FIRMICO MATERNO. - Scrittore latino del V sec. d. C. sotto il cui nome vanno un trattato di astrologia, di sensi pagani, ed un'opera apologetica cristiana.
D'ordine senatorio ed originario di Sicilia, dopo aver abbandonata la carriera forense divenne scrittore, compilando tra il 334 e il 337, per suggerimento del proconsolo campano Lolliano Mavorzio, un vasto trattato di astrologia (Matheis), nel quale espose tutto il proprio sapere sulla astrologia greca ed asiatica, derivandolo principalmente da Manilio. Sono otto libri, ai quali il primo fa da introduzione; nel porre quivi i fondamenti della scienza, F. si sforza, pur sentendone la difficoltà, di dare più sicuro significato umano all'astrologia, collegandola con la morale. Con l'estinzione della scienza astrologica è cessato l'interesse pratico che per molti secoli, e specialmente nel medioevo, aveva fatto ricercare il trattato, il quale resta solo interessante per gli accenni, che vi si ritrovano alla morale del tempo a come documento storico. Nell'altra opera De errore profanorum religionum il contenuto cristiano ha dato luogo ad una questione lungamente agitata per la difficoltà, ora superata, di supporre, nei dieci anni che intercorrono tra le due opere, la conversione dell'autore del trattato astrologico. Nel De errore, uscito nel 346-50, gli argomenti consueti dell'apologetica non si accrescono di motivi polemici originali ma si accendono invece di un tono violento fino allora inusitato. L'autore non cerca l'estinzione del paganesimo attraverso l'insegnamento e la conversione, ma con l'intervento delle forze secolari, degli imperatori Costanzo e Costante, ai quali l'opera è indirizzata, in nome della missione loro affidata da Dio, che sarà ricompensata da benedizione celeste e dalla confisca dei preziosi simulacri pagani. Il libro si divide in due parti: nell'una si combattono le religioni della natura e i misteri: nel-
l'altra più particolarmente i symbola, cioè i segni ai quali si riconoscevano i partecipanti ai misteri di Dioniso, Mithra ecc.
La polemica è quindi diretta piuttosto contro gli Egiai e gli altri popoli orientali che contro i Romani, forse per i maggiori pericoli che presentava la possibile confusione tra le pratiche cristiane e quelle dei misteri. L'erudizione trae dall'opera utili cognizioni circa gli antichi misteri.