JEFFERSON, THOMAS. - Statista americano, n. a Shadwell (Virginia) il 13 apr. 1743, m. a Monticello (Virginia) il 4 luglio 1826. Per qualche anno fu avvocato; ma presto si manifestò uno dei più influenti e decisisi difensori dei diritti delle colonie americane contro l'Inghilterra. Deputato all'Assemblea della Virginia, nel 1775 fu eletto al Congresso continentale, ed ebbe l'incarico di redigere la Dichiarazione d'indipendenza, il celebre documento con cui le colonie ruppero nel 1776 i legami con la madre patria. Tornato in Virginia, si prodigò per un programma di riforme di carattere liberale (separazione di Stato e Chiesa, piena tolleranza religiosa, ecc.) da lui stesso elaborato. Fu governatore dello Stato (1779), delegato nuovamente al Congresso continentale (1783), e poi ministro della nuova Confederazione a Parigi (1785).
La permanenza in Francia ebbe grande importanza per l'evoluzione del suo pensiero. Partito da posizioni che si ricollegavano alla tradizione liberale inglese e solo in parte derivavano dall'illuminismo, J. in Francia, grazie ai contatti con i pensatori francesi, si scostò dal legalitarismo e tradizionalismo anglo-sassone per aderire a una filosofia decisamente razionalista e rivoluzionaria. Inoltre, l'Europa vista e giudicata alla luce dell'illuminismo valse a dargli la convinzione che in America non solo si fosse fondata una nuova nazione, ma si fosse inaugurata una nuova età nella storia dell'umanità: l'era laica della pace, del progresso e della ragione. Ritornato in patria dopo l'inizio della Rivoluzione Francese, che egli accolse con esultanza e cercò di avviare, grazie al prestigio di cui godeva presso La Fayette e i suoi amici, verso forme moderne, entrò come segretario di Stato nel gabinetto di Washington (1789). Il decennio che seguì vide la lotta tra il partito federalista, orientato verso soluzioni conservatrici nell'organizzazione dello Stato e del governo, sotto la guida di un abilissimo leader, Alexander Hamilton, e il Partito repubblicano che J. raccolse intorno a sé e a cui diede un contenuto ideologico decisamente democratico. Il conflitto ebbe alterne vicende, esasperate dagli echi della Rivoluzione Francese; culminò nel 1800 con la vittoria dei repubblicani e l'elezione di J. alla presidenza degli Stati Uniti. Nel 1803 negoziò con Napoleone l'acquisto della Louisiana. Lasciò il potere nel 1809.