ILDEGARDA di BINGEN, santa. - Mistica, chiamata, per la sua importanza, la « profetessa della Germania », n. dalla nobile famiglia Vermersheim a Bermersheim (provincia di Rheinhessen) nel 1098 (cf. M. Schrader, Heimat und Sippe der deutschen Seherin St. Hildegard, Salisburgo-Lipsia 1941; cf. anche: id., Die Heimat und Abstammung der hl. Hildegard, in Studies und Mitteilungen zur Gesch. des Benediktinerordens, 54 [1936], pp. 199-221; 57 [1939], pp. 117-133), m. a Bingen il 17 sett. 1179. A tre anni cominciò a godere di visioni celesti; a otto fu affidata alla direzione di Jutta di Spanheim, che presso l'abbazia di Disibodenberg accoglieva fanciulle nobili per prepararle alla vita monastica; a quindici prese l'abito benedettino. Alla morte di Jutta (1136) accettò la direzione della piccola comunità, che tra il 1147-50 trasportò nel monastero da lei fondato a Bingen. Nel 1165 fondò una filiale ad Eibingen presso Rüdesheim.
Si può dire che tutta la sua vita fu un'ininterrotta malattia; che però non le impedì di intraprendere numerosi viaggi per il bene della Chiesa, del clero e delle persone religiose, né di spiegare un'attività letteraria prodigiosa, tanto più che per la scarsa cultura (Jutta le aveva insegnato soltanto i Salmi di Davide) dovette ricorrere a molti segretari e correttori. Numerosi miracoli resero celebre il suo sepolcro; da Gregorio IX fu anche ordinato un processo di canonizzazione, che non giunse mai a termine (cf. Martyr. Romanum, p. 403); però fu venerata come santa fin dal sec. XIII. La festa cade il 17 sett.
Le sue opere principali sono: Liber Sciuias (= « Sciuias lucis ») composto tra il 1141-51, nel quale descrive le sue visioni e le sue profezie, approvato nel 1147 da Eugenio III e da s. Bernardo (PL 197, 383-738; meglio in J. B. Pitra, Analecta sacra spicilegio Solesmens parata, VIII [Montecassino 1882], pp. 503-17, 600-603) e in A. Damoiseau, Novae edit. opp. omnium s. Hildegardia experimentum [2 voll., Sampierdarena 1893-99]); Liber vitae meritorum, tra il 1159-64, intorno alla vita virtuosa (Pitra, op. cit., pp. 1-224); Liber divinarum operum, composto tra il 1164-70, in cui dalle cose naturali ricava simboli ed espressioni delle spirituali (PL 197, 741-1038); altre opere trattano di musica, di medicina, di letteratura, di scienze naturali (particolarmente notevole, in mezzo a cose puerili, l'opinione che la terra giri intorno al sole, che il sole sia il centro del mondo, che le stelle fisse si muovano, che il sangue circoli nell'organismo); e inoltre poesie e canti musicali (Pitra, op. cit., pp. 441-67) e un importante epistolario, che la fanno vedere consigliera

nelle più importanti questioni concernenti la riforma degli ecclesiastici e delle persone religiose (145 lettere in PL 197, 145-382 e altre 145 in Pitra, op. cit., pp. 320-440; 518-82).