KU-KLUX-KLAN. - Questo strano nome ebbe origine in America nel 1865, a Pulaski nel Tennessee, uno degli Stati sudisti, dove, volendo alcuni giovani istituire un'associazione tra loro e discutendo sul nome da scegliere, uno di essi, un po' perito in greco, propose quello di kuklos (circolo, riunione) e uno dei presenti vi aggiunse la parola gaelica klan (gruppo). Risultò così il nome di K. K. K.
Quale fosse lo scopo primitivo del K. K. K. non pare ben chiaro. Alcuni dicono che i giovani fondatori non pensavano che a divertirsi; altri pretendono che fosse per difendersi dalle oltracotanze degli antichi schiavi neri, recentemente liberati dopo la guerra di Secessione, e favoriti dalle autorità federali del nord contro gli antichi padroni sudisti.
Il movimento, che al principio parve innocuo, ben presto, per opera di mestatori politici e di misure poco prudenti delle autorità del nord, si sviluppò in una società di bianchi per spaventare e vendicarsi dei neri. I soci della nuova organizzazione, che conoscevano bene il carattere infantile e la mentalità primitiva dei loro antichi schiavi, seppure adottate mezzi efficaci per il loro fine: riunioni notturne, cànice lungo e bianco, la testa coperta da un cappuccio a cuspide con solo due buchi per poter vedere, nomi stravaganti dati ai propri capi: tutto ciò per fare impressione sui poveri neri. Le vittime designate, poi, venivano sequestrate di notte, portate nelle foreste, avestite, gettate sopra il bitume caldo e rotolate su piume; altre volte venivano flagellate senza misericordia con staffili formati di strisce di cuoio umido, o marcate con ferro rovente con le tre lettere K.K.K., e talora impiccate e crivellate di pallottole. I delitti commes-
si furono tanti e tali che il governo federale dovette intervenire efficacemente e tra il 1870 e 1871 l'Associazione parve finire, ma rinacque più tardi più attiva.
Se il primo K.K.K. infatti piglio di mira solamente i neri e svolse i suoi atti terroristici solo negli Stati del sud, il secondo K.K.K. si estese a molti altri Stati, e fu di carattere non solo antiregro, ma anticattolico, anticebraico e antistraniero. Nel 1915, scoppiata già la Guerra europea, il ministro evangelico G. J. Simmons, sotto il pretesto di fomentare il nazionalismo e di distinguere gli Americani genuini dagli altri, promulgò il programma del nuovo K.K.K., nel quale si diceva fra l'altro: « Solamente possono essere membri della società i bianchi nati in America, coloro che credono nei dogmi della religione cristiana, che non son soggetti a nessun potere straniero religioso o politico e che sono affiliati a qualche setta ». La nuova Associazione si mostrò somigliante alla precedente, benché un po' più prudente nell'applicare i castighi corporali; adottò inoltre il sistema dei Knox-Nothing (v.) cioè la diffamazione metodica e implacabile contro tutti coloro che consideravano non essere al cento per cento americani, soprattutto contro i cattolici, affinché non fossero eletti a posti pubblici.
Questa volta però entravano in guoco anche gli ebrei, più ricchi e più potenti che i cattolici, e la campagna contro il K. K. K. si svolse viva ed efficace; si svelarono al pubblico i suoi occulti mareggi, si confutarono le sue calunnie, si palesò l'anticostituzionalità della sua condotta e il K. K. K. dovette per qualche tempo occultarsi. Pareva estinta la pericolosa società, quando in occasione della nuova guerra scoppiata nel 1939 si conobbe che esisteva ancora con lo stesso nome in alcune parti degli Stati Uniti e con il nome di « Legione nera » a Detroit, dove i legionari avevano cambiato il camice bianco in un lungo abito nero e sostituito la parte più alta del cappuccio con un pezzo di stoffa rigida, nella quale spiccevano due ossa incrociate con sopra un teschio bianco. Se la strana uniforme clanistica, l'attrattiva del Segreto, lo spirito anticattolico, il fanatismo protestante attira ancora alcuni a dare il nome al K. K. K., praticamente si può dire che, ora almeno, tra la gente seria è senza prestigio, rimanendo però sempre un pericolo in tempi burrascosi e di agitazioni politico-religiose.