GALLIZIA, Pio ALESSANDRO. - Missionario parnubita, vescovo di Selasma e secondo vicario apostolico della Missione di Ava e Pegù in Birmania, n. a V. rallo nel 1701, m. nel Pegù nel marzo 1745.
Insegnava teologia dogmatica a Roma quando nel 1726 partì per il Pegù, arrivando a Siriam il 27 gen. 1728, senza però poter andare fino ad Ava dove due mesi dopo moriva il P. Calchi, primo vicario apostolico. Imparò a sostenere da solo la missione, nel 1737 ritornò in Italia chiedere aiuti. Ottenuto da Benedetto XIV nel 1770 che tutta la missione fosse di nuovo affidata ai Barnabiti (mentre, dopo la morte del P. Calchi, il regno di Ava era stato affidato a sacerdoti secolari, lasciandosi ai Barnabiti il Martapan e il Pegù), e consacrato vescovo per le mani dello stesso Pontefice, nel febbr. del 1741 riparò con altri 4 confratelli: il P. Nerini con il fratello Angelo Capello e il P. Alessandro Mondelli, lettore di teologia a Milano, e Giovanni del Conte non ancora sacerdote: approdarono a Siriam tra il 1742 e il 1743. Avuta ampli libertà dal re peguano Siriang-To, il vescovo con gli ultimi due si stabilirono nell'antica città regia di Pegù, costruendovi chiesa a casa prendendovi a predicare e funzionare anche pubblicamente. Ma durante la guerra tra i Barmani di Ava e i Peguani proclamati indipendenti, coinvolti in un'imboscata tesa dal sospettoso re peguano una squadra di soldati europei avventurieri presentati d'improvviso nel porto di Siriam, mentre il Nerino con il fratello Capello a Siriam riuscivano a salvarsi per allora con la fuga, mons. G. con i pp. Del Conte e Mondelli, che accompagnavano gli Europei, caddero assassinati dai Peguani nei boschi tra Pegù e Siriam, nel marzo 1745.
Un suo Compendio della dottrina cristiana e ragioni per abbracciarla, come il Libro di preghiere quotidiane, un Catechismo un Dizionario barmano dei suoi due confratelli, sono andati perduti.
Un altro p. Pio ALESSANDRO GALLIZIA (1735-63), pure barnabita di Varallo, nipote del precedente, fu missionario operosissimo nella stessa missione di Ava dal 1760, assieme al P. Sebastiano Donati; ma vi morì presto, nel 1763, a Monla, poco dopo del suo compagno.