LAMI, GIOVANNI. - Erudito e teologo, n. a S. Croce in Valdarno il 9 febbr. 1697, m. a Firenze il 6 febbr. 1770. Studiò diritto, matematica, storia,
lettere e filosofia e, desideroso di sapere, visitò biblioteche e musei di molte nazioni di Europa. Dal 1773 alla morte tenne la cattedra di storia ecclesiastica all'Università di Firenze, stimato dal Granduca, che lo creò suo teologo consultore. Di carattere battagliero e leggermente simpatizzante per i giansenisti, sostenne molte polemiche.
La sua prodigiosa erudizione tocca i più svariati argomenti. Delle sue opere teologiche si ricordano : De recta Patrum Nicaenorum fide (Venezia 1730) contro G. Clerc; De recta Christianorum in eo quod mysterium divinae Trinitatis attinet sententia II. 6 (Firenze 1733), ove dimostra l'indipendenza del mistero della filosofia greco-orientale. Il De erudizione Apostolorum (ivi 1738) occasionò una polemica, cui rispose con Esame di alcune asserzioni del S. Ant. Alamanno (ivi 1749). Scrisse inoltre : S. Ecclesiae Florentiae monumenta (ivi 1738). Molte sono le sue opere d'indole profana.