INFANZIA di GESÙ. - I. IL VANGELO DELL'
1. DI G
I primi due capi di Matteo e di Luca costituiscono il Vangelo dell'1. di G. canonico, apocrifi (v.).L'autenticità e specialmente la storicità di questi capitoli è impugnata dalle diverse correnti razionalistiche, specialmente a motivo dei miracoli in essi contenuti.
L'autenticità tuttavia non è dubbia, poiché i capitoli si leggono in tutti i codici greci e in tutte le versioni. Solo Marcione, per i suoi scopi eretici, li amputò dall'unico Vangelo (Luca) da lui ammesso. I critici anche scattolici fanno notare impronte dello stile mattacino in Mt. 1-2 (J. C. Hawkins, F. C. Burkitt) e dello stile lucano in Lc. 1-2 (A. Harnack; cf. L. Fonck [V. BIBLICA.], p. 294).
La genuina origine del Vangelo dell'1. è confermata dal fatto che anche in questi due capi gli Evangelisti hanno di mira gli scopi dei rispettivi Vangeli. Matteo che vuol provare con le profezie la messianità di Gesù, dimostra, nel cap. 1, che egli discende da Abramo e da David e che è nato da una vergine, come predisse Isaia (7, 14). Nel cap. 2, con il racconto dei magi, prova che la nascita a Betlemme aveva una profezia di Michea (5, 2), che la fuga in Egitto è conforme ad Osea (11, 1), che la strage degli innocenti è predetta da Geremia (31, 15) e lo stabilirsi a Nazareth è preannunciato dai profeti.
Luca, che nel prologo dichiara di aver attinto le sue notizie da quelli che «videro sin dall'inizio» (dalla Vergine? cf. 2, 19.51) e che vuole scrivere «con ordine», risale alle origini, raccontando, nel cap. 1, l'annunciazione a Zaccaria ed alla Vergine, la visita di questa ad Elisabetta, Magnificat (v.) BENEDICTUS (v.). Seguendo il suo metodo eliminatorio (cf. 3, 20), anticipa il resto della storia del Battista (1, 80), ritornando (nel cap. 2) a narrare la nascita di Gesù a Betlemme, la circoncisione, la presentazione al Tempio, con il ritorno a Nazareth. Conclude poi con l'episodio di Gesù dodicenne al Tempio.
La storicità di questi fatti è confermata dall'accordo di Matteo e Luca nei punti essenziali: concezione di Gesù, per opera dello Spirito Santo, da una vergine di nome Maria, sposa di Giuseppe, discendente da David; nascita a Betlemme al tempo di Erode. Anche s. Paolo (Rom. 1, 2-2) sa che Gesù è discendente da David quanto alla natura umana (carne) e Figlio di Dio quanto alla natura divina (spirito di santificazione), e che il Figlio di Dio è «nato da donna» (Gal. 4, 4).
Gli episodi narrati da Matteo e da Luca si possono facilmente concordare ammettono che l'ansietà di s. Giuseppe (Mt. 2, 18-25) ebbe luogo dopo il ritorno della Vergine dalla casa di Elisabetta (Lc. 1, 50) e che il ritorno a Nazareth, dopo la presentazione al Tempio, di cui parla Lc. 2, 39, può essere stato o un ritorno provvisorio della S. Famiglia allo scopo di prendere le suppellettili per stabilirsi a Betlemme (ove la trovano i magi), oppure il ritorno definitivo, che coincide con il ritorno dall'Egitto a Nazareth, di cui parla Mt. 2, 23.
La presenza di miracoli in questi racconti non reca difficoltà a chi ammette che Dio possa compierli per scopi superiori. Il confronto con gli apocrifi depone in favore della sobria storicità di Matteo e Luca.
Tale storicità è confermata pure dall'accordo con le circostanze storiche, politiche, religiose della Palestina al tempo di Erode. Le parole dell'angelo Gabriele, di Zaccaria, di Simeone rispecchiano gli usi giudicati pre-cristiani. I cantici Magnificat, Benedicitus, Nunc dimittis, ritardati in arma, corrispondono alle norme della poesia ebraica biblica. Il silenzio di Marco, Giovanni, Paolo, Pietro sui particolari dei misteri della vita nas-socata (che illustrano la duplice natura di Cristo, am-messa pure da loro) si spiega tenendo conto degli scopi dei loro scritti, che intendevano fondare le prove su fatti pubblici (v. GESÙ CRISTO; LUCA; MATTEO).
bibl.); H. Simon-G. Dorado, Praelect. Biblicae Novi Test., I, 6ª ed., Torino 1944, n. 242 (con bibl. recente).
Pietro De Ambroggi
II. VANGELI APOCRIFI DELL'
2. DI G
apocrifi (v.) tratta dell'1. di G. e della vita antecedente della Madonna e di Giuseppe. In genere non hanno carattere eretico, ma intendono colmare le lacune dei Vangeli canonici e soddisfare con racconti fantasiosi cresciuti talora attorno ad autentiche tradizioni, la credula curiosità dei fedeli.Per il loro carattere popolare, che talora diventa sorsolano, ebbero il favore del popolo, dapprima in Oriente fin dal sec. II, poi in Occidente, ove si era più guardinghi ad ammetterli. Nonostante la qualifica di «apocrifi» attri-buito la loro di Innocenzo I nel 405 (Denz-U, 96) lascia-rono tracce trent'anni dopo a Roma nei musicali di S. Ma-ria Maggiore, ordinati da Sisto III. Gregorio di Tours (ml. nel 594) e lo Pseudo-Crisostomo (ca. 600) vi spigola-nano. Il loro influsso sull'arte medievale è illustrato da D. Rops, I Vangeli della Vergine (ed. II. a cura di P. De Ambroggi, Torino 1949).
Pietro De Ambroggi