KUHN, JOHANNES EVANGELIST von. - Teologo e filosofo, n. a Wäschenbeuren (Württemberg) il 19 febbr. 1806, m. a Tubinga 1/8 maggio 1887. Fece i suoi studi nelle Università di Monaco e di Tubinga e fu ordinato sacerdote nel 1831. L'anno seguente ebbe la cattedra di esegesi neotestamentaria all'Università di Giessen, nel 1837 passò ad insegnare la stessa disciplina a Tubinga, dove nel 1839 successe, come professore di teologia dogmatica, Drey (v.). Partecipò attivamente alla vita politica: nel 1848 deputato di Ellwangen, nel 1868 membro perpetuo della Camera dei signori; nel 1882 passò a vita privata.
La sua straordinaria produzione rispecchia la duplice attività di esegesi e di dogmatico: i numerosi studi biblici furono editi nei Jahrbücher für Theologie und christl.
Philosophie (7 voll., Francoforte sul Meco 1834-37) da lui fondati insieme con i suoi colleghi di Giessen. A Tubinga sostenne per 50 anni la Theologische Quartalschrift, dove pubblicò cospicui saggi teologici. Le opere principali sono: Jacobi und die Philosophie seiner Zeit (Tubinga 1834); Das Leben Jesu (Magonza 1838), incompleto, contro Strauss; Über Prinzip und Methode der speculativa Theologie (Tubinga 1840); Katholische Dogmatik: I. Einleitung in die katholische Dogmatik (ivi 1846; 2a ed. rielaborata, ivi 1859); 2. Die dogmatische Lehre von der Erkenntnis der Eigenschaften und der Einheit Gottes (ivi 1849; 2a ed. ivi 1862); II. Die christliche Lehre von der göttlichen Dreieinigkeit (ivi 1875); III. Die christliche Lehre von der göttlichen Gnade (ivi 1868): è questo il suo capolavoro, rimasto incompiuto.
Profondo conoscitore della patrologia greca e della teologia agostiniana, maturò un sistema dogmatico di tinta platonico-volontaristica, in sintonia con le tendenze filosofiche della Germania (a Monaco seguì le lezioni di Schelling e del fideismo di Jacobi accolse le fondamentali istanze), per cui fu spontaneamente portato a contrastare alla riscante scolastica. Anzi di questa tendenza fu il capo riconosciuto, che per decenni lottò con vivacità contro i migliori rappresentanti del neotomismo: con Clemens, sui rapporti tra scienza e fede, con Schäfer sulle relazioni tra natura e Grazia. Al momento del Concilio Vaticano si schierò per la minoranza, ma avvenuta la definizione e la sottomissione dell'episcopato tedesco, dichiarò illegittima ogni altra opposizione e depose la penna.