GENUFLESSIONE. - È l'atto di piegare il ginocchio destro come gesto di venerazione e, per estensione, l'atteggiamento che si prende nella preghiera restando poggiati sulle ginocchia per un certo tempo in determinati momenti. I primi cristiani non hanno fatto altro che continuare negli stessi usi ebraici. È noto infatti da Egesippo che s. Giacomo apostolo, vescovo di Gerusalemme, passava lungo

Nell'antichità cristiana era assai frequente la preghiera in ginocchio, ed i monaci solevano genuflettere al termine di ogni salmo. In Irlanda la g. era molto in uso, e di alcuni santi si sa che la praticavano centinaia di volte al giorno. Nelle Gallie, stando al can. 37 del III Concilio di Tours dell'anno 813, non ci si genufletteva il giorno di Pasqua e durante il tempo pasquale. Nelle Messe delle Tempora, che sono molto antiche ed hanno uno spiccato carattere di penitenza, c'è ancora l'invito del diacono ai fedeli di genuflettersi: Flectamus genna. La g., che si fa piegando fino a terra il ginocchio destro, s'è introdotta piuttosto tardi, e solo nella Chiesa latina, per il S.mo Sacramento, il Papa, i vescovi. Gli Orientali hanno in sua vece la metanoia, che è un profondo inchino fino a toccar terra con la destra, seguito dal bacio delle estremità delle dita riunite e dal segno della croce.
Bust.: H. Leclercq, Génuflexion, in DACL, VI, coll. 1017-21; F. Cabrol, Le livre de la prière antique, Tours 1929, p. 118 seg. Silverio Mattei