LOT

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LOT. - Figlio di Aran della Abramo (v.), insieme al quale emigrò da Haran di Mesopotamia in terra di Canaan, portando con sé la sua famiglia e un buon numero di servi e armenti (Gen. 12, 4 sgg.). Dopo avere accompagnato suo zio Abramo in Egitto, ritornò in Canaan, presso la località di Bethel (ibid. 13, 1 sgg.). Ma, essendo sorto un litigio tra i pastori di L. e quelli di Abramo, questi, per togliere ogni motivo di disordine, decise la separazione dei due gruppi, lasciando al nipote l'opzione del territorio. L. scelse la contrada più fertile, la zona del Giordano nei pressi del Mar Morto, e si stabilì con la sua famiglia in Sodoma (v. ibid. 13, 5-13). Nello scontro avvenuto nella valle dei Sidi-dim tra i quattro re orientali e i cinque re o capi della Pentapoli palestinense, anche L. fu preso prigioniero e deportato con i suoi famigliari; Abramo, con un manipolo di valorosi, si diede ad inseguire gli invasori fino a Dan sui confini settentrionali della Palestina, e dopo un fortunato attacco notturno li ricacciò oltre Damasco, liberando così L. e riscattando i suoi averi (ibid. 14, 1-16). L. pur vivendo fra gente peccatrice, si conservò giusto e meritò, anche per le preghiere di Abramo, di scampare dall'eccidio di Sodoma (cf. Sap. 10, 6; II Pt. 2, 6-8).

Avvertito da due angeli in sembiante di pellegrini, che ospitò nella sua casa e difese dagli attentati dei Sodomiti, si mise in salvo con la sua famiglia fuggendo da Sodoma, prima che la città e gli altri paesi della Pentapoli fossero subissati dal cataclisma descritto in Gen. 19. Si rifugiò nella cittadina di Segor (Sô'ar) o Bala (probabilmente sul limite sud-est del Mar Morto, presso l'odierna es-Sâfijjeh), che fu risparmiata in grazia delle sue preghiere. Ma la moglie di lui, attardatasi per via (meno esattamente la Volgata: «respiciensque uxor eius post se») contro l'espresso monito degli angeli, fu «tramutata in una statua di sale» (Gen. 19, 26), ossia, come spiegano comunemente gli esegesi moderni, venne soffocata e ricoperta dalle esalazioni saline sprigionatesi per l'azione del fuoco che incendiò la Pentapoli. In seguito, non sentendosi sicuro in Segor, L. si rifugiò con le sue due figlie su un monte, e quivi dimorò in una spelocca (ibid. 19, 30); dal duplice incesto trassero Ammoniti (v.), che perciò nella S. Scrittura sono anche chiamati «figli di L.» (Deut. 2, 9, 19; Ps. 82, 9); l'ignominioso atto non può essere, a rigore di termini, imputato a L., che in quel momento soggiacava agli effetti del vino; le vere colpevoli furono le figlie (Gen. 19, 31-38). Nondimeno per questo fatto L. è lasciato ingloriosamente nell'ombra, e la Bibbia non fa menzione della sua morte. Secondo una tradizione, la tomba di L. sarebbe presso l'attuale villaggio di Beni Na'im, ad est di Hebron. Anche nei libri talmudici la figura di L. è posta, per lo più, in una luce sfavorevole.

Molti critici razionalisti, negando ogni verità al racconto biblico, sostengono che L. non sia altro che un eponimo immaginario ad indicare il preteso comune apostipite dei due popoli di Moab e Ammon; anzi alcuni (come H. Ewald e A. Dillmann) l'identificano arbitraria.

mente con Lotan, figlio di Seir, uno dei capi della tribù horita, sottomessa dai discendenti di Esaù (Gen. 36, 20).

Il nome di L. è legato alla tragica sorte di Sodoma e Gomorra («i giorni di L.», Lc. 17, 28-31). Anche la denominazione che gli Arabi dàno al Mar Morto (baḥr Lūt, «lago di L. »), sta a perpetuarne il ricordo. Nei dintorni a sud-ovest del Mar Morto si vedono anche oggi numerose colonnine di sale, assai caratteristiche, e la fantasia popolare ha ravvisato l'infelice moglie di L. in una prominenza salina a forma di colonna del Gebel Usdum (monte di Sodoma), alta 15 metri. Già Flavio Giuseppe accenna ad una statua o colonna di sale, esistente al suo tempo, che si voleva fosse la salma pietrificata della donna (vi sono riferimenti anche in Clemente, I Cor. 11, 11; Ireneo, Haer., IV, 31; nella Peregrinatio Etheriae; numerosi dettagli favolosi nel «carme di Sodoma» falsamente attribuito a Tertulliano: PL 2, 1104). Anche Sap. 10, 7 accenna alla statua di sale, nella quale fu tramutata l'infelice donna, come a permanente documento dello sterminio della Pentapoli: ma da ciò non si può dedurre che la «statua» fosse in piedi al tempo dell'agiografo.

Gesù adduce l'esempio della moglie di L. per esortare alla costanza e alla vigilanza (Lc. 17, 32).

Bibl.: G. Bonaccorsi, s. V. in DB, II, coll. 363-67; J. Jacobs, s. V. in Jer., Enc., VII, 113-26; I. Schuster-G. B. Holzammer, Manuale di stona biblica: il Vecchio Test., trad. it., Torino 1942, pp. 265-72; H. Zschokke, Die biblischen Frauen, Friburgo in Br. 1882, p. 73 sgg.