GUGLIELMO II, principe d'ORANGE, conte di NASSAU, statolder delle Province Unite dei PAESI BASSI. - Figlio di Federico Enrico, n. a L'Aja il 27 maggio 1626, m. il 6 nov. 1650. Nel 1647 G. successe al padre, in un momento in cui i contrasti, apparsi tra gli Stati Generali e il potere esecutivo, rendevano la situazione interna più che mai difficile. Sebbene la Pace di Vestfalia assicurasse al paese la massima prosperità politica ed economica, queste lotte interne turbarono lo statolderato del giovane principe. Egli si trovò quindi ben presto coinvolto nel dissidio con il rafforzato partito pacifista, i cui esponenti esigevano l'immediato licenziamento delle truppe mercenarie assoldate per la guerra precedentemente sostenuta.
Il conflitto giunse alla sua fase drammatica quando G. II non esitò più ad impiegare la forza per ridurre all'obbedienza gli Stati. Fiducioso nell'appoggio delle masse popolari, nel luglio 1650 egli ordinava l'arresto di sei deputati di città olandesi, tra cui Giacomo de Witt, borgomastro di Dordrecht, fautore della sovranità della provincia d'Olanda, sotto la cui guida l'opposizione si era sostenuta; nello stesso tempo inviava un corpo armato contro Amsterdam, dove maggiormente ferveva la resistenza. Questi energici provvedimenti ebbero il loro successo, e G. riuscì a domare ogni residuo di ribellione; senonché di lì a poco altri incidenti scoppiarono. Infatti nell'accordo stipulato con il card. Mazarino (allora in lotta contro la Fronda) lo Statolder aveva pattuito che tra le eventuali conquiste realizzate dagli Olandesi sugli Spagnoli, a lui personalmente dovessero essere devolute Anversa e il ducato di Brabante (29 ott. 1650). Una nuova rivoluzione sembrava incombere sul paese, quando G. morì improvvisamente.
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GUGLIELMO III, principe d'ORANGE, conte di NASSAU, statolder della Province Unite dei PAESI BASSI, re d'INGHILTERRA, di SCOZIA e d'IRLANDA. - N. all'Aja il 14 nov. 1650, m. a Hampton Court il 19 marzo 1702. Figlio postumo di Guglielmo II d'Orange e di Maria Stuart, figlia di Carlo I d'Inghilterra, ebbe una fanciullezza travagliata; sospeso lo statolderato nelle Province Unite, dove saliva la stella del gran pensionario De Witt, vide occupato da Luigi XIV anche l'avito principato di Orange (1660); ma la restaurazione degli Stuart in Inghilterra rialzò anche le fortune degli Orange in Olanda. Di fronte all'invasione francese, G. fu dapprima nominato capitano generale (1672) e poco dopo, nell'entusiasmo patriottico della difesa contro l'invasore e nel risentimento contro il partito plutocratico del De Witt, statolder. G. fino allora quasi sconosciuto, malandato in salute, diede ben presto la misura delle sue qualità di generale e di diplomatico; pur senza molta originalità, seppe neutralizzare gli effetti delle vittorie francesi ed organizzare l'unione degli Stati protestanti e non protestanti d'Europa, preoccupati di un'egemonia francese, e staccare l'Inghilterra dall'alleanza con la Francia (1674).
La pace di Nimega (1678), dapprima conclusa da G. con pochi riguardi verso gli interessi degli alleati, coronò la sua politica, proseguita poi con altri accordi e leghe per garantirsi contro un ritorno offensivo di Luigi XIV, specie dopo la di lui revoca dell'editto di Nantes (1685); ciò che provocò, pronubio G., la formazione della cosiddetta Lega di Augusta (1686), lega meramente politica, comprendente potenze cattoliche e potenze protestanti. La lega lo assicurava alle spalle mentre egli andava colorendo il suo disegno sull'Inghilterra, dove l'opposizione parlamentare e popolare a Giacomo II non aveva tardato a porre gli occhi, come a successore, su G. e su sua moglie Maria, primogenita di Giacomo II. Pur fra le esitanze degli Olandesi che vedevano il loro primo cittadino (ma non re) divenire re in una nazione vicina, col pericolo che con le forze inglesi egli poi tornasse a imporre il suo dominio anche all'Olanda, G. poi preparare la spedizione militare che nel nov. 1688 sbarcò in Inghilterra e assicurò a sé e alla moglie il trono inglese. Re in Inghilterra, statolder in Olanda, G. divise la dimora fra i due paesi, cercando di conciliarne gli interessi non sempre concordanti, specie nel campo marittimo-commerciale e coloniale. La chiave di volta della sua comune politica anglo-olandese fu la diffidenza verso la politica di Luigi XIV, specialmente via via che si avvicinava la grossa questione della successione spagnola. Ma la guerra della Lega di Augusta (1689-97), da lui condotta con scarsi successi, non era riuscita al fine di indebolire sensibilmente la Francia e la morte gli impediva di vedere più che appena l'inizio di quel duello.
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