GIBERTI, GIAN MATTEO. - N. a Palermo il 20 sett. 1495, m. a Verona il 30 dic. 1543. Governatore di Tivoli a vent'anni. A Roma è intimo del card. Giulio de' Medici, il quale, eletto pontefice col nome di Clemente VII, lo nomina suo datario. Nel 1524 è vescovo di Verona. La sua attività politica è legata al tentativo di alleanza della S. Sede con Francesco I. È il G. che spinge il Papa all'altezza col re di Francia del genn. 1525. Fautore della lega di Cognac (1526), durante il sacco di Roma rimane chiuso col Papa in Castel S. Angelo (1527). Solo dopo il crollo delle sue speranze politiche passa alla diocesi veronese (febbr. 1528). Nel 1537 cerca di trattare la tregua tra Carlo V e Francesco I: tentativo che fallì per l'impossibilità per Francesco I di parlar di pace, se Carlo V non avesse ceduto il ducato di Milano o non lo avesse affidato in pegno al Papa; come pure fallì l'altro tentativo del G. di spingere Enrico VIII a rinunziare allo scisma.
Delusioni complete dunque per il G. nella vita politica, una vita alla quale d'altronde non si sentiva intimamente attratto. La sua attività caritativa e le sue stesse amicizie romane (Jacopo Sadoleto, Gaspare Contarini, Gian Pietro Carafa, Reginaldo Pole, Girolamo Alcardo, Pietro Bembo, Vittoria Colonna) mostrano le sue propensioni e le sue affinità più spirituali e culturali che politiche. E difatti se la sua attività politica fu un fallimento, non fu un fallimento la sua opera pastorale. Dal suo passaggio alla sede vescovile fino alla morte lavorò con accanimento ed entusiasmo al rinnovamento citico-religioso della sua diocesi: qui è la sua opera più ricca e duratura di riformatore, di attuatore di quella *renovatio* auspicata da vari anni dagli spiriti più pensosi delle sorti del cattolicesimo. Le *Constitutiones*, da lui compilate per i bisogni della diocesi, furono poi prese a modello da molti in Italia e fuori.
Parsimonioso, facile all'ira ma pure al dominio di se stesso e alla condiscendenza verso gli altri, di rapida immaginazione, veloce nella pratica degli affari, ricco di fervore, è tra le figure più suggestive della riforma cattolica.