Nel sec. IV ha particolare importanza l'Itinerarium Burdigalense ritenuto un comune indicatore per un viaggio Bordeaux-Gerusalemme, compilato da o per un mercante, o pellegrino, ebreo o cristiano, verso il 333. Le indicazioni sono quelle di un normale i., ma qui al nome di una città è legato un ricordo storico, e queste segnalazioni si intensificano quando si arriva in Palestina. A questo punto il materiale cristiano diventa abbondante, e l'i. si cambia in una sommaria descrizione dei Luoghi Santi. Verso il 390 s. Giro-lamo tradusse in latino un opuscolo di Eusebio Cesariense Hebraicorum nominum, che ebbe larga fortuna. Lo stesso Girolamo in una lettera ad Eustochio si meravigliava che non destasse nei cuori cristiani più grande interesse la Palestina, anziché la rupe Tarpea; ed invitava in Oriente la nobile Marcella a vedere i luoghi, dove nacque la nostra religione (Ep. ad Paulam et Eustochium).
La prima relazione di un viaggio in Oriente è legata al Egeria (v.), un racconto colorito e animato attraverso la Palestina, l'Egitto e la Mesopotamia.
Pressoché trascurabile invece è la lettera attribuita ad Eucherio di Lione e diretta al presbitero Fausto: un raffazzonamento da s. Girolamo ed Ege-sippo. L'autore manca della visione diretta dei luoghi descritti. Né pare migliore stima si debba fare del De situ Terrae Sanctae compilato da un africano del nord, Teodosio, verso il 530. Mentre è molto importante, anche se accoglie narrazioni popolari e leggende, l'i. falsamente attribuito a s. Antonino, martire di Piacenza. Lo scritto rigurgita di notizie importanti, dovute ad uno dei compagni di viaggio del martire. La relazione, dettata su impressioni dirette, fu scritta verso il 570.

Proprio un secolo dopo Adamanno di Hy (623-704) scrive il De Locis Sanctis libri tres su relazioni orali del vescovo franco Arculfo, sagace conoscitore e scrupoloso narratore di quanto aveva veduto in una peregrinazione di nove mesi. Adamanno è un raccoglitore diligente e scrupoloso, e il suo racconto desta un caldo interesse. Beda è un semplice compilatore da Adamanno, dallo Pseudo-Eucherio e da altri. S. Willibrordo, tra il 727 e il 729, espose ad una monaca di Heidenheim, che le raccolse, le impressioni di un suo viaggio compiuto molti anni prima. Qualche imprecisione nel racconto dovrà attribuirsi, piuttosto che a negligenza della relatrice, a svanito ricordo del relatore. La monaca partecipa così vivamente al racconto, che, nell'evocarlo, sentendosi quasi protagonista, passa inavvedutamente dalla terza alla prima persona: il testo costituisce un notevole complemento della narrazione Arculfo-Adamanno.
Nel Commemoratorium de casis Dei non si trova altro che una notevole statistica delle chiese, dei monasteri, dei sacerdoti officianti i vari templi della Terra Santa, in età anteriore alle Crociate.
Raggiunge invece uno scopo informativo notevole l'i. di Epifanio Agiopolite; la sua relazione procede da impressioni dirette, «e chi scrive altrimenti sono sue parole - inganna se stesso, ignorando la verità». Verso l'867 un monaco francese, Bernardo, chiesto l'assenso a Niccolò I, parti in compagnia di un italiano e uno spagnolo per i Luoghi Santi. Visitata la Palestina, i tre, via mare, tornarono a Roma, soffermandosi al Laterano, e chiudendo la peregrinazione al santuario di S. Michele, al Gargano.
Negli i. presi in esame si accenna più volte a vessazioni subite dai pellegrini da parte di preposti ai passaggi o uffici di confine; dal sec. XI questi viaggi, intrapresi isolatamente, diventano rischiosi: per essere più sicuri di arrivare bisogna organizzarsi in comitive e, occorrendo, essere bene armati. Da siffatti pellegrinaggi non procede però il Liber de Locis Sanctis di Pietro Diacono, dedicato all'abate Wibaldio di Montecassino. Si tratta di una compilazione messa insieme verso il 1137 dal trattato omonimo di Beda e dalla Peregrinatio Aeltheriae che può essere supplita, nella parte iniziale mancante, proprio con questi estratti, riportati da Pietro Diacono.
Giovanni di Würzburg ca. il 1165 si prefigge di esporre lo stato di Gerusalemme, quale gli appare dopo le eversioni ultimamente patite. Riporta le iscrizioni metriche e in prosa, esposte nei diversi monumenti. Un altro che non l'occhio sul reale stato della Città Santa è Giovanni Foca, che ne lasciò una descrizione in greco nel 1177.
Un breve ricordo merita l'i. di Beniamino di Tudela, un giudeo di Navarra, che visita tutto l'Oriente fino alle frontiere della Cina, durante un viaggio protratto per 13 anni. Il suo racconto, tradotto in varie lingue, costituisce una fonte cospicua per la storia giudaica del sec. XII.
Nel periodo post- crociato si notano gli i. BURCARDO II (v.) con buone nozioni geografiche, Ricoldo di S. Croce, Pipino e P. Faber (1480-83), domenicani; di Giacomo da Verona (1335), agostiniano, di A. De Reboldi (1327 e 1330), Niccolò da Poggibonsi (v.), il primo, a quanto si sappia, che scrivesse in italiano, F. Suriano (v.). Bonifacio da Ragusa e soprattutto F. Quaresimo (v.) dei Francescani. Siccome il p. Quaresimo fece uno studio a fondo sulle tradizioni, gli i. seguenti, sotto questo aspetto, non fanno che allacciarsi a lui.
Sotto l'aspetto letterario e storico vanno ricordati quelli di Mariti (1767), Chateaubriand (1806), Bassi (1846), Cassini da Perinaldo (1846), Matilde Serao (1893). E. Battaglia (1906) ed i recenti di G. Venturini, S. D'Amico, C. Angelini e M. Sticco. Sotto l'aspetto illustrativo meritano di essere segnalate le xilografie dell'i. di von Breitenbach (1483), i disegni a mano libera di Zualardo (1586), quelli su scala di B. Amico (v.) e le belle vedute di C. Le Bruyn (1714).
III. GLI
I. DELLA CITTÀ DI ROMA
Il culto degli apostoli Pietro e Paolo, come dei martiri, si intensifica e rafforza con le persecuzioni: dopo la conversione al cristianesimo dei vari popoli europei il vivere peregrinando vien considerato uno dei più meritori mezzi per acquistare indulgenze; quindi una maggior frequenza ad limina Apostolorum.Una volta arrivato il pellegrinaggio a Roma, la vastità dell'Urbe e la dispersione dei monumenti cristiani obbligavano il visitatore, che doveva compiere i suoi atti di devozione, a munirsi di guide, quasi di i. interni, che gli segnalassero i luoghi da visitare.
Una volta si consideravano i. di questo tipo la Notitia e il Curiosum precostantiniani. Ma se quei documenti si vedono spogliati delle aggiunte introdotti, le cui data non erano ancora definite, e da una elaborazione secolare e da una collaborazione anonima, che, perdotta la conoscenza del loro fine originale, ha cercato di ridurli come guide per i pellegrini, e si riportano nel loro primitivo schema, vi si ravviserà facilmente niente altro che una delimitazione spaziale delle mansioni dei 48 vicomagistri che in ciascuna delle XIV regioni regolavano la vita della città, tutelando e salvaguardando gli interessi del pubblico. Ma nella prima metà del sec. VII, per altri nella seconda metà dell'VIII, si trova formulato un vero i. romano per pellegrini: Notitia ecclesiarum urbis Romae. Il pellegrino parte dalla basilica dei SS. Giovanni e Paolo, la sola chiesa urbana che custodisse corpi di martiri; di lì passa alla Flaminia, poi si percorrono la Salaria vecchia e la nuova, la Nomentana, la Latina, l'Appia, l'Ardeatina, la Ostiense, l'Aurelia, la Portuense, la Cornelia, fino alla tomba di s. Pietro. Le vie principali sono a volte abbandonate per seguire diverticoli; ma dovunque sono esattamente indicate le basiliche e le posizioni dei vari gruppi agiografici. Chiude l'opuscolo una minuta descrizione della basilica Vaticana-Costantiniana. Per il De Rossi, l'ì. è anteriore al 650. Stando al Sickel, questo i. sarebbe stato scritto nel 799 da un ignoto che accompagnava a Roma il vescovo Arnone di Salisburgo.
Di poco posteriore appare un altro i. il Liber de locis sacris martyrum. Diversamente dal precedente qui si comincia da S. Pietro e si percorrono la Cornelia, la Aurelia, la Portuense, l'Ostiense, l'Ardeatina, l'Appia, la Latina, la Labicana, la Prenestina, la Tiburtina, la Nomentana, la Salaria nuova e vecchia, per finire alla chiesa di S. Valentino sulla Via Flaminia.
A voler essere precisi, più che un i. si ha una notizia delle chiese e dei sepolcri posti lungo ciascuna via, a cui sono riferibili le determinazioni di vicinanza o lontananza, come ogni altra indicazione spaziale. L'esposizione non è sempre ordinata, né sempre spicua, essendo il Liber una probabile epitome di una memoria di martiri e santi. A quale scopo sia stato collocato al termine di questo i. un elenco delle chiese intramurane e con quale criterio ordinato, non è facile intendere. Quale si presenta, l'ì. può riportarsi al primo trentennio del VII sec.
Un'altra specie di i., di poco, forse, posteriore, è quello inserito da Guglielmo di Malmesbury nei suoi Gesta regum Anglorum, con qualche variazione di natura non chiaramente indicabile, ma riferibile al solo dettato. A somiglianza del De locis si parte anche qui dal Vaticano per continuare, secondo la destra, nella stessa direzione della Notitia. Non mancano accenni alle tombe dei santi dentro Roma.
Molto più importante è l'ì. Einsiedlense da riportare all'età carolingia. L'autore ha tracciato i. i., spingendosi anche fuori della città. Il testo è informato a questo concetto: dare al pellegrino una evidente rappresentazione dei rapporti di relatività spaziale tra le singole voci. Il compilatore ebbe in animo di additare al pellegrino, con la più realistica precisione e tangibile evidenza, dove avrebbe trovato i monumenti da visitare. Incamminato su di una strada, con questa specie di indicatore alla mano, l'autore gli addita i luoghi a destra e a sinistra, non solo, ma la distanza tra singole voci messa in evidenza dal punto occupato dai nomi dei singoli monumenti. Questa sapiente disposizione dell'originale, smarrita la consapevolezza di chi l'aveva congelata, andò disgregandosi con il perdersi della conoscenza di questi iniziali criteri informativi, così che le copie posteriori, nel caso più fortunato, si ridussero ad elenchi di nomi collocati senza nessun rapporto di relatività, a destra o a sinistra di un dato percorso. Malgrado le congetture, affatto arbitrari, dei critici, che ne alterarono sempre più la natura, questo prezioso documento rappresenta sempre un testimone della Roma pagana superstite e della Roma cristiana, sortale vicino, fino all'età carolingia.
Gli II i. sono: da S. Pietro a S. Paolo, da Porta S. Pietro a S. Lucia in Orfea; da porta S. Pietro alla Salaria, da Porta Nomentana al Foro Romano, da Porta Flaminia a Via Lateranense, da Porta Tiburtina alla Suburra, dalla Via Tiburtina a S. Vito, da Porta Aurelia alla Prenestina, da Porta S. Pietro alla Asinaria, dalle 7 vie fino a Porta Metronia, da Porta Appia alla Schola graeca e poi, per un portico, fino all'acquedotto e per le 7 vie.
L'evidenza delle distanze poteva prender rilievo dalla collocazione delle voci e dalla distanza che sulla carta le separava. Tutti questi i. vengono tracciati con tanta esattezza, da far ritenere possibilissimo che l'autore conoscesse i luoghi de visu e ne avesse presa attentissima nota; congettura confermata dalla silloge di iscrizioni, profane e cristiane, che si trovano proprio nello stesso Codice Einsiedlense. I toponimi delle vie e dei monumenti romani ancora (sec. VIII) sussistevano nella loro appellazione classica. Né queste informazioni attinse il compilatore in luogo diverso da Roma; la loro straordinaria diffusione è da ritenersi proporzionale all'afflusso dei pellegrini.
Ultimo, nella serie cronologica, deve essere considerato l'ì. che l'arcivescovo di Canterbury, Signore, ha lasciato del suo viaggio a Roma, compiuto nel 990. Si compone di due parti: la prima di l'elenco delle stazioni (mansiones) del viaggio di terra dall'Inghilterra a Roma; la seconda è un elenco di chiese romane visitate in diverse giornate da Signore e dal suo seguito, importante per la toponomastica delle chiese suddette.
Dopo il Mille gli i. prendono la forma di descrizione dei monumenti con le annesse leggende poetiche, avvicinandosi in certa guisa a talune descrizioni dei monumenti della Terra Santa sopra ricordate. La loro compilazione va sotto il nome di Mirabilia, Indulgentiae ecclesiarum urbis Romae. Verranno più tardi, dopo il 1500, i trattati di topografia scientifica.
Wilbrandus), Lipsia 1864; T. Tobler, Descriptiones Terrae Sanctae ex saec. VIII, IX, XII, XV, vii 1874; T. Tobler - A. Molliner, Itinera Hierosolymitana et descriptiones Terrae Sanctae bellis sacris anteriora, lingua latina exarata, Ginevra 1879; H. Michelant-G. Raynaud, Itinéraires à l'arsenal et description de la Terre Sainte rédigées en français (XIe, XIIe, XIIIe siècle), vii 1882; L. Conrady, Vier rheinische Palästina-Pilgerschriften des XIV., XV. und XVI. Jahrhunderts, Wiesbaden 1882; B. de Khitrovo, Itinéraires russes en Orient traduits, Ginevra 1889; P. Geyer, Itinera Hierosolymitana saeculi III-VIII, in CSEL, 19, Vienna 1898; A. Baumstark, Abendland. Palästina-pilger des ersten Jahrtausends u. ihre Berichte, Colonia 1906; A. van de Wyngaert, Sinica Franciscana. Itinera et relations Fratrum Minorum saec. XII et XIV, Qua- raechi 1929; O. Cuntz, Itineraia Romana, I (Antonini Augusti et Burdigalense), Lipsia 1929; B. Pesci, L'Itineraia di S. Giovanni, in C. Canterbury, in Riv. di arch. crist., 13 (1936), pp. 43-60; J. Schnetz, Itineraia Romana, II (Ravennais anonimi cosmogra- phia et Guidonis Geographica), Lipsia 1940; R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942 (ed. critica annotata degli coll. della città di Roma). Per i ricordi portati: B. Bagatti, Eulogie palestinesi, in Orientalia Christiana periodica, 15 (1949), pp. 126-66. Roberto Valentini