FIRMILIANO DI CESAREA

FIRMILIANO di CESAREA. - Una tra le più eminenti figure dell'esposito del suo tempo, fu vescovo di Cesarea in Cappadocia dal 230. Mantenne cordiali relazioni con Origene, di cui fu discepolo e protettore; condannò con i vescovi dell'Oriente il novanzianismo, presiedette il I e il II Sinodo di Antiochia (163-266) contro Paolo di Samostat; morì a Tarsus in Cilicia, mentre si recava al III, nel 268-69.

S. Basilio accenna a un'opera (ἀγῶς) in cui F. professava la fede ortodossa sullo Spirito Santo (De Spir. S., 39, 74). Una storia delle persecuzioni gli è attribuita da Mosè di Coreno, ma la notizia è di dubbia attendibilità. È noto soprattutto per la parte sostenuta nella questione del Battesimo degli eretici. In una lettera, probabilmente della fine del 256, a S. Cipriano, che questi dove tradurre dal greco (la 75a dell'esplorazione cipriane), vuol dimostrare, contro il papa Stefano, che egli biasima aspramente l'invalidità del Battesimo amministrato dagli eretici.

Bibl.: Ponte principale è Eusebio, Hist. ecc., VI, 26, 27, 46, VII, 3, 28, 30, Cf. B. Bessue, Acta SS. Octobris, 12 (1867), pp. 470-510; Bardenhewer, II, pp. 312-14.

Michele Pellegrino