LA ROCHEFOUCAULD, FRANÇOIS DE

LA ROCHEFOUCAULD, FRANÇOIS de. - Cardinale, n. a Parigi l’8 dic. 1558, m. il 14 febbr. 1645. Educato dallo zio paterno Jean, abate di Marmoutier, studiò nel Collegio dei Gesuiti di Clermont. Abate di Tournus a 15 anni, nel 1584 fu eletto vescovo di Clermont da Enrico III. Mostrò grande zelo per la conversione degli eretici. Durante il suo episcopato fu fondata a Mauriac la Confraternita di penitenti della B. V. Annunziata, confermata nel 1624 da Urbano VIII e si stabilirono in tre conventi i Cappuccini. Enrico IV lo nominò commendatore di Santo Spirito e il 10 sett. 1607 gli ottenne il cappello car-dinalizio da Paolo V. Senlis, ne prese possesso per procura il 21 apr. 1610. Inviato in missione speciale a Roma, ove conobbe il card. Bellarmino, raggiunse di nuovo la diocesi l’11 nov. 1613.

Riusci a far accettare in Francia i canoni del Concilio di Trento nell’Assemblea generale del clero del 1615. Esercitò un grande influsso a corte, quale gran cappellano e membro del consiglio reale. Rinunciò alla diocesi nel 1622 e si dedicò per volontà di Gregorio XV e di Luigi XIII alla riforma degli Ordini religiosi. Ciò gli ottenne l’alto riconoscimento di Urbano VIII con un breve

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delle l’11 febbr. 1640. Consacrò gli ultimi tempi a opere di beneficenza e di pietà, vivendo nell’abbazia di S. Genoveffa, ove fu sepolto. Il suo cuore fu invece portato al Collegio di Clermont.

Di lui restano gli Statuti sinodali di Clermont (1599) e di Senlis (1621); De l’autorité de l’Église en ce qui concerne la foi et la religion, Parigi 1603.

BIBL.: F. Mourret, Histoire générale de l’Église, t. VI; L’Ancien Régime, Parigi 1920, pp. 103-105; L. Marchal, s. V. in DTHC, VIII, 11, coll. 2618-20; G. de la Rochefoucauld, Le card. F. de la R., 1926; J. Desbois, Mário Gaspari

LA ROCHEFOUCAULD, FRANÇOIS, principe di MARILLAC e duca de. - Scrittore e moralista, n. a Parigi il 15 sett. 1613, ivi m. il 17 marzo 1680. Ammesso nel 1629 a corte, vi si trovò ben presto coinvolto negli intrighi contro il card. Richelieu e poi in quelli della Fronda. Una ferita riportata in conflitto nel quartiere parigino di S. Antonio (1652), che gli mise in serio pericolo la vista, lo convinse a lasciare la politica e a dedicarsi alle lettere. Cominciò allora a frequentare la colta marchesa di Sablé, di tendenze giansenistiche (1598-1678).

Costei, dopo la morte del marito e del figlio (1656), si era stabilita nel quartiere stesso (St-Jacques) del monastero parigino di Port-Royal, e promosse nel suo salotto di antica «preziosa», quasi per un gioco di società, la voga dei brevi saggi illustratti una massima o un tema proposto. Il La R. vi si dedicò contemporaneamente alla redazione dei suoi Mémoires sur les brigues à la mort de Louis XIII, les guerres de Paris et de Guyenne et la prison des Princes, per il periodo 1624-52 e stampati clandestinamente nel 1662 ad Amsterdam. Una prima edizione, pure clandestina, delle sue Sentences et maximes de morale apparteva all’Aja nel 1664, e fu seguita l’anno successivo da altra autentica, che aggiungeva il titolo di Réflexions, poi rimasto: entrambe precedettero di parecchio la pubblicazione delle massime della marchesa di Sablé (postuma nel 1678) e degli altri suoi familiari, il cavalier de Méré (1687) e il già oratoriano Jacques Esprit (1669 e 1678). Sull’opera, la più celebre del La R., alita un implacabile pessimismo, proprio dell’uomo inetto e indeciso di fronte all’azione per eccesso di lucidità e per il gusto di andare al fondo di ogni cosa, al di là della «bella apparenza», insieme ad una disperata coscienza dell’irriducibile egoismo che rappresenta la fatale, triste conseguenza del peccato originale.

BIBL.: C.-A. Ste-Beuve, Préface pour les Maximes de La R., in Causeries du lundi, IX, Parigi 1853, pp. 404-21; J.-M. Cuyau, La morale d’Epicure et ses rapports avec les morales contempo-

rains : La R., ivi 1885; M. L. A. Ehrhard, Sources historiques des Maximes de La R., Heidelberg 1891; J. Bourdeau, La R., Parigi 1895; F. Hémon, La R., ivi 1896; E. Dreyfus-Brisac, La clef des Maximes de La R., ivi 1904; G. Grappe, La R., ivi 1914; E. Mange, Le vrai visage de La R., ivi 1923; J. Schmidt, Die Maximen von La R., in Zeitschrift für französische Sprache und Literatur, 57 (1933), pp. 129-55.