IRREDENTISMO

IRREDENTISMO. - L'i., fenomeno quasi esclusivamente italiano, più che una dottrina, è stato un movimento politico animato in prevalenza da motivi sentimentali e circondato da un certo alone mistico, espresso persino nella parola, derivata dall'ipotetica esistenza di una schiavitù ancora bisognosa di redenzione. Come in ogni altro movimento, così anche in questo si può trovare un sustrato ideologico, e questo gli deriva dalla concezione nazionalistica del Risorgimento, alla quale si ricollega.

nazionalità (v.), si pervenne allora alla conclusione che tutte le frazioni del popolo italiano, parlanti la stessa lingua e aventi la medesima cultura, avrebbero dovuto essere riunite

sotto il medesimo regime politico nazionale, in modo da conseguire la naturale coincidenza tra la nazionalità e lo Stato. Ottenuto in gran parte lo scopo, mediante la Costituzione dello Stato unitario italiano sotto la dinastia sabauda, il principio continuò a influire sulle menti e le condusse a considerare come ancora non interamente compiuta l'opera del riscatto, essendo rimaste sotto il giogo straniero alcune province.

Si possono, dunque, ritenere come molle ideali azionatrici del movimento irredentista due concetti classici del nazionalismo: da una parte il diritto delle frazioni di nazionalità, rimaste fuori dell'orbita dello Stato nazionale, di congiungersi con la maggioranza già unificata, dall'altra l'ingiustizia della loro soggezione a uno Stato straniero, donde poi si deduceva per la nazionalità la facoltà di sollevarsi contro lo Stato, cui era rimasta soggetta, e per lo Stato nazionale quella di muovere alla sua liberazione o redenzione dalla servitù straniera.

Questa somma di principi e di conclusioni, sebbene non fosse inquadrata in una dottrina organica, sottostà alla critica mossa contro il principio di nazionalità, che non può fondare da sé il diritto affermato, né si presta per poter qualificare come ingiusta la soggezione politica di una parte della nazione ad una potenza di nazionalità differente. Se poi i principi sottintesi dall'i. non hanno alcun valore morale e giuridico, nessun valore ha anche la conclusione da essi dedotta circa la facoltà di sollevarsi contro lo Stato, per ottenere l'indipendenza, e di muovere mediante la guerra alla redenzione della nazionalità. La dottrina cattolica, rispettosa dei diritti acquisiti dello Stato e dei doveri di soggezione delle minoranze allogene viventi nel suo seno, ha costantemente escluso dalle giuste cause di guerra la liberazione delle nazionalità e dai motivi di legittima resistenza ai poteri costituiti il semplice desiderio d'indipendenza o d'unità nazionale. Il quadro delle conclusioni tuttavia potrebbe cambiare qualora lo Stato si atteggiasse a oppressore e tiranno della nazionalità, nel tentativo di livellarla e di assorbirla violentemente nella maggioranza, impedendole di mantenere e di svolgere le proprie peculiarità e la propria cultura.

Storicamente l'i. cominciò in Italia appena dopo l'annessione del Veneto. In occasione del viaggio di Vittorio Emanuele II a Udine, nel 1866, un gran numero di Giuliani, rimasti sotto il dominio austriaco, organizzarono una grande manifestazione d'italianità, mentre allo stesso tempo nel Trentino prendevano inizio le agitazioni per l'indipendenza. Il suo carattere più sentimentale che teorico, viene manifestato dal fatto che le rivendicazioni irredentiste si rivolsero esclusivamente verso alcuni territori confinari dell'Impero austro-ungarico, e tra questi di preferenza al Trentino e alla Venezia Giulia, con un'illogica dimenticanza della Dalmazia, sebbene fosse anch'essa considerata di cultura italiana, e più ancora delle province sottoposte, all'altro lato delle Alpi, al dominio francese, la Savoia e l'Isola di Corsica.

L'i. è stato eminentemente anti-austriaco e ha agito nelle diverse fasi della storia come stimolante dell'idea nazionale, ora compresso dai governi desiderosi di evitare complicazioni internazionali in alcuni periodi di assestamento interno, ora sfruttato come idea agitatoria. Al momento dell'entrata in guerra contro l'Austria, in occasione del primo conflitto mondiale, l'i. ebbe un grande influsso nel muovere gli animi, particolarmente nell'elemento giovanile delle università, insieme con il rinato nazionalismo con il quale praticamente si era fuso in comunanza d'ideali.

Errori politici commessi dall'Austria e alcune vittime mietute dalla repressione, come nel 1880 l'Oberdan, lo rinfocolarono dentro e fuori i confini nazionali, agevolando l'azione di alcune associazioni sorte a questo scopo. Tra di esse, sebbene si prefiggesse intenti culturali, merita particolare menzione la « Dante Alighieri ». L'esito

favorevole della prima guerra mondiale, con il collasso dell'Impero austriaco, tolse l'esca al movimento, che vide raggiunti gli scopi unitari, per i quali si era battuto.

BIBL.: L. Vicini, Una pagina di storia dell'i., Bologna 1904; A. Rossaro, Trentino nastro, Parma 1916; F. Mayer, Der italienische Irredentismus, Innsbruck 1916; G. F. Guerrazzi, Ricordi d'i., Bologna 1922; N. Lapegna, L'Italia degli Italiani. Contributo alla storia dell'i., Napoli 1932; A. Sandonà, L'i. nelle lotte politiche e nelle contese diplomatiche italo-austriache, Bologna 1932; M. Alberti, L'i. senza romanticismo, Como 1936; G. Schiffer, Le origini dell'i. triestino, Udine 1937.

Antonio Messineo

Cite this article

“IRREDENTISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 149. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/irredentismo.