IOAKIM (ELIACIM). - Re di Giuda (608-597),
figlio primogenito del re Iosia, fu messo sul trono,
deposto il fratello Ioachaz (v.), dal faraone Nechao,
che gli mutò il nome di Eliacim in I., volendo forse
con tale gesto rendere omaggio alla religione di
Jahweh (Jehôjâqim = "Jahweh stabilisce") e più
ancora far risaltare la sua alta sovranità su Giuda.
Portò in pochi anni il paese al completo asservimento
e sfacelo. Presuntuoso, superstizioso e crudele, si
macchiò di gravi colpe, spargendo molto sangue in-
nocente e perseguitando i profeti: uno di questi,
Uria, per aver predetto la fine della città e del re-
gno, venne messo a morte (Jer. 26, 20 sgg.).
I primi tre anni trascorsero abbastanza tranquilli sotto
l'alto controllo del faraone d'Egitto, al quale I. dovette
subito fare atto di sudditanza e pagare il tributo (II Reg.
23, 35). Ma, con la sconfitta di Charcamis (605 a. C.),
l'Egitto perdette il predominio, e la Siria e la Palestina cad-
dero sotto la supremazia di Babilonia, la quale però per
qualche tempo rimase soltanto nominale, essendo Na-
buchodonosor trattenuto in patria. In quegli anni (605-607
a. C.) anche il regno di Giuda poté avvantaggiarsi e go-
dere d'una maggiore autonomia. Ma la situazione era
cambiata, e I. ebbe il torto di ostinarsi nella sua politica
filo-egiziana, che doveva fatalmente attrarre le rappre-
saglie del re babilonese. A simile indirizzo politico erano
avversi i più ferventi jahwisti, come il profeta Geremia
(v.), che vi vedevano un grave pericolo non solo per la
sicurezza della nazione ma anche per la religione. Difatti
sotto il re I. ripresero subito consistenza e diffusione i
vari culti idolatrici, ch'erano Iosia (v.). Geremia stesso, accusato di disfattismo, fu inn-
terrottamente perseguitato da questo re: subì prigionie,
ingiurie, percosse e minacce di morte. Un giorno, nel-
l'anno quinto del suo regno, I. si fece leggere tutti i
vaticini del profeta, e man mano che il rotolo si dispie-
gava, l'empio re tagliuzzava le parti lette e le bruciava.
Ma Geremia dettò nuovamente i vaticini a Baruch e ne
aggiunse di nuovi, predicendo anche l'ignobile fine del-
l'indegno monarca (Jer. 36). Infatti Nabuchodonosor, as-
sestate le cose in Mesopotamia, non tardò a far sentire
il peso della sua sovranità in Siria e Palestina (ca. 601
a. C.). Alcuni principi di quei paesi si affrettarono a fare
atto di sudditanza e pagare il tributo (Flavio Giuseppe,
Antiq. Jud., X, 6, 1-2). Quanto al re di Giuda, sembra
che la mano del nuovo padrone si facesse più duramente
sentire, se a quest'occasione devesi riferire la notizia
trasmessica solo da II Par. 36, 6 sgg., che Nabuchodo-
nosor mise in catene il re I. e depredò il Tempio. Sem-
bra che Nabuchodonosor, a conoscenza della politica filo-
egiziana di I., sulle prime lo abbia trattato duramente,
ma poi, avuta la promessa di fedeltà, l'abbia rilasciato
libero e rimesso sul trono (in questo senso si accor-derebbe
anche la notizia di Dan. 1, 1, che l'anno terzo del regno
di I. Nabuchodonosor assediò Gerusalemme, prese lo
stesso re e asportò gli arredi del Tempio: ma l'indicazione cronologica, come sembra, è da attribuirsi ad errore
di copista, e forse il testo originale leggeva «anno ottavo»
e non «anno terzo»: cf. G. Ricciotti, p. 482).
Ma il forzato vassallaggio verso Babilonia durò poco.
I., sprezzando i ripetuti moniti di Geremia, continuò in
cuore suo a partecipare per l'Egitto, maturando segreta-
mente i suoi piani di quella riscossa, che divenne, dopo tre
anni, aperta ribellione all'impero caldeo. Nabuchodonosor
si limitò in un primo tempo ad inviare contro il ribelle
re di Giuda bande armate di Aramei, Moabiti e Ammo-
niti insieme ad alcuni reparti di Caldei (II Reg. 24, 2);
qualche mese più tardi venne egli stesso a porre l'assedio
a Gerusalemme. Ma trovò che il re I. era morto poco
prima (in età di 36 anni), forse di morte violenta (o in
combattimento o per effetto di una congiura). Dopo ap-
pennato tre mesi Gerusalemme cadeva (697 a. C.) GIOACHIMI T (v.) e Iechonia si arrendeva a Nabu-
chodonosor.