IMPERIALISMO. - Con il nome di i. va designato uno specifico modo di azione che si ispira ad una precisa teoria: parlare di i. per i secoli anteriori al XIX è inesatto, sia perché è solo con l'Ottocento che sorge una «filosofia» dell'i., sia perché è con lo spostamento dell'equilibrio quantitativo dei mercati e con l'era dell'industrialismo e del colonialismo che quella filosofia trova ispirazione e al tempo stesso sollecita essa stessa l'azione.
L'i. è teorizzato dalla volontà di potenza di F. W. Nietzsche, dal razzismo di G. R. Gobineau e di H. S.
Chamberlain, dalle esagerazioni nazionalistiche del secondo Ottocento; ed è attuato dalla travolgente e convulsa pressione economica dei paesi capitalistici, dallo spietato accaparramento dei mercati, dal navalismo, dal colonialismo inglese, francese, russo, giapponese, tedesco (l'i. italiano, conclamato da A. Oriani e da G. D'Annunzio, è nella pratica rimasto in sordina, se si eccettuano più tardi alcuni aspetti del tentativo fascista in Etiopia). Il comunismo è stato tra i più vivi oppositori dell'i. democratico-liberale (per Lenin, il più conseguente teorico del mito del crollo imperialistico, l'i. è l'ultima fase del capitalismo, proprio perché alla lotta antifeudale del capitalismo nazionale in ascesa si è sostituito un capitalismo finanziario sulla difensiva, sopravvivente a se stesso); ma il comunismo ha finito per creare una sua diversa forma proletaria d'i. sovietico.
La teoria cattolica è netta oppositrice ideale e morale dell'i.: basti ricordare l'opera di Leone XIII, le encicli, Quadragesimo anno (15 maggio 1931) e Caritate Christi compulsi (3 maggio 1932) di Pio XI di chiara opposizione all'i. bancario e all'i. nazionalistico (gli uomini che si riuniscono pregando il vero Dio non possono sollecitare l'i. nazionalistico, proprio perché questo fa di ciascun popolo una divinità), e infine i messaggi natalizi di Pio XII contro il falso concetto che la forza sia creatrice di diritto.