KOMINFORM. - Lo scioglimento del Komintern (maggio 1943) condusse ad una nuova politica dei partiti comunisti: nel campo internazionale ad una politica di stretta collaborazione con gli alleati anglo-americani, e nell'ambito dei vari paesi della coalizione antihitleriana ad una politica della «larga
coalizione nazionale contro il « fascismo » (termine sotto al quale anche, e soprattutto, s'intendeva il nazismo). Ciò diede ai comunisti la possibilità di presentarsi davanti alle masse popolari come un vero partito democratico, anzi come il più « progressivo » dei partiti democratici, e di occupare in alcuni paesi delle posizioni influenti. Di fronte agli altri partiti socialisti venne posto all'ordine del giorno il problema dell'unità del movimento proletario e in relazione con esso si fece, da parte dei comunisti, una vigorosa propaganda in favore dell'idea della fusione dei partiti socialisti e comunisti. Per qualche tempo quest'idea della fusione trovò nei partiti socialisti di alcuni paesi (Francia, Italia, Norvegia, Cecoslovacchia), un cospicuo numero di seguaci. Lo scioglimento formale del Komintern, riguardo a questa situazione, non significava altro che creare in misura assai maggiore le premesse per l'applicazione della tattica usata dal Komintern, cioè la tattica del fronte unitario e delle rivendicazioni contingenti.
Poco tempo dopo la fine della guerra 1939-45, quando gli Alleati non dipendevano più tanto, come prima, uno dall'altro, incominciarono a rivelarsi con sempre maggiore evidenza i contrasti fra l'Unione Sovietica e gli Alleati occidentali, e fra comunisti e socialisti. La politica di collaborazione tra gli Alleati di ieri si trasformò un po' alla volta in una politica di lotta aperta e si ebbe la fondazione dell'Ufficio d'informazione dei partiti comunisti, detto brevemente K.
Alla fine del sett. 1947 ebbe luogo in Polonia, e precisamente a Wiliza Gora, che il governo polacco aveva consegnato al segretario generale del Partito comunista polacco Gomulka, un consiglio cui parteciparono rappresentanti dei seguenti paesi: Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Polonia, U.R.S.S., Francia, Cecoslovacchia e Italia. Alla fine della riunione si pubblicarono tre documenti: un comunicato, una dichiarazione ed una risoluzione. Nel comunicato si riferiva che dopo aver ascoltato una relazione di Zdanov sulla situazione internazionale ed altre relazioni dei rappresentanti dei singoli partiti, era stato deciso di fondare un Ufficio di informazioni per evitare i sintomi svantaggiosi prodotti dall'influente contatto reciproco tra i partiti dei vari paesi. La dichiarazione, che riassume brevemente la relazione di Zdanov, partiva dalla situazione internazionale, caratterizzata dalla formazione dei due campi: « uno imperialista ed antidemocratico, la cui meta principale consiste nella realizzazione dell'imperialismo americano e nell'abbatere la democrazia; e uno antimperialista e democratico », caggiato dall'U.R.S.S., e che si era posto come fine « il sovvertimento dell'imperialismo, la consolidazione della democrazia » e « la difesa dell'indipendenza e sovranità nazionale » dei singoli paesi. Di nani alla situazione mondiale il compito principale dei partiti comunisti era inteso come lotta « contro la schiavitù economica e politica dell'Europa », conseguenza del Piano Marshall, e « contro i progetti della schiavitù economica e politica della Cina, Indonesia e dei paesi sudamericani », come pure la lotta contro « i fedeli servitori degli imperialisti », « socialisti di destra tipo Blum in Francia, Attlee e Bevin in Inghilterra, Schumacher in Germania, Renner e Schurf in Austria, Saragat in Italia, ecc. ». Con ciò la dichiarazione svelava i punti principali del programma del K.
Nella risoluzione fu stabilito che l'Ufficio di informazioni doveva essere composto di due rappre
sentanti di ogni comitato centrale dei partiti comunisti dei nove paesi rappresentati; che il suo compito consisteva nella « organizzazione dello scambio di esperienze e, se necessario, nel coordinamento dell'attività dei partiti comunisti sulla base di reciproco consenso ». Fu decisa anche la pubblicazione di un organo, redatto per il momento in lingua russa e francese, in un secondo tempo anche in altre lingue (« Per una pace stabile, per una democrazia popolare »). Come sede dell'Ufficio di informazione si stabilì Belgrado. I due Partiti comunisti occidentali, il francese e l'italiano, ricevettero in questa riunione un duplice rimprovero: perché avevano perduta la loro posizione nel governo, e perché non si sarebbero accorti che gli Stati Uniti ottengano l'egemonia nel mondo occidentale, preparandolo per la lotta contro le forze « antifasciste ». Duclos e Longo riconobbero l'errore dei loro partiti come « deviazioni ». Fu loro ingiunto un duplice compito: essi dovevano cercare di riacquistare la loro posizione direttrice nella classe operaia, preparandola a dura lotta, e dovevano cercare di ostacolare la politica americana in Europa. L'errata loro politica nazionale doveva essere cambiata con una politica di scioperi, agitazioni delle masse, sabotaggio ecc. Difatti fu proclamato lo sciopero generale in Italia il 12 nov. 1947, in Francia il 18 nov.
La seconda riunione del K. ebbe luogo, come annunciava il comunicato del 10 febbr. 1948, nel mese di genn. di quell'anno in una località della Jugoslavia; tema: questioni di propaganda e di stampa.
Nonostante la scelta di Belgrado quale sede del K. si giunse, pochi mesi dopo, al conflitto della stessa Jugoslavia con il K. con grande sorpresa dell'opinione pubblica uscì, in data 20 giugno 1948, un comunicato della 3a riunione dell'Ufficio di informazioni intitolato « Sulla situazione del Partito comunista in Jugoslavia », nel quale al Comitato centrale del Partito comunista jugoslavo si faceva tutta una serie di rimproveri che sembravano assai strani e contenevano persino delle contraddizioni, riguardanti la « deviazione del marxismo-leninismo », in conseguenza della quale il Partito comunista jugoslavo « si era posto al di fuori del fronte comunista e perciò anche al di fuori delle file dell'Ufficio di informazioni ». La vera ragione del conflitto veniva rilevata, però, dal rimprovero di una « politica ostile nei confronti dell'Unione Sovietica e il suo Partito comunista ». La Jugoslavia era accusata di aver sottomesso « specialisti civili sovietici e persino lo stesso rappresentante sovietico nel K., Judin, nonché parecchi altri rappresentanti ufficiali dell'U.R.S.S., ad un regime di controllo esercitato da organi del Servizio di sicurezza jugoslavo ». Ciò lascia intravedere che la vera ragione del conflitto tra la Jugoslavia e il K. sia da cercarsi nella tendenza della Jugoslavia ad assicurarsi di fronte all'Unione Sovietica la indipendenza e a basare le sue relazioni con essa su un piano di uguaglianza.
Una delle conseguenze della infedeltà della Jugoslavia fu un'azione di radicale epurazione nei diversi partiti comunisti, di cui le vittime sono Gomulka per la Polonia, Kotschi Dosde in Albania, Rajk in Ungheria e Kostov in Bulgaria, il primo dei quali, arrestato nel 1949, scomparve, gli altri furono impiccati.
Nel nov. 1949 ebbe luogo in Ungheria una nuova riunione dell'Ufficio di informazione dei partiti comunisti, nella quale erano rappresentati gli stessi paesi del 1947, salvo la Jugoslavia. Vi furono prese tre risoluzioni. Mentre i documenti pubblicati durante la prima riunione rivelano soprattutto il programma del K., questi tre documenti interessano in modo particolare in quanto ne fanno comprendere la sua tattica. Nella prima risoluzione: La difesa della pace e la lotta contro i guerrafondai, si constatava in primo luogo l'aucursi del contrasto tra
i due campi, quello imperialista e quello democratico, avvenuto negli ultimi due anni, nonché una febbrile preparazione di guerra nel campo imperialista, di fronte al quale l'Unione Sovietica si ergeva come baluardo della pace e appoggio principale del fronte della pace. Esattamente nel senso della tattica delle rivendicazioni continenti (v. INTERNAZIONALISMO), si invocava la mobilitazione di tutte le forze e senza distinzione di convinzioni religiose e opinioni politiche per la lotta in favore della pace sotto la guida dei partiti comunisti. Per una efficace lotta contro il pericolo della guerra sotto la direzione dei partiti comunisti si chiedeva inoltre l'assorbimento possibile di tutte le masse proletarie, problema questo di cui trattava particolarmente la seconda risoluzione: L'unità della classe proletaria e i compiti dei partiti comunisti e proletari. Qui si insisteva nuovamente sulla famosa tattica del fronte unitario per cui sarebbe occorso condurre una lotta spietata contro i socialisti di destra e i capi reazionari dei sindacati tentando di smaschera il senso della pace e di isolarsi dalle masse. Come mezzo per la creazione di questa unità della classe operaia organizzata dal basso si raccomandava tra l'altro: la fondazione di comitati per la difesa della pace nelle singole imprese, l'organizzazione di dimostrazioni di masse e simili iniziative. Un'attenzione speciale è da dedicare, nella lotta per l'unità della classe operaia, alle masse degli operai e lavoratori cattolici e alle loro organizzazioni. Occorre tener conto che le convinzioni religiose non costituiscono un impedimento per l'unità dei lavoratori, specialmente se questa unità è necessaria per la salvezza della pace. Comuni azioni concrete nel campo delle rivendicazioni economiche, il coordinamento della lotta dei sindacati classisti e dei sindacati cattolici ecc. possono essere mezzi efficaci per attrarre gli operai cattolici nel fronte comune della lotta per la pace. Tenuto conto della tattica delle rivendicazioni contingenti, è evidente che qui il fronte della lotta per la pace era concepito come preparazione all'entrata nel partito comunista. Nella terza risoluzione: Il Partito comunista jugoslavo nelle mani di assassini e spie, si rimproverava ai capi del Partito stesso di essere passati nel campo del capitalismo e di prestarsi come servitori dei guerrafondati. La lotta contro la banda di Tito era presentata come dovere internazionale di tutti i partiti comunisti. Venivano esortati a partecipare a questa lotta non solo i partiti comunisti al di fuori della Jugoslavia, ma anche i fedeli che si trovavano nello stesso Partito comunista jugoslavo, come pure tutte le masse proletarie della Jugoslavia.
Alcuni credevano di poter vedere nel K. semplicemente una ripetizione del Komintern. Ma da parte sovietica ciò viene recisamente smentito, in quanto il Komintern è considerato una forma superata di collegamento tra i vari partiti comunisti. Questa forma, secondo l'opinione sovietica, ha avuto la sua importanza positiva finché i singoli partiti comunisti erano ancora deboli, mentre la tattica unitaria non era organizzata e mancavano anche capi ben istruiti; oggi, invece, i singoli partiti comunisti di molti paesi sono diventati partiti di masse, e sarebbe impossibile ed inopportuna la direzione esercitata da un solo centro (si osservi che qui il fatto della direzione dei singoli partiti comunisti svolta dal Komintern, e cioè da un centro situato al di fuori del paese del relativo partito comunista, viene implicitamente confermato). Quindi, nuove forme di collaborazione internazionale risulterebbero necessarie. Nello stesso tempo lo scioglimento del Komintern avrebbe posto fine alla calunnia secondo la quale Mosca s'immischierebbe nelle faccende interne degli altri paesi (Zdanov).
Effettivamente non si può negare che fra K. e Komintern esistano delle importanti differenze formali: il K. non comprende i partiti comunisti di tutti i paesi, ma soltanto quelli di otto paesi europei; inoltre non vi è rappresentata l'Asia. Rispetto all'organizzazione non si tratta più di un partito mondiale unitario, retto da una "ferrea disciplina", ma si insiste espressamente sul principio del "consenso reciproco". Tutto ciò rende evidente che la meta principale di questa "nuova forma di collegamento tra partiti comunisti" sia la lotta contro il Piano Marshall, che è rivolto in prima linea all'Europa, e contro il quale si lancia il rimprovero che esso significa una parziale rinuncia alla sovranità nazionale.
Nonostante queste differenze puramente esteriori e formali, esiste, come si è visto, nel carattere essenziale, nelle finalità, nel programma e nella tattica, una continuità tra le due "forme" di collaborazione internazionale comunista. Quanto riguarda poi il fatto che in luogo della "ferrea disciplina" d'una volta è stato posto il principio del "consenso reciproco", proprio l'esempio della Jugoslavia dimostra chiaramente che un atteggiamento troppo indipendente dei singoli partiti di fronte all'U.R.S.S., "baluardo del fronte della pace", non viene tollerato in alcun caso.