INTRODUZIONE BIBLICA. - Scienza che fornisce le cognizioni necessarie per Bibbia (v.).
Il nome «i. » fu usato per la prima volta nell'equivalente greco εἰσαγωγή Adriano (v.). La metà del sec. V. nell'opera Εἰσαγωγὴ εἰς τὰς δέλτας γραφάς (*Introduzione alle Divine Scritture*: PG 98, 1273-1312; cf. G. Mercati, in *Rev. bibl.*, 11 (1914), pp. 246-55). Un secolo dopo, Cassiodoro, nelle sue *Institutiones divinarum et humanarum lectionum* (edite da R. A. B. Myrons, Oxford 1937, e, prima, in PG 70, 1105-50) elenca tra gli «introducentes Scripturae Divinae» (Ticino Donatista, s. Agostino, Adriano, Eucherio, Giunilio, i quali, eccetto Giunilio, danno solo norme d'interpretazione biblica (PL 70, 1122).
La nozione generica è descritta da Leone XIII nell'encic. *Providentissimus* (18 nov. 1893), la dove impone «ai sacri seminari ed accademie» lo studio dell'ir. b., onde «l'alunno abbia utili risorse per dimostrare l'integrità e l'autorità della Bibbia, per indagare e raggiungervi il senso legittimo, per reprimere e distruggere gli attacchi capiziosi» (cf. *Enchiridion biblicum*, Roma 1927, nn. 88-89).
La necessità di questo studio è ribadita da Pio X nella lettera apostolica *Quoniam in re biblica* (27 marzo 1906; *Ench. Bibl.*, nn. 155-73), da Benedetto
XV nell'encic. Spiritus Paraclitus (15 sctt. 1920; Enchiridion biblicum, nn. 457-508), da Pio XII nell'encic. Divino afflante Spiritu (30 sctt. 1943; AAS, 35 [1943], pp. 297-326).
La necessità di uno studio introduttorio alla S. Scrittura è fatta rilevare già da s. Pietro là ove lamenta che «certe persone senza istruzione e malferme stravolgono» certi passi difficili di s. Paolo come fanno delle altre Scritture dello stesso genere» (II Pt. 3, 16). Le difficoltà della Bibbia esigono un'interpretazione più precisa di un libro divino-umano, redatto in lingue antiche, con mentalità assai diversa dalla nostra.
Non vi è ancora una sistemazione uniforme dell'ib. b. Comunemente per i. b., in senso largo, s'intendono «tutte le discipline la cui conoscenza giova alla comprensione delle Sacre Scritture, quindi anche le scienze che si dicono sussidiarie, come la filologia, la geografia, la storia, l'archeologia biblica» (H. Hoepff-B. Gut, cit. in bibl., p. 2). Per i. b. in senso stretto s'intende «quella disciplina che studia l'origine (divina ed umana) delle Sacre Lettere, la loro storia (conservazione e propagazione), genuinità, integrità e interpretazione» (ibid.).
L'ib. b. si suole dividere in generale e speciale. La prima, detta anche propedeutica biblica, tratta delle questioni che interessano i libri sacri presi insieme e ne studia l'ispirazione, il canone, il testo originale ebraico, aramaco e greco, le versioni antiche e moderne, l'ermeneutica, la storia dell'esegesi.
L'ib. b. speciale studia separatamente i singoli libri, o gruppi di libri del Vecchio e del Nuovo Testamento ed intende principalmente stabilire l'autorità umana. Ne ricerca gli autori, la data, il luogo d'origine, l'argomento, lo scopo, la divisione, l'integrità.
I razionalisti, considerando la Bibbia come un libro puramente profano, trattano l'ib. b. come «la storia dei libri sacri degli Ebrei» o «della letteratura biblica»; i cattolici, memori del monito di Leone XIII, considerano questa come una scienza «trattata sotto gli auspici e il soccorso della teologia»; questo però non impedisce loro di usare del metodo storico-critico. La verità biblica non ha nulla da temere dalla sana critica (cf. E. Mangenot, col. 914). Le prove addotte specialmente in favore della ispirazione e della canonicità avranno così un duplice valore: apologetico, in quanto rappresentano la tradizione storica; teologico, in quanto attestano la tradizione dogmatica.
Cenno storico. Come disciplina speciale, l'ib. b. fu trattata in forma sistematica solo dal sec. XVI in poi; non mancano però fino ai primi secoli trattazioni di questioni particolari connesse con l'ib. b. Anche in questo campo lo stimolo al perfezionamento dei metodi nacque dai progressi delle scienze critiche, filologiche, storiche.
All'epoca dei Padri non si trattava ex professo l'ib. b. Si tramandavano, tuttavia, importanti notizie desunte dalla tradizione sugli autori sacri, il canone, il testo sacro: si studiavano specialmente le norme ermeneutiche. Interessano l'ib. b. nel sec. II, i Prologhi marcioniti sui Vangeli di Marco, Luca, Giovanni e su lo lettere paoline, il canone muratoriano, una Chiave ermeneutica attribuita a Melitone di Sardi (smarrita). Nel sec. III giovano gli scritti di s. Irenoe e le pubblicazioni ermeneutiche della scuola alessandrina, con Clemente Alessandrino e Orienne. Nel sec. IV, quelle della «seconda antichiesa», con Diodoro di Tarso, s. Giovanni Crisostomo (v.), Teodoro Mopsuesteno. Molte notizie di i. b. si leggono nella Historia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea e nelle opere di s. Girolamo, specialmente nei celebri Prologhi alla sua versione dall'ebraico, nel De viris illustribus e nella sua versione ampliata dell'Oeconomicon di Eusebio.
Gli scrittori posteriori curarono maggiormente la sistemazione del trattato di ermeneutica. S. Agostino vi dedica il De doctrina christiana (PL 34, 15-122) e i libri De consensu Evangelistarum (PL 34, 1041-1230). Tra gli scritti ricordati come introductori da Cassiodoro, si notano: Ticonio donatista (ca. 400), De septem regulis, per trovare il senso biblico (PL 18, 15-66) discusso da s. Agostino; Eucherio (v.) di Lione, Formularum spiritualis intelligentiae ad Uranium l. unus; Instruccionum ad Salonium ll. duo (PL 50, 727-822); Giunilio Africano (ca. 550), De partibus divinae Legis (PL 68, 15-142), in forma dialogica.
Nel sec. VI, Cosma Indicopleuste, nella Topografia cristiana (PG 88, 51-470), tratta pure degli autori e dell'argomento dei libri sacri. Cassiodoro (m. nel 570) raccolse le nozioni di i. b. trattate da diversi nelle sue Istituzioni (PL 70, 1105-50).
Nel medioevo, gli scolastici s'interessano prevalentemente delle questioni dottrinali e morali contenute nella Bibbia; toccano incidentalmente le questioni introduttorie nei proleggimenti o nei commentari. Non conoscendo le lingue originali, si fondano unicamente sulla Volgata latina e cercano di correggere le mende dei copisti.
Meritano d'essere ricordati Ugo da S. Vittore, e specialmente s. Tommaso d'Aquino, che espone le regole ermeneutiche nella Sum. Theol., 1ª, q. 1, aa. 9-10; Quodlib., VII, q. 6, aa. 14-16; e trattò a fondo la questione della ispirazione. Si ricordano inoltre J. Gerson, Propositiones de sensu litterali S. Scripturae; N. Lirano nei proleggimenti alle Postille, completate da Paolo di Burgos. Nel periodo dell'Umanesimo si fecero notevoli progressi nel campo della filologia biblica. Lo studio delle lingue orientali, introdotto nelle università dal Concilio di Vienna (1312), portò frutti nel campo dell'ib. b. e dell'egesi del Vecchio Testamento; lo studio della lingua greca, diffuso in Occidente, specialmente dopo la caduta di Costantinopoli (1453), contribuì all'approfondimento degli studi neotestamentari. Con la pubblicazione della Poliglotta del card. F. Ximenes de Cisneros (m. nel 1517), gli studi critici ebbero nuovo impulso. D. Erasmo di Rotterdam (m. nel 1536) fece progredire gli studi critici sul Nuovo Testamento con le sue edizioni del testo greco. In questo periodo si distingue Sante Pagnini, Isagoges seu introductionis ad Sacras Litteras liber unus (Lione 1525), in cui tratta della lingua e della scrittura ebraica, delle versioni, del canone e delle regole ermeneutiche. Scrisse pure Isagoges ad s. Literas et ad mysticos Scripturarum sensus libri octodecim (ivi 1536).
Dopo il Concilio di Trento, che fissò il canone e dichiarò autentica la Volgata (8 apr. 1546), gli scrittori cattolici trattarono specialmente di questi argomenti e delle norme ermeneutiche. Sisto da Siena (v.) si può dire il primo che compilò una i. b. autonoma completa con i suoi 8 libri intitolati Bibliotheca sancta (Venezia 1566); s. R. Bellarmino, nelle sue Controversie, trattò pure De verbo Dei scripto et non scripto (Roma 1581). Scritti di i. b. pubblicarono A. Salmeron (m. nel 1585), N. Serarius (m. nel 1609), J. Bonfrère (m. nel 1643). Tra i protestanti si applicarono all'ib. b. M. Flacius (m. nel 1575), A. Rivetus (m. nel 1634), A. Calovius (m. nel 1686), e specialmente B. Walton (m. nel 1661), con la celebre Bibbia poliglotta di Londra (1654-57).
All'epoca del criticismo e del razionalismo biblico l'ora- tario N. Simon (m. nel 1712), nel campo cattolico, per primo trattò l'ib. b. con il metodo storico-critico, nelle sue celebri opere Histoire critique du texte, des versions et des commentaires du Vieux Testament (Parigi 1678); Histoire critique du texte du Nouveau Testament (Rotterdam 1680), ecc. Volendo camminare nel giusto mezzo fra cattolici e protestanti, finì con il dispiacere agli uni e agli altri. Fu combattuto da J. Bossuet e dal protestante J. Le Clerc, ma il suo metodo finì per trionfare. Tra i cattolici si distinsero A. Calmet (m. nel 1757), H. Goldhagen (m. nel 1794), J. F. Marchini (m. nel 1774), I. N. Schaeffer (m. nel 1790).
Con i deisti inglesi, specie con E. Herbert di Cherburg (m. nel 1638) e A. Collins (m. nel 1729), poi con J. S. Semler (m. nel 1791) si affermò il razionalismo biblico,