INFANZIA SPIRITUALE. - Stato di vita interiore che presenta possedute, per conquista asce-tica, in rapporto a Dio ed al prossimo, le virtù che i fanciulli hanno per natura e che sogliono contras-segnare la prima età dell'uomo. Tale corredo di virtù è costituito soprattutto da innocenza, sem-plicità, spontaneità, apertura, sincerità, fede, umiltà, abbandono (v.). Colui che procede nella i. s. ha tali doti senza simulazioni né ostentazioni, o affettazione, senza frodi e senza invidie, non intendendo interna-mento in modo diverso da quello che pretende esternamente (cf. Sum. Theol., 2ª-2ª, q. 109 ad 2), ed è pronto a sopportare il male piuttosto che farlo, mentre crede alla bontà di Dio e degli altri. Tale forma di spiritualità nell'audio, deve, per restare virtuosa, andare congiunta con la discrezione, che fa tenere nelle suddette virtù il giusto mezzo, sia nella misura che nel modo, ed evitare i difetti che accompagnano lo stato di fanciullezza (cf. I Cor. 13, 11).
L'origine di questa ricerca e scelta di virtù, quale ricchezza dello spirito, è in parte naturale, proveniente dalla stima che generalmente l'uomo ha per le doti elen-cate, ma è principalmente soprannaturale, originata dal-l'ammonimento del Salvatore: «Se non diverrete come i fanciulli (dvs τά παιδίδα), non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt. 18, 3; cf. Mc. 10, 15), «Lasciate che i fan-ciulli vengano a me, poiché proprio di loro è il Regno dei cieli» (Mt. 19, 14), «Chi è il più piccolo fra tutti voi, que-sti è il più grande» (Lc. 9, 48). S. Pietro raccomandava di essere «come bambini di fresco nati, senza inganno, bra-mosi del latte spirituale purissimo» rigettando «ogni ma-lizia, ogni frode, ogni specie d'ipocrisia, d'invidia e di maldecenza» (I Pt. 2, 1-2).
L'esercizio prolungato della vita ascetica conduce a questo spirito di semplicità nella vita spirituale, mentre la vita del peccato e dell'esperienza del male, in sé e negli
altri, conduce alla complicata eterna ed esterna. È grande perfezione conservare o restituire alla propria anima l’innocenza, la rettitudine, e quella superiore semplicità nata dalla sapienza che sono proprie dell’i. s. I santi furono tutti dotati in grado eminente di tali virtù. Basti ricordare s. Benedetto, s. Gregorio Magno, s. Nilo, s. Francesco d’Assisi, s. Tommaso d’Aquino, s. Roberto Bellarmino, s. Francesco di Sales, s. Alfonso de’ Liguori, s. Giovanni Bosco, s. Teresa del Bambino Gesù; tra i più recenti, dom Columba Marmion O.S.B., p. Adolfo Petit S. J., per tacere d’innumerevoli altri.
Uno sviluppo della dottrina in profondità ed estensione è stato dato da s. Teresa di Lisieux con la sua auto-biografia Histoire d’une âme (tradotta in quasi tutte le lingue) ed i suoi scritti spirituali, accentuando la coscienza della propria debolezza e piccolezza, insieme con l’abbandono pieno e audace nell’azione onnipotente e trasformatrice della misericordia divina. Stato di spirito che conduce ad una grande e costante docilità e generosità nel seguire le ispirazioni del Maestro interiore, nell’adempimento dei doveri del proprio stato anche più piccoli, nell’accettazione amorosa delle sofferenze inviate da Dio. L’i. s., specialmente quale è contenuta nel messaggio teresiano, detta anche «piccola via», è stata elogiata e raccomandata dai pontefici Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII.
Per ciò che concerne la vita mistica, l’i. s. vi dispone l’anima, mentre i doni mistici l’aumentano e la perfezionano.
Arnaldo M. Lanz