Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951 Liturgia Liturgisti

GIOVANNI ARCICANTORE

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GIOVANNI ARCICANTORE. - Abate del piccolo monastero di S. Martino, adiacente alla basilica di S. Pietro in Vaticano e primicerio della Schola cantorum di S. Pietro, quando, nel 678, con il consenso di papa Agatone, fu da Benedetto Biscop (v.) condotto in Inghilterra per l'insegnamento del canto e della liturgia romana nella nuova grande abbazia di Wearmouth.

Il suo insegnamento comprendeva tanto l'Ufficio divino, quanto le cerimonie della Messa: ordinem cantandi, psallendi, atque in Ecclesia ministrandi (Vita abb., cap. 6) e si estendeva a tutto l'anno ecclesiastico: cursum canendi annuum, sicut ad S. Petrum agebatur... et quae totius anni circulus in celebratione dierum festorum poscebat (Hist. eccl., IV, 18). G. tenne cioè un vero corso completo di liturgia di cui non pauca etiam litteris mandata reliquit (Vita Abb., cap. 6). E il ven. Beda informa ancora che tali scritti si conservavano nella biblioteca del suo monastero, mentre delle copie circolavano per ogni dove, a multis circumsquique transcripta.

Il fatto è della massima importanza per la storia della liturgia romana. Alla fine del sec. VII e nel sec. VIII la liturgia nelle regioni anglosassoni dovette essere in certo modo adattata a quella di S. Pietro; e per il continuo affluire di monaci inglesi nella Francia settentrionale, nei paesi del Reno e in altri luoghi del continente, essa esercitò un notevole influsso anche fuori dell'Inghilterra, in molti centri dell'Occidente europeo.

Il p. Carlo Silva-Tarouca ha individuato nell'Anonimo di S. Gallo (il cod. 349) gli scritti superstiti di G., specie quel suo prezioso Ordo Romanus, ch'è il più antico che oggi si conosca con il nome dell'autore.

Tali scritti sono: 1) Ordo ecclesiasticus anni circuli, diviso in due parti, il Capitulare e l'Instrutio. Di questo Ordo è copia più o meno fedele il Breviarium ecclesiastici ordinis contenuto nei due codici di Lorsch (oggi in Vaticano, Pal. 574) e di Murbach (oggi a Gotha, memb. I, n. 85), ambedue della fine del sec. VIII. 2) De Cursu diurno vel nocturno, istruzione per monaci circa la distribuzione delle Ore canoniche per i vari tempi della giornata. 3) De Convicio, ossia le usanze rituali di un refettorio monastico romano. 4) Un'Apologia del rito romano, annessa all'opuscolo De Convicio (ambedue questi scritti in PL 138, 1345-50, secondo l'ed. di Gerbertus). Il cod. 349 di S. Gallo, nella parte che ha conservato questi documenti liturgici (ff. [39] 54-118), è in una scrittura minuscola che già si avvicina alla cosiddetta carolina, con elementi arcaici che permettono di assegnarla agli ultimi decenni del 700 piuttosto che ai primi dell'800; ma è copia di un altro codice più antico, scattice scriptus, cioè proveniente dall'Inghilterra.

Inoltre G., secondo Beda (che forse l'ebbe maestro), si recò in Inghilterra, non soltanto come maestro dei monaci di Wearmouth, ma anche come legato del Papa, incaricato d'informarsi dell'ortodossia degli Inglesi: ut cuius esset fidei Anglorum Ecclesia, diligenter edisceret, Romanque rediens referret. A questo fine prese parte al Sinodo di Hatfield, convocato dall'arcivescovo Teodoro di Canterbury nel 680, e ne sottoscrisse, insieme ai vescovi, i decreti (cf. Hist. eccl., IV, 17 sgg.). Facendo, in quello stesso anno, ritorno a Roma, appena giunto in Francia fu colpito da malore « ac defunctus est ».

Il suo corpo fu portato a Tours, e sepolto in quel celebre monastero di S. Martino, ove egli già aveva soggiornato recandosi in Inghilterra. In un catalogo dei santi raffigurati in un altare della cattedrale di Durham, catalogo composto nella prima metà del sec. XV dal priore Wessington, si trova anche questo nome: Sanctus Johannes, archicantor Ecclesiae Sancti Petri Roman, tabus (Rites of Durham, ed. Fowler, in Publications of the Surtees Society, 107 [1902], p. 134).

Bibliografia9 opere
BIBL.: Ven. Beda, Hist. eccl. gentis Anglorum, IV, 16; V, 24; Hist. abbatum, § 6; Hom. 17; cf. PL 94 e 95; ed. critica di C. Plummer, Ven. Bedae opera hist., I, Oxford 1866, rispettivamente pp. 240-42, 319, 368-70. C. Silva-Tarouca, G. Archicantor di S. Pietro a Roma e l'Ordo Romanus da lui composto (a. 680), in Miscellanea Giov. Butt. De Rossi, I Citti della Pontificia Accademia Romana di archeologia, 3ª serie; Minorie, I, 1, Roma 1923, pp. 159-219; con edizione critica dei testi; G. Morin, in Bulletin d'ancienne littérature chrétienne latine, 1 (1929), n. 362, condivide le conclusioni di Silva-Tarouca; per alcune critiche e riserve alle medesime, cf. invece: K. Mohlberg, in Jahrbuch für Liturgiewissenschaft, 4 (1924), pp. 178-82; A. Baumstark, ibid., 5 (1925), pp. 153-58, e W. H. Frere, Studies in early roman liturgy, 1: The halvador, Oxford 1930, pp. 42, 40, 51.

Per le varie edizioni (parziali) e i vari codici degli scritti di G. cf. M. Andrieu, Les Ordines Romanes du haut moyen âge, I, Lovanio 1931, pp. 10-13 (Ord. XIV-XIX), 330-33, 491-92.

Igino Cecchetti

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), coll. 511–512.

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Cecchetti, Igino. “Giovanni Arcicantore.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 511–512. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/giovanni-arcicantore.

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Cecchetti, Igino. “Giovanni Arcicantore.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 511–512. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/giovanni-arcicantore.

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