GIOVANNI da PIAN DEL CARPINE. - Francescano, missionario; n. sul finire del sec. XII a Pian del Carpine (Perugia), vestì l'abito francescano. La prima notizia che si ha di lui è del 1221, quando fu mandato da s. Francesco in Germania con la seconda spedizione di Frati Minori alla quale preparò la strada (cf. Giordano da Giano, Cronica, in Anal. Franc., I, 9).
Nel 1222 fu eletto custode di Sassonia, fondando conventi in varie città tedesche (Hildesheim, Albertstadt, Magdeburgo, ecc.); nel 1228 fu ministro provinciale di Teutonia e nel 1230, in viaggio per il Capitolo generale d'Assisi, fondò il convento di Metz. Il Capitolo generale gli affidava il governo dei frati in Spagna. Ritornò nel 1233 al governo della Sassonia, rimanendovi per sei anni ed estendendo l'Ordine in Boemia, Ungheria, Polonia. Tra il 1239 e il 1245 non si hanno notizie. Ma in quest'anno Innocenzo IV lo manda come suo legato a Tartari e in 16 mesi compie la sua missione, e di ritorno resta per tre mesi presso il Sommo Pontefice. Dopo di che è spedito come ambasciatore a Luigi IX di Francia, perché rimandi la spedizione di Terra Santa. Eletto vescovo di Antivari (non si sa con precisione l'anno), nel 1248 occupava la sua sede fra contrasti e difficoltà che durarono fino alla sua morte, avvenuta il 10 ag. 1252.
Frutto della sua legazione ai Tartari è la sua Historia Mongolorum che, oltre quattro capitoli introduttivi in cui tratta della geografia, degli usi, costumi e religione dei Tartari, contiene una rapida sintesi storica dell'accrescersi dell'Impero, e una minuta descrizione del loro esercito e dei loro metodi di combattimento, dipingendo a vivi colori le loro crudeltà per animare gli occidentali ad armarsi ed unirsi contro un nemico tanto potente e pericoloso. È questo il fine della relazione. In una seconda redazione aggiunse altri capitoli con più particolari registri riferimenti personali. La relazione ha un grandissimo valore storico ed etnografico; fu pubblicata parecchie volte e se ne fecero anche versioni in varie lingue. La più recente e migliore edizione è quella curata da p. A. van den Wyngaert, in Sinica Franciscana, I, pp. 27-130.