LABURISMO

LABURISMO. - Il l. può essere considerato come l'inizio e il susseguente sviluppo di quella fase del movimento operaio inglese che corrisponde all'inserimento dei lavoratori nella vita politica. Esso si presenta come una forma caratteristica di socialismo democratico e riformista basato sulla garanzia delle libertà popolari e sul rispetto di ogni fede religiosa e pertanto non strettamente legato agli schemi ideologici del materialismo marxista e contrario ad ogni forma di dittatura, anche a quella del proletariato. Da ciò l'adesione al l. da parte delle forze cattoliche.

Fra il 1840 e il 1876 le organizzazioni sindacali inglesi - Trade Unions - avevano realizzato le più importanti aspirazioni, fra cui il riconoscimento giuridico e la possibilità di organizzare scioperi (quest'ultima concessione limitata però dal «Criminal law amendment act» del 1871 che vietava il picketing, cioè l'azione svolta dagli operai scioperanti per indurre i propri compagni ad astenersi dal lavoro). Tutto ciò era stato ottenuto dai lavoratori inglesi su un piano strettamente sindacale in quanto che, dopo l'esperienza fallimentare del movimento cartista, esso si era rivelato come il più redditizio. Ma soprattutto nell'ultimo ventennio del secolo vari fatti sopravvengono a consigliare le Trade Unions a considerare con un certo interesse l'opportunità di occuparsi attivamente di politica. Sopravviene in primo luogo il moltiplicarsi delle organizzazioni di operai non qualificati, organizzazioni a chiara tendenza sociale. Occorre infatti ricordare come la tutela e la

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organizzazione delle classi lavoratrici, assunte dalle Trade Unions, non si estendessero a tutte le categorie di lavoratori, bensì solo agli operai specializzati (skilled workers). I lavoratori non specializzati (unskilled workers), coloro che, anche dal punto di vista economico, si trovavano nelle peggiori condizioni, erano impediti di organizzarsi dalle stesse Trade Unions, che consideravano la propria posizione come un diritto e un privilegio.

Ora, proprio in questi ambienti di diseredati, il socialismo — che fino a quel momento non era riuscito a penetrare profondamente nella classe operaia inglese, tanto che essa aveva dato scarso appoggio alla stessa «International» marxista — trovava facile presa. Nel 1881 viene fondata la «Democratic federation» che poco dopo si strafarma nella «Social-democratic federation» con un programma che si ispira a quello della Social-democrazia tedesca. L'opera del nuovo organismo — che ha natura politica — e la stessa situazione degli operai non quasi tutti convivono strani sempre più ampi dell'opinione pubblica circa la opportunità di allargare l'organizzazione degli operai a tutte le categorie, non solo, ma anche di coordinare tutte le forze sindacali della nazione, fatti, questi, che divengono poco dopo realtà.

Contemporaneamente anche presso le classi che erano state tradizionalmente contrarie alla partecipazione degli operai alla direzione della cosa pubblica si ha una modifica di atteggiamenti. Molti pregiudizi sono caduti e maggior senso di tolleranza penetra nella aristocrazia. A creare questo nuovo clima contribuisce anche l'opera della «Fashion Society» la quale, proponendosi di difendere le idee socialiste senza rivoluzioni, svolge un'attività intensa di divulgazione dei principi della giustizia sociale. D'altra parte, in seguito alla riforma elettorale del 1867, già nel 1874 due operai erano entrati alla Camera dei Comuni e dieci anni dopo la rappresentanza operaia in seno alla stessa Camera saliva a 12 elementi.

Con tutto ciò, mancando un vero partito operaio, la classe lavoratrice doveva appoggiarsi o ai conservatori o ai liberali, subendo quindi una dispersione di voti e soprattutto restando, almeno in parte, legata a tali partiti. A partire dal 1887 un operaio minatore scozzese, tale Keir Hardy, inizia un movimento diretto a dimostrare l'incongruenza nella quale la classe operaia veniva a trovarsi e la necessità, da parte del proletariato, di raggiungere quella piena indipendenza — che già esso aveva conquistato nel campo economico-sociale — anche nella politica, partecipandovi con la forza del numero e delle proprie capacità. Nel 1893 l'Hardy fonda a Bradford l'«Indipendente Labour Party» che però, all'inizio, sia dai dirigenti del sindacalismo inglese che dagli stessi lavoratori non viene considerato con molta simpatia.

A modificare tale atteggiamento di opposizione ad un'azione politica delle forze del lavoro provvede però ben presto la realtà economica costituita da vari insuccessi subiti sul piano sindacale e specialmente la sentenza pronunciata dalla Camera dei Lords riunita in Alta Corte di giustizia contro l'«Amalgamated Society of railways servants» in seguito alla quale questa organizzazione sindacale viene condannata alla rifusione dei danni cagionati dallo sciopero dei ferrovieri.

La sfavorevole sentenza della Corte di giustizia viva infatti a restringere — quasi annullando — il diritto di sciopero, togliendo quindi ai lavoratori l'unico strumento efficace di lotta atto a sostenere quelle rivendicazioni che l'azione dei sindacati era riuscita a conquistare. Le Trade Unions si rendono allora conto della necessità vitale di superare la posizione della politicità e di battezzarsi, a mezzo di un proprio partito, sia per garantire l'efficacia delle leggi sul lavoro e promuoverne altre, sia per difendere le stesse organizzazioni sindacali. Da questa persuasione all'azione pratica il passaggio è rapido. Nel 1899 ha luogo il congresso di tutte le forze sindacali e l'Hardy ottiene un notevole successo. L'anno seguente viene fondato il «Labour representation Committee», organo delle Trade Unions, destinato a coordinare l'azione politica delle forze del lavoro. Nelle elezioni del 1906 già 29 deputati, appartenenti a tale comitato, entrano nella Camera dei Comuni.

Intanto prosegue l'opera della classe operaia per ottenere l'unità d'azione nel campo politico. Sempre nel 1906 «l'Indipendente Labour Party» si fonda con il «Labour representation Committee» e sorge il «Labour Party» o Partito laburista. Dal 1906 alla prima guerra mondiale notevole è lo sviluppo del nuovo Partito. Unico fatto da rilevare in questo periodo è comunque il divieto imposto alle Trade Unions, nel 1911, di spendere i loro fondi sociali per il finanziamento del «Labour Party», diritto, questo, che fino a quell'epoca era incontestato. Tale divieto dura fino al 1913 quando un Trade Union act definisce gli scopi politici per cui i sindacati possono spendere i loro fondi pur sempre in seguito a regolare votazione. Nel 1924 fu possibile il primo esperimento di governo laburista che però durò solo otto mesi; dopo-diché gravi avvenimenti turbarono il mondo del lavoro inglese. Lo sciopero dei minatori e il conseguente sciopero nazionale provocò nel 1927, da parte del governo conservatore allora al potere, una nuova legge sui conflitti di lavoro e sui sindacati la quale limitava il campo d'azione legale dei sindacati stessi non solo nell'ambito strettamente sindacale, ma anche nelle sue attività politiche, rendendo anche illegali le serrate e gli scioperi di solidarietà diretti a coartare il governo, sia direttamente che indirettamente, infliggendo danni alla comunità. Benché nel 1929 il Partito laburista tornasse al governo, la sua maggioranza in Parlamento non fu tale da superare quella degli altri partiti nel loro insieme, di guisa che la legge del 1927 rimase in vigore. Il governo tornò poi interamente nelle mani dei conservatori, finché, nel maggio del 1940, dopo le dimissioni di Chamberlain, i laburisti entrarono nel governo di coalizione, presieduto da Winston Churchill con il leader del Partito, Attlee, come vice-presidente, mentre due altri laburisti (Greenwood e Bevin) entrarono nel Gabinetto di guerra. In tale veste di notevole responsabilità e di collaborazione con i conservatori il 1. inglese contribuì alla vittoria dell'Impero britannico.

Con il ritorno alla normalità il Partito laburista riprese la completa indipendenza che sfociò nelle elezioni del luglio 1945 in una completa vittoria, concretizzata da una maggioranza che ha permesso al partito di assumersi totalmente la responsabilità del potere e perciò di iniziare l'attuazione di un vasto programma sociale. Tale maggioranza venne confermata, sebbene in proporzioni minori, anche nelle elezioni del 1950.

Il programma sociale laburista è imperniato sostanzialmente, oltre che sulla esecuzione di grandi lavori per prevenire la disoccupazione e sulla risoluzione del problema degli alloggi o sulla applicazione integrale del piano Beveridge, sulla nazionalizzazione dei più importanti settori dell'economia. Fino a metà del '50 hanno infatti avuto luogo le nazionalizzazioni: della Banca d'Inghilterra, delle comunicazioni telegrafiche e radio, dell'avviamento civile, delle miniere di carbone, dei trasporti, delle industrie produttrici di energia elettrica e siderurgiche.

La riduzione del distacco fra il Partito laburista e il Partito conservatore, messa in evidenza dalle elezioni del 1950, ha posto il 1. di fronte a maggiori difficoltà. Non pare, comunque, che il 1. intenda arrestarsi nella elaborazione e nella esecuzione del proprio programma.

BIBL.: S. e B. Webb, The history of Trade unionism, London 1926; G.D.H. Cole, Short history of the British working-class movement 1789-1937, 1973; D. E. Mc Henry, His Majesty's opposition. Structure and problems of the British labour Party, Berkeley (California) 1940; Ch. L. Mowatt, Some recent books on the British labour movement, in The Journal of modern history, 17 (1945), p. 356 seq.; C. D.H. Cole, A history of the labour Party from 1914, London 1948; C. R. Attlee, The labour Party in perspective, 1979, 1949. Giuseppe Mira