KAUTSKY, KARL

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KAUTSKY, Karl. - Socialista tedesco, n. a Pragal 16 ott. 1854, m. esule ad Amsterdam il 17 ott. 1938. Fu segretario di F. Engels c, in seno al socialismo tedesco, rappresentò in certo qual modo la continuità della «tradizione classica» del marxismo.

Fu un deciso avversario delle tendenze riformiste e revisioniste in seno al socialismo germanico, che ebbero il loro massimo esponente nel Bernstein. I metodi totalitari usati dai bolscevichi russi trovarono peraltro in K. un critico assai severo: Lenin lo chiamò anzi, negli ultimi anni di vita, un rinnegato e a lui dedicò un aspro scritto polemico. Tra le opere di K. notevoli: Thomas More und seine Utopie (1887); Bernstein und das sozialdemokratische Programm (1898); Die Diktatur des Proletariats (1918); Materialistische Geschichtsauffassung (1927).

A lungo K. fu chiamato «il pontefice del socialismo». Fu tuttavia una mente filosoficamente piuttosto piatta, la sua ironia manca di finezza e di profondità; nel suo marxismo si nota un accento che forse non a torto è stato chiamato «professionale» ed una affinità spirituale con posizioni positiviste. Sul piano politico, K., che nel 1917 fondò il «Partito socialista indipendente», è l'esponente di un caratteristico miscuglio fra un temperamento in fondo borghese e schemi ispirati alla lotta di classe, marxisticamente concepita. Egli rappresenta in certo qual modo la posizione tipica di un socialismo oscillante tra il compromesso spicciolo quotidiano e invecchiate formole semirivoluzionarie, tra sogni umanitari d'impronta democratica e dura intransigenza dogmatica: posizione pericolosa per ogni democrazia che abbia il senso della realtà e della responsabilità e, nello stesso tempo, di netta inferiorità di fronte a rivoluzionari fanatici e conseguenti.

BIBL.: G. Petricone, Storia del socialismo, Roma 1945, passim. Wolf Giusti