GÉRSOM BEN JÉHUDHAH

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Gérsom Ben Jéhudhah. - Autorità rabbinica, detto «luce della diaspora», della fine del X e principio dell'XI sec., m. a Magonza. Alla scuola talmudica da lui diretta accorsero molti giovani dai più svariati paesi. Fu la mite nel giudicare alcuni ebrei di Magonza, fra cui suo figlio, che si convertirono al cristianesimo pur di sfuggire al bando della città, da parte dell'imperatore Enrico II. Trascrisse di proprio pugno, per far evitare varianti malsicure, il testo della Gérmàr (v.) e della Bibbia, Talmud (v.) in stile dei gé'ônfîm (v.). Era anche un grande decisore (v. DECISORI).

Tra le «istituzioni di G.» (alcune sono posteriori, ma furono trasmesse a nome suo) vanno annoverate: il divieto della poligamia (tale divieto nella mente di G. era temporaneo, ma l'ebraismo occidentale lo dichiarò duraturo), il divieto di divorziare contro la volontà della donna, l'obbligo di sostentamento da parte della comunità alle donne abbandonate dai mariti, il divieto di sequestro di depositi (non costituenti un pegno vero e proprio) in seguito a debiti non pagati, di ricorrere (se non in cause di grande importanza) a tribunali non ebraici, l'obbligo dell'osservanza del segreto epistolare. G. è autore di molte composizioni liturgiche.

Bibl.: S. Dubnow, Weltgeschichte des jüdischen Volkes, IV, Berlino 1926, pp. 146-48, 487 sq.; S. A. Horodetzky, s. V. ENOCH. Jud., VII, pp. 313-16. Eugenio Zolli