
zato da Clemente VII.
Nella libera vita e negli scritti non seppe elevarsi
al di sopra di una elementare sensualità, che della donna
gli fece cercare e fissare solo un'ecclettica perfezione es-
riore e che l'elaborazione fantastica orientò, di preferenza,
verso l'istintivo mondo animalesco. I problemi morali,
ravolta perseguiti, vaniscono nel garbato e, spesso, li-
cenzioso novellare, anche se sotto la sensualità del F. si
stata avvertita quella tristezza stanca, che per gli spiriti
meglio dotati è avvio al superamento nel dolore.