GIOVANNI FISHER, SANTO

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GIOVANNI FISHER, santo. - N. a Beverley (Yorkshire) ca. il 1469, m. a Londra il 22 giugno 1535. Compiuti gli studi alla scuola di Guglielmo di Melton nell'Università di Cambridge, divenne magister artium nel 1491 e poco dopo fu ordinato sacerdote. Nel 1501 venne eletto vicecancelliere dell'Università, nel 1504 cancelliere e subito dopo vecchio di Rochester (Roffensis). Con il favore della regina Margherita diede un nuovo ordinamento alla Università di Cambridge, secondo lo spirito e il metodo umanistico. Erasmo di Rotterdam, onorevolmente ospitato da F., scrisse: «(Cantabrigia) sic effloruit, ut cum primis huius saeculi scholis certare possit» (Ep. ad Bovillum a. 1516, ed B. Allen, II, Oxford 1910, p. 328).

Appassionato cultore della Bibbia e dei Padri, adunò nel suo palazzo episcopale una ricca biblioteca, tra le migliori del tempo. Negli scritti si riflette la sua multiforme cultura, prevalentemente positiva, pur venata di speculazioni di tinta scetista, secondo le tradizioni cantabrigesi. Perfetto umanista cristiano, non si distrasse nei grandi uffici, né approfittò del favore della corte e dell'amicizia di Enrico VIII, ma, esempio raro a quei tempi, si consacrò alla predicazione nella sua diocesi, che pur essendo tra le più povere, non volle mai abbandonare. La costante mortificazione, sorretta da un singolare fervore di spirito e congiunta ai disagi dello studio e dall'apostolato prima e dalla prigionia poi, fece del F. uno scheletro ambulante, che appena poté salire il palco dell'esecuzione. Un uomo di questa tempra non poteva cedere alle minacce di Enrico VIII (v.) nella famosa questione del divorzio. F. resistette insieme con s. Tommaso Moro (v.), subì la dura reclusione nella torre di Londra, dove gli giunse la notizia della sua creazione a cardinale, e poco dopo impreziosì la porpora col suo sangue, vero martire della difesa del pontificato romano.

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Giovanni Fisher, santo - Ritratto disegnato da H. Holbein. Londra, British Museum.

MORTO, (v.), subì la dura reclusione nella torre di Londra, dove gli giunse la notizia della sua creazione a cardinale, e poco dopo impreziosì la porpora col suo sangue, vero martire della difesa del pontificato romano.

S'risse: Treatyse concernynghe the frynyfull sayings of Davyd the Kunge and Prophete in the seven penytencyall Psalmes (Londra 1505): serie di discorsi tenuti a Rochester, Londra, Cambridge e pubblicati per desiderio della regina Margherita. Quest'operetta, ispirata al trattato Super psalmos di s. Agostino, ebbe molte edizioni, fu tradotta in latino, e formò la fama di F. per l'intima e penetrante unzione; Sermon at the funeral of Henry VII (iv 1509): ampio programma di riforme civili ed eccelsiastiche; A mornynge remembrancce had at the Monthy Mynde of Margarete countesse of Richemonde and Darbye (iv 1509): esaltazione delle benemerenze di Margherita riguardo le Università di Cambridge e di Oxford; De unica Magdalena (Parigi 1519); Eversio munitionis quam Jodocus Clichtoveus erigere moliebatur adversus unicum Magdalena (iv 1519); J. Fisher Roffensis ep. confutatio secunda I. F. Stapulensis de Magdalena (iv 1519): operette polemiche, contro gli umanisti parigini, in cui propugna l'identità delle tre Marie del Vangelo; The Sermon made agaynst the pernicious doctryn of Martin Luuther: confutazione serrata dei principali errori di Lutero (indulgenze, Sacramenti, autorità della Chiesa, primato del Papa), fatta il 12 maggio 1521 sulla piazza di S. Paolo di Londra, giorno in cui furono solennemente bruciate le opere di Lutero; per ordine di Enrico VIII venne subito tradotto in latino da S. Pace; Concio in Io. 15, 26 habita Londini, eo die quo Lutheri scripta flammis commissa sunt (Londra 1521); Assertio septem Sacramentorum contra Martinum Lutherum (iv 1521); particolareggiata confutazione del De captivitate Babylonica, che lo stesso Lutero e gli storici tedeschi attribuiscono a F., mentre gli autori inglesi la ritengono opera di Enrico VIII, a cui F. avrebbe prestato il materiale e data l'ultima forma, Assertio omnium articulorum per novissimam bullam Leonis X damnatorum (Parigi 1523: con il titolo: Assertionis Lutheranae confutatio): ribatte tutti gli articoli, che Lutero aveva opposto

GIOVANNI FISHER - GIOVANNI GUALBERTO

alla bolla leonina, soffermandosi su quelli concernenti il libero arbitrio e il primato pontificio; Assertionum regis Angliae de fide catholica adversus Lutheri Babylonicam captivitatem defensio (Colonia 1525): in 12 capitoli con- futa le innovazioni di Lutero, insistendo sui sacramenti dell'Eucaristia, dell'Ordine e del Matrimonio; Conclusio calumniarum Ulrici Veleni Minhonensis, quibus Petrum numquam Romae fuisse cavillatur (Parigi 1525): battuta polemica contro lo pseudo Ulrico Veleno sulla venuta di Pietro a Roma; Sacri sacerdotii defensio contra Lutherum (Anversa 1525: nuova edizione critica nel Corpus Catholicorum [n. 9], Colonia 1925): è una magistrale confutazione del De abroganda Missa privata di Lutero e vi dimostra, con argomentazioni divenute classiche, il carattere sacrilegale della Messa; De veritate corporis et sanguinis Christi in Eucharistia (Colonia 1527): vigorosa difesa dalla reale presenza contro Eclampadio. È il capolavoro di F., De causa matrimonii Angliae regis liber (Salamanca 1530): limpida dimostrazione della validità del matrimonio di Caterina d'Argona con Enrico VIII. Opere postume: Opusculum de fiducia et misericordia Dei (Colonia 1556); Psalmi seu precationes (Lione 1572); A godly treatise declaring the benefits, fruits and commodities of prayer. A spiritual consolation the by sister Elizabeth (Londra 1577): esortazione diretta alla sorella dal carcere nel 1535; His sermon upon this sentence of the Prophet Ezechiel: Lamentationes, Carmen (s. n. t.). L'edizione degli Opera omnia (incompleta) fu pubblicata a Würzburg nel 1597; I. E. B. Mayor ha pubblicato il 10 vol. delle opere inglesi (Londra 1876).

Queste opere lo collocano tra i primi e più valorosi polmesti antiluterani: i suoi scritti furono citati con onore (p. es., dal card. Mendoza) e valorizzati in tutto il sec. XVI, anche nel Concilio di Trento. S. Carlo Borromeo, che ne espone il ritratto nella sua camera, lo considerò come il modello dei vescovi; Paolo III lo giudicò «deus et ornamentum» del clero e del Regno inglese, Pio XI lo ha canonizzato (1935), invocando per la S. Sede la protezione delle del F. e del Moro con la celebre espressione ambrosiana: «tales ambio defensores».

BIBL.: Sulla vita: T. E. Bridget, Life of blessed John F., Londra 1888 (4a ed., ivi 1922; trad. franc. di I. Cardon, Lilla 1890); G. Constant, La Réforme en Angleterre, Parigi 1930, passim; I. Grisar, Der hl. Martyrter John F., in Stimmen der Zeit, 129 (1935), p. 217 sgg. (importante per la data di nascita); P. Janelle, L'Angleterre catholique à la vieille du schisme, Parigi 1935, passim; R. L. Smith, Vita dei s. martiri G. card. F. e Tommaso More, trad. it., Roma 1935; Mc Nabbs, St. J. F., Londra 1935; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1949, passim (v. indice).

Sul pensiero teologico: M. Lepin, L'idée du sacrifice de la Messe d'après les théologiens depuis les origines jusqu'à nos jours, 2a ed., Parigi 1926, pp. 254, 254; M. Alonso, El sacrificio eucarístico de la Ultima Creua, del Sénor segun el Concilio Tradicio, Madrid 1929, pp. 38-40; M. De la Taille, Mysterium Fidei, 3a ed., ivi 1931, passim; P. Polman, L'élément historique dans la controverse religieuse du XVIe siècle, Gembloux 1932, pp. 353-356, 442-444 e passim; F. Peralta Bellabriga, De doctrina b. I. F. in operibus adversus Lutherum conscriptis, Roma 1934; F. Giancane, Il pensiero di G. card. F. intorno al sacrificio di Cristo, Lecce 1935; A. Humbert, s. V. in DTHC, V, coll. 2555-2510.